piazza indipendenza

GRANDE FERMENTO SULLE SPIAGGE RADICAL CHIC: TRA UN CORNETTO E UN BAGNETTO, TUTTI A RI-TWITTARE E RI-POSTARE INDIGNAZIONE PER GLI SGOMBRI A PIAZZA INDIPENDENZA. VANNO MOLTO LE CRONACHE DI CHRISTIAN RAIMO: ‘QUESTA NON È LA MIA CITTÀ’ - CRUCIANI: ‘OCCUPANO UN PALAZZO. ARMATI DI BOTTIGLIE E BOMBOLE GAS. E PARLANO DI RAZZISMO...’ - VIDEO DEL POLIZIOTTO: ‘SE TIRANO QUALCOSA, ROMPETEGLI IL BRACCIO’ - NON MANCA LA ‘FOTO-SIMBOLO’ DELL’AGENTE E DELLA PROFUGA, FACEBOOK SCEGLIE LA LINEA DEMOCRISTA (NÉ-NÉ O CON-CON)

 

giuseppe cruciani‏

 @giucruciani 

 

 Occupano un palazzo. Poi una piazza. Sono armati di bottiglie e bombole gas. Vengono sgomberati dalla polizia. E parlano di razzismo...

 

 

VIDEO - ‘SE TIRANO QUALCOSA, ROMPETEGLI IL BRACCIO’

 

 

1. QUESTA NON È LA MIA CITTÀ

Christian Raimo per www.minimaetmoralia.it

 

Questa non è la mia città.

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Una città in cui alle sei di mattina i poliziotti fanno le cariche e buttano gli idranti contro i rifugiati, comprese donne incinte e bambini. Una città in cui da due anni la polizia interviene contro i migranti in transito sgomberando di notte i posti d’accoglienza.

 

Questa non è la mia città, indifferente contro i deboli, ostile contro gli stranieri. Che parla di legalità solo quando deve usare la violenza contro i poveri. Che riempie le strade di transenne, posti di blocco, camionette. Che umilia chi dorme per strada. Che disprezza chi non ha una casa. Che chiama sicurezza il peggior razzismo.

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La mia città è aperta, solidale, attenta, si vergogna del suo passato coloniale e fascista, ed è fiera della sua storia di resistenza. La mia città è fatta dalle persone che si danno da fare ogni giorno per la dignità degli ultimi: gente comune che fa politica offrendo ondivisione, accoglienza, educazione. La mia città è di chi si batte per allargare i diritti, non per togliere a chi li ha. La mia città è bellissima, anche se ogni giorno fate di tutto per farne un luogo di paura e tristezza.

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2. LO SGOMBERO DEGLI ERITREI A ROMA E IL VUOTO DELLA POLITICA

Christian Raimo per www.internazionale.it

 

Lo sgombero di fine estate a Roma è ormai un classico. Ma quello che sta succedendo in piazza Indipendenza, a pochi metri dalla stazione Termini, è tanto inedito quanto triste e grottesco.

 

Duecentocinquanta famiglie – la maggior parte delle quali di origini eritree e titolari dello status di rifugiato o di qualche forma di protezione internazionale – sono state obbligate a lasciare l’ex sede dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che occupavano e autogestivano dal 2013 in via Curtatone. La polizia è arrivata sabato 19 agosto, alle prime luci dell’alba.

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Chi non è riuscito a riparare da parenti o amici, o in altre occupazioni come quella ad Anagnina, uno dei quartieri periferici della capitale, è rimasto a dormire in piazza. A varie donne (tra cui un paio incinte), ai bambini e alle persone malate è stato consentito, dopo una lunga trattativa, di restare nel palazzo. Risottolineiamo la cosa: non era un’emergenza, ma una questione aperta da anni, per cui da tempo si chiedeva un tavolo di confronto con il comune. Per dare un’idea della situazione, basta dire che molti bambini che vivevano nell’ex sede dell’Ispra avevano frequentato le scuole del quartiere, come ha confermato anche Giovanni Figà Talamanca, assessore alla scuola del municipio I di Roma, uno dei pochissimi politici in piazza.

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Stamattina alle sette la scena si è ripetuta. La polizia in assetto antisommossa ha svegliato chi dormiva per strada, intenzionata a mandarlo via. Il tutto nel silenzio del comune: nessun censimento rapido per capire chi si sta provando a cacciare, nessuna soluzione, nessuna dichiarazione. Dal sindaco al vicesindaco, fino all’assessore alle politiche sociali, non ce n’è uno che si sia fatto sentire, o che almeno risponda al telefono. A mediare sono stati funzionari incerti e inefficaci, con gli agenti che per tutta la mattinata si infilavano e si toglievano i caschi per prepararsi allo scontro.

 

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Fuori si è formato un sit-in spontaneo; mentre chi è rimasto dentro la palazzina ha messo tre bombole del gas alle finestre, minacciando di lanciarle giù se la polizia li avesse fatti uscire con la forza. Intanto, in prefettura c’è stato un incontro tra comune, regione e la Idea Fimit S.g.r, la società che gestisce lo stabile. Non c’erano rappresentanti degli eritrei, né quelli delle associazioni umanitarie che da anni seguono il caso di via Curtatone e chiedono una soluzione intelligente e dignitosa.

 

Paradossalmente, la Idea Fimit è stata l’unica a offrire un’alternativa: sessanta alloggi fuori Roma per sei mesi, senza nessun costo per il comune. E per gli altri duecento che dormono da quattro giorni per strada? L’unica proposta dell’amministrazione romana è stata quella di alloggiare ottanta di loro (sessanta uomini e venti donne) in locali tra Boccea e Torre Maura, che però oltre che essere insufficienti per numero di posti letto sarebbero anche inadeguati: in alcuni non ci sarebbero neanche i bagni. Una delegazione di eritrei ha fatto un sopralluogo e ha rifiutato la proposta.

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Durante la mattinata ci sono stati anche un paio di tentativi di qualche neofascista per aizzare la violenza contro gli occupanti. Le associazioni umanitarie, che insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni per il diritto alla casa hanno presidiato il sit-in, si dicono indignate e sconfortate.

 

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Spiega l’Unhcr: “Desta particolare preoccupazione l’assenza di soluzioni alternative per la maggioranza delle persone sgomberate. La situazione di grave disagio e marginalita in cui vivono migliaia di rifugiati, incluse molte famiglie con bambini, in insediamenti informali e occupazioni si protrae ormai da molti anni rendendo urgente la messa in atto di concrete strategie di intervento sociale per tali contesti”.

 

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Con tutta probabilità almeno un centinaio di persone passerà un’altra notte sotto gli alberi di piazza Indipendenza. Se non domani mattina, dopodomani ci sarà un altro sgombero per chi resiste. E non sarà l’ultimo. A Roma i rifugiati costretti a vivere in palazzi occupati sono migliaia. La sindaca Virginia Raggi e la sua amministrazione hanno ereditato molte di queste situazioni dalla precedente giunta, guidata dal Partito democratico. Ma qual è la strategia della sua amministrazione per segnare una differenza con il passato? All’apparenza, e nei fatti, nessuna, e viene da chiedersi perché. Per inerzia? Per volontà? Per l’attitudine pilatesca che è propria del Movimento 5stelle su questi temi?

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Infine, viene da chiedersi anche dove siano le persone che vivono nel quartiere e quelle che ci lavorano, i romani e i non romani. In piazza c’erano solo giornalisti, associazioni, polizia e qualche turista che beveva il caffè nel bar all’angolo, con le camionette degli agenti posteggiate affianco. L’indifferenza del resto della città non è affatto consolante.

 

 

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