1- NON DITE AL MINISTRO GRILLI, QUELLO DEI CONTROLLI FISCALI A TAPPETO, CHE C’È UN TAL SIGNOR GRILLI CHE HA COMPRATO CASA CON UN MUTUO SUPERIORE AL PREZZO DICHIARATO 2- GIÀ, PERCHÉ QUESTO TRUCCHETTO CHE SPESSO NASCONDE IL VERSAMENTO IN NERO DI UNA QUOTA DEL PREZZO DI ACQUISTO, FAREBBE SUBITO SCATTARE UNO SPIETATO CONTROLLO DA PARTE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE, E UNA SEQUELA DI SALATE MULTE 3- PROPRIO COME QUELLE INFLITTE DAI FINANZIERI NEL “RAID” DI CORTINA DI UN ANNO FA. 4- NELLA PERLA DELLE DOLOMITI, IRONIA DELLA SORTE, SI SCOPRE CHE QUESTO TAL SIGNOR GRILLI PARTECIPA NELLA STESSA SOCIETÀ DI MASSIMO TOSATO, OVVERO IL BANCHIERE CHE GLI HA VENDUTO LA LUSSUOSA DIMORA AI PARIOLI PER UN MISERO MILIONCINO 4- SARANNO SOLO SOCI DELLO STESSO CIRCOLO DI GOLF. QUELLO CHE NON SI SPIEGA È PERCHÉ MPS E INTESA NEL 2004 GLI CONCEDETTERO UN MUTUO PER IL 142% DEL VALORE DELL’IMMOBILE, QUANDO NESSUNA DELLE DUE BANCHE SUPERAVA MAI IL 100%

1- CON LE NORME DEL SUO GOVERNO SAREBBE GIÀ BRACCATO DAL FISCO

Laura Verlicchi per "il Giornale"

Che cosa rischierebbe oggi un ipotetico acquirente di casa che si comportasse come il ministro Grilli? Sicuramente un accertamento dall'Agenzia delle Entrate, vista la differenza tra il valore della casa acquistata e quello del mutuo richiesto: ai già occhiuti finanzieri basta anche meno per sospettare che il prezzo di vendita indicato nel rogito sia inferiore a quello reale, e che la differenza sia stata pagata in nero.

Considerato che un mutuo non supera mai l'80% del valore effettivo dell'immobile, l'Agenzia potrebbe infatti dedurre che in realtà l'importo richiesto non è che l'80% del valore vero della casa: cosa che del resto si può facilmente controllare recuperando dalla banca la perizia contenuta nel fascicolo del mutuo. E peggio ancora se dall'estratto conto dell'acquirente dovessero risultare anche prelievi in contanti fatti dal compratore immediatamente prima o dopo il rogito.

Con il giro di vite impresso proprio dal governo Monti ai controlli fiscali, infatti, i movimenti bancari non hanno più segreti per l'erario: saldi, addebiti e accrediti sono un libro aperto per il Grande Fratello fiscale. Sui pagamenti in contanti, poi, sempre in odore di evasione o addirittura di riciclaggio per chi ci governa, è puntato un riflettore perenne, con tanto di sanzioni per chi supera la soglia ammessa di mille euro: e una serie di prelievi ravvicinati e cospicui è un campanello d'allarme immediato per le Fiamme Gialle.

E ovviamente, se viene provato che l'appartamento è stato pagato in nero, anche se in parte, le conseguenze sono pesanti. Non solo il Fisco richiede immediatamente l'imposta di registro calcolata sul prezzo realmente pagato, ma anche una sanzione che va dal 50 al 100% della differenza tra l'imposta dovuta e quella già versata, più gli interessi.

Tanto più che il vecchio «trucchetto», praticato da generazioni di acquirenti di case, consistente nel dichiarare nel rogito un prezzo inferiore a quello reale, purché appena superiore al valore catastale, oggi non funzionerebbe più. Anzi, non avrebbe neppure ragione di essere. Dal 2006, infatti, l'imposta di registro ha voltato pagina: la base su cui si calcola, in caso di compravendite di abitazioni tra privati, non fa più riferimento al prezzo pagato o comunque al valore reale dell'immobile, ma al suo valore catastale.

È sufficiente indicare il prezzo vero nel rogito, avvertire il notaio che si intende approfittare di questa possibilità, e si è a posto con la legge. Nel 2004, invece, le cose erano un po' diverse. Esisteva infatti il cosiddetto sistema di «valutazione automatica» dei beni immobili: per fare un esempio, se si comprava una casa di valore catastale 90 e si dichiarava un prezzo di 100 (quindi appena superiore alla rendita catastale rivalutata), a quel punto il Fisco non poteva fare ulteriori accertamenti sul valore dell'immobile. A meno che il valore superiore non risultasse da altri documenti.

Tutto legale, quindi. A meno che, naturalmente, non ci fosse un pagamento in nero: cosa che in effetti molto spesso avveniva, magari con la convinzione di aver fatto comunque il proprio dovere di contribuente indicando un prezzo appena superiore al valore catastale. Tanto più che le rendite catastali, in alcune zone, sono lontanissime dai valori reali: il che giocava a favore di chi metteva in atto il «trucchetto».


2- LA CASA D'ORO DI GRILLI E IL GIALLO DEL VENDITORE SUO «SOCIO» A CORTINA

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

Niente. Non chiarisce nulla sulla casa ai Parioli acquistata pagandola metà del valore e con un mutuo addirittura superiore al prezzo dichiarato.

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli, gran fustigatore con la politica anti-evasori, non viene incontro alle legittime richieste di delucidazioni auspicate dal direttore vicario del Giornale, Nicola Porro, e attraverso il suo entourage respinge ogni ulteriore istanza rimandando a quanto già riferito all'agenzia americana Bloomberg. Eppure sulle modalità di acquisizione dell'immobile della prestigiosa via San Valentino a Roma e al mutuo «superiore» rispetto al prezzo detto al notaio ci sarebbe più di qualcosa da spiegare se non al Giornale, almeno all'opinione pubblica.

L'EX MINISTRO GUNNELLA, LA FARINON E BULGARI
Nell'attesa di una spiegazione esaustiva siamo andati a scandagliare tra le carte del catasto, dell'agenzia del territorio, delle camere di commercio. E qui, a forza di leggere atti e visure è saltata fuori la mappa di casa Grilli (14 vani, 7 camere, 4 bagni, cucina, giardino, cantina, due posto auto) secondo vecchie planimetrie degli anni Trenta, continuamente aggiornate nel corso del tempo, della storica «palazzina Colombo» considerata un modello del razionalismo italiano, costruita dal celebre architetto Mario Ridolfi che, fra le altre opere, progettò anche la struttura che ospita la Fao a Roma.

Qui, in origine, albergava il repubblicano Aristide Gunnella, già ministro e sottosegretario nei governi Goria, Andreotti, Moro, Forlani e Cossiga. La moglie del politico siciliano racconta così casa Grilli: «Sì, quell'abitazione era nostra, ma tipo vent'anni fa. L'abbiamo venduta a quel tale, Tosato, ma noi avevamo solo una parte dell'appartamento, mio marito ci viveva quando stava a Roma. L'altra parte di casa Grilli credo che sia quella che Tosato già possedeva, forse ereditata dalla madre, forse dico. Comunque da allora non ne ho saputo più nulla». Dai documenti correlati all'atto di compravendita spuntano anche i nomi di Gianni Bulgari, della nota dinastia dei gioiellieri, capo della «Gb Enigma», e una società, la «Arizonica» dove risulta socia l'attrice Gabriella Farinon.

IL LINK CON IL MANAGER E LA SCHOREDER DI LONDRA
L'origine della proprietà si fa risalire in parte ai coniugi Gunnella che vendono fra il 1995 e il 1999 al «banchiere» Tosato e in parte per «assegnazione dalla Tosato holding Spa» nel '95. Ma chi è questo Massimo Tosato che, attraverso la madre Clara Redi, ha svenduto il prestigioso immobile ai Parioli da 310 metri quadri (più giardino, più cantina, più doppio posto auto) per appena un milione di euro al ministro dell'Economia?

Si tratta del membro del board overseer della Columbia Business, gestore di imponenti patrimoni, vice presidente della fund manager «Schoreders Plc» di Londra che il senatore Elio Lannutti ha denunciato essere stato in rapporti molto stretti e privilegiati proprio con l'allora direttore generale del Tesoro, Grilli.

Ma a unire Tosato e Grilli non c'è solo la rocambolesca compravendita immobiliare o la presunta vicinanza finanziaria con Grilli non ancora ministro, bensì la partecipazione di entrambi nella società «Cortina Srl», che gestisce le nove buche del «Cortina Golf» e si occupa di realizzazione di campi da golf, presieduta fino al 2010 da Luigi Pompain Dimai dimessosi dopo una perquisizione e un'inchiesta per il crac della compagnia aerea My Air.

DOLOMITI BOOMERANG
Una «compartecipazione» curiosa, non solo per aver spedito proprio a Cortina la finanza a tartassare i vacanzieri, ma anche perché nel documento «di trasparenza patrimoniale» del Tesoro si legge: «(Grilli, ndr) è titolare di una polizza di assicurazione dal valore attuale 134mila euro, e non detiene quote né azioni societarie (...)». Nella visura intestata «Grilli Vittorio, partecipazioni in altre società» emerge invece una quota nominale «sociale» di 18mila euro. Un'anomalia forse banale. Ma già che c'è, quando sarà, l'ormai ex ministro spieghi anche questa.


3- LANNUTTI: NEL 2004 Né MPS Né INTESA CONCEDEVANO OLTRE IL 100% DEL VALORE
http://www.italiadeivalori.it/

"Continua la saga in giallo della famiglia Grilli. In questa nuova puntata l'ennesimo colpo di scena: un appartamento di 14 stanze nel quartiere Parioli a Roma pagato 1 milione e 65 mila euro, per il quale però il Ministro dell'Economia avrebbe sottoscritto un mutuo ipotecario di ben 1 milione e 500 mila euro. Per quale motivo dichiarare un prezzo di acquisto inferiore a quello effettivamente pagato? Il premier Monti, che parla sempre di lotta all'evasione, sveli questo mistero". È quanto afferma, in un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio, il Capogruppo dell'Italia dei Valori in Commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti.

"Il Ministro Grilli - aggiunge - ha acquistato un piano terra con giardino con un contratto di compravendita risalente al 2004. Ma il mistero si infittisce perché a vendere è Massimo Tosato, vice-presidente della società londinese Schroder, proprio quella accusata di avere rapporti privilegiati proprio con l'ex direttore del Tesoro. Le stranezze aumentano perché, per questo mutuo gonfiato, Grilli ha trovato le porte spalancate da Mps che nel 2004 non concedeva prestiti superiori al 95% del valore dell' immobile, e anche da Intesa che arriva al 100% solo in cambio di determinate garanzie.

D'altra parte gli istituti di credito sono stati inspiegabilmente generosi anche con l'ex moglie del Ministro, l'imprenditrice Lowenstein, che ha ottenuto finanziamenti a pioggia e ha beneficiato della misteriosa sparizione dei suoi enormi debiti. Grilli ha il dovere di tirare fuori le carte, provando la trasparenza e la regolarità dell'operazione, perché - conclude Lannutti - gli intrecci oscuri tra banche e palazzi del potere devono finire".

 

Giovanni Gorno Tempini Vittorio Grilli Alessia Ferruccio Alessia Ferruccio Ministro Vittorio Grilli Vittorio Grilli con la compagna VITTORIO GRILLI jpegCASA GRILLIMARIO MONTI E VITTORIO GRILLI jpegCORTINAMASSIMO TOSATOARISTIDE GUNNELLAELIO LANNUTTISCHRODERSBanca Intesamontepaschi siena sede

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