ALTRI NEMICI PER RENZI - I LAVORATORI DEI CALL CENTER SCENDONO IN PIAZZA CONTRO LA RIFORMA DEL LAVORO: “IL NOSTRO TRAGUARDO E’ IL CONTRATTO A PROGETTO CHE IL JOBS ACT SPAZZA VIA. LE AZIENDE NON CI ASSUMERANNO TUTTI”

Giuseppe Bottero per "La Stampa"

 

RENZI POLETTIRENZI POLETTI

Tiziana s’è diplomata nel 1998. Geometra. «Nell’ottobre 2000 ho iniziato a lavorare in un call center. Pensavo fosse un impiego transitorio, ma sono rimasta lì. È anche così che sono riuscita a costruirmi un futuro». Nello stanzone che affaccia sulla strada risponde alle richieste di assistenza tecnica e smista informazioni a chi chiama. «Serve professionalità», spiega. Per tenersi il posto, però, non basta.

 

«Il nostro lavoro è diventato sempre più stressante: non abbiamo stabilità, siamo sempre a rischio. Basta che l’azienda perda una commessa e me ne vado a casa: quindici anni fa avevo stimoli, adesso ho paura». E dire che di conquiste, dal 2000 a oggi, ce ne sono state parecchie.

 

L’ultima, nel 2013, è il contratto - a progetto - di categoria: minimo garantito, welfare, condizioni uguali per tutti. Un traguardo che, paradossalmente, il jobs act rischia di spazzare via, cancellando i contratti precari. Difficile che le aziende decidano di assumere tutti. E così, domani, gli operai della fabbrica delle voci saranno in piazza: contro le nuove incertezze, contro le imprese che delocalizzano, contro gli appalti al ribasso.

RENZI POLETTI
RENZI POLETTI

L’appuntamento è in Piazza della Repubblica, Roma: «Una notte bianca» per farsi ascoltare dalla politica.

 

LA MOBILITAZIONE

All’appello lanciato dalle segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno risposto subito i ragazzi di Almaviva, Palermo: l’azienda, in una lettera inviata al Comune, ha appena annunciato il rischio di «esuberi strutturali» per oltre 3 mila lavoratori, 2 mila a tempo indeterminato e oltre mille a progetto.

 

RENZI POLETTI
RENZI POLETTI

La commessa con Wind scade a marzo, pochissimi margini per trattare. Ancora meno speranze per i 262 operatori di Accenture. British Telecom s’è sfilata, e la vertenza sembra senza sbocchi. «Quei lavoratori sono stati buttati nell’immondizia», dice il segretario dell’Slc Cgil di Palermo, Maurizio Rosso. In viaggio verso Roma ci sono pure i rappresentanti dell’E-Care di Cesano Boscone: per 489 di loro le lettere di licenziamento sono arrivate dopo l’estate.

 

IL SETTORE IN DIFFICOLTÀ

Sei anni fa «Tutta la vita davanti», il film che ha lanciato Isabella Ragonese, accendeva la luce sul pianeta call center. Ritmi ossessivi e tanto precariato, ma pure una speranza per chi - tra gli studi e il lavoro - aspettava un’occasione vera. E pazienza se l’occasione non arrivava: un posto da telefonista si riusciva a rimediare. Non è più così, la grande crisi e la delocalizzazione selvaggia rischiano di sbranarsi il settore. E le prospettive sono nerissime.

call center 1call center 1

 

IL MERCATO DROGATO

Per capire le ragioni della crisi bisogna fotografare il settore, spaccato a metà: da una parte i servizi inbound, quelli a cui si rivolge il cliente per informazioni e assistenza, dall’altra quelli outbound, che si occupano di chiamare, proponendo offerte e soluzioni commerciali. Una distinzione fondamentale, visto che sono di fronte a difficoltà diverse.

 

«I primi sono tutti in appalto - spiega il segretario nazionale Slc Cgil, Michele Azzola -. Le aziende cambiano continuamente fornitore, a caccia dei prezzi migliori. La conseguenza è una crisi occupazionale fortissima. A drogare il sistema, inoltre, concorrono gli incentivi pubblici, che durano tre anni: i gruppi assumono, prendono i bonus e, quando finiscono, mettono tutti in mobilità. Una stortura che, nel corso degli anni, ha scatenato una corsa al massimo ribasso». Prima spostando le sedi al Sud, poi all’estero: i call center che chiamano l’Italia dall’Albania sono una sessantina.

 

le operatrici sexy lavorano in un call centerle operatrici sexy lavorano in un call center

IL RISCHIO DELLA RIFORMA

Per i servizi outbound, invece, il nodo è il contratto. «Ai tempi della legge Fornero è stato deciso che per quest’attività, sostanzialmente di vendita e pagata a risultato, si possano usare collaboratori a progetto, però con un minimo contrattuale», racconta Umberto Costamagna, titolare della Call & Call e presidente di Assocontact. La soluzione? Un accordo «storico» con i sindacati per firmare il primo contratto nazionale di categoria, che riguarda oltre 30.000 addetti. Ora, però, proprio durante le trattative per migliorare l’intesa, piomba il jobs act.

 

call center call center

«Siamo in confusione- dice Costamagna -. Dovremo avere tutti dipendenti? Ci facciano sapere, quest’incertezza ci spaventa e rischiamo un pasticcio enorme. Non vorrei che, anche chi è stato in grado di resistere, tra qualche mese si trovasse costretto a tirare giù la saracinesca».

 

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…