IMBULLONATI ALLE POLTRONE – IL COLLEGIO DEL GARANTE DELLA PRIVACY NON PENSA PROPRIO ALLE DIMISSIONI, NONOSTANTE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA CHE VEDE IL PRESIDENTE STANZIONE E GLI ALTRI MEMBRI INDAGATI PER CORRUZIONE E PECULATO – ORA IL RISCHIO È CHE LA CORTE DEI CONTI CONTESTI ANCHE IL DANNO ERARIALE PER LE “SPESE PAZZE”, DAI SEIMILA EURO IN MACELLERIA AL PARRUCCHIERE FINO ALLE AUTO PRIVATE A NOLEGGIO – GIORGIA MELONI BALBETTA: “MI FIDO DELLA MAGISTRATURA” (COME NO, SI VEDE DAI SUOI CONTINUI ATTACCHI ALLE TOGHE) – DOMANI SERA “REPORT” TORNERÀ ALLA CARICA, APPROFONDENDO LE RESPONSABILITÀ DEL SECIN, IL REVISORE INTERNO CHE AVREBBE DOVUTO CONTROLLARE LE SPESE DELL’AUTHORITY, IMPROVVISAMENTE LIEVITATE… – VIDEO
Costi di gestione lievitati e spese che in pochi anni sono passati da 20mila a 400mila euro: è una delle irregolarità che hanno portato la procura di Roma ad aprire un'indagine con reati ipotizzati di peculato e corruzione nei confronti del Garante della privacy. pic.twitter.com/049bLm8SXB
— Report (@reportrai3) January 17, 2026
1. DOPO L’INCHIESTA DEI PM, POSSIBILE UN’ISTRUTTORIA DELLA CORTE DEI CONTI
Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”
Il giorno dopo la perquisizione e i sequestri, il collegio del Garante della privacy ribadisce di non voler fare passi indietro: proseguirà il proprio mandato nonostante l’inchiesta della Procura di Roma che ha ipotizzato i reati di corruzione e peculato. Anche se sullo sfondo resta l’eventualità di un’istruttoria anche da parte della Corte dei conti per un possibile danno erariale.
Del resto, dall’uso improprio dell’auto di servizio alle cene per «finalità estranee al mandato», sono varie le contestazioni formulate dai pm sulle spese pazze. In una nota il collegio ha espresso «piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati», confermando la volontà di non rassegnare le dimissioni.
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inchiesta di report sul garante della privacy 6
Ma l’inchiesta delle «bistecche», in riferimento agli acquisti in macelleria, ha messo ulteriormente all’angolo l’Authority, presieduta da Pasquale Stanzione, da mesi nella bufera.
L’elenco di situazioni borderline è lungo. Resta impressa la storia di Agostino Ghiglia, una vita nella fiamma post missina, che è andato nella sede di Fratelli d’Italia con grande disinvoltura, a dispetto dell’incarico “terzo” che ricopre.
Altrettanto grave la storia della “caccia alla talpa” con il tentativo di spiare i computer dei dipendenti per scoprire chi avesse contatti con Report. Alla fine si è dimesso il segretario generale, Angelo Fanizza (non indagato), che è stato ascoltato dai magistrati per avere la sua versione.
intervista di pasquale stanzione al tg1
[…] Dal punto di vista giuridico, i legali dei componenti dell’organismo hanno annunciato il ricorso per chiedere il dissequestro del materiale acquisito dalla guardia di finanza, tra cui «telefoni mobili, personal computer, devices, pen drive, documenti cartacei nel possesso o in uso a tutti gli indagati».
Tutto materiale utile all’inchiesta, che intanto alimenta lo scontro politico. La richiesta di dimissioni è riecheggiata per tutto il giorno.
«Le dimissioni dell’intero collegio rappresentano, in questa fase, l’unico atto in grado di avviare un percorso di ricostruzione della funzione realmente terza dell’Autorità», ha scritto in una nota la Cgil. I componenti della commissione Vigilanza Rai del Pd hanno chiesto una presa di posizione a Palazzo Chigi: «Cosa ne pensa la presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolto Fratelli d’Italia in questa vicenda?».
inchiesta di report sul garante della privacy 2
Dal governo si è fatta sentire la voce del vicepremier, Antonio Tajani, che non ha scaricato il collegio, facendo professione di garantismo: «Non bisogna mai strumentalizzare». Ma il segretario di Forza Italia ha anche lanciato un messaggio: «Ci sono dei comportamenti che devono essere tenuti da chi occupa un ruolo istituzionale».
La destra, imbarazzata soprattutto dal caso Ghiglia, ha quindi cercato di colpire il bersaglio preferito: la trasmissione Report, responsabile di aver condotto inchieste giornalistiche sul funzionamento del Garante per la privacy.
AGOSTINO GHIGLIA - GIORGIA MELONI
«L’attuale Autorità garante della privacy è a trazione di sinistra, nominata dalla maggioranza formata dal Partito democratico e dal M5s», ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon.
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La vicenda, comunque, arriverà presto in parlamento. Oltre le dichiarazioni bisognerà prendere una posizione. «Di fronte a questa vergogna, la destra grida al complotto invece di fare pulizia, azzerando l’Autorità», ha detto un altro parlamentare di Avs, Angelo Bonelli, che ha annunciato: «Per raggiungere questo scopo presenterò al decreto Milleproroghe un emendamento che cambia le norme di elezione dell’Autorità e contestualmente ne dispone lo scioglimento, ovvero la decadenza».
Il termine di presentazione delle proposte di modifiche al provvedimento è stato fissato per giovedì 22 gennaio. Sempre che non ci siano ulteriori risvolti. E il fortino del collegio del Garante, già vacillante, ceda alle pressioni politiche.
GIORGIA MELONI - CONFERENZA STAMPA A TOKYO
2. GARANTE PRIVACY: MELONI, SU INCHIESTA NON HO ELEMENTI, MI FIDO DELLA MAGISTRATURA
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Tokyo, 17 gen - "Sull'Authority, sulle dimissioni ho già risposto, sull'inchiesta io non ho elementi per giudicare, posso rimettermi alla magistratura della quale mi fido". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispondendo ad una domanda, nel punto stampa all'Ambasciata italiana, sulle vicende che hanno interessato i membri del Garante della Privacy
3. LA DIFESA DI STANZIONE IN TV: TUTTI ATTI AUTORIZZATI
Estratto dell’articolo di Antonella Baccaro per il “Corriere della Sera”
inchiesta di report sul garante della privacy 4
«Abbiamo fiducia come collegio nell’operato dell’autorità giudiziaria e quindi siamo certi di poter dimostrare la nostra estraneità agli addebiti mossi». È netto il Garante Pasquale Stanzione nell’intervista concessa ieri sera al Tg1 . Gli atti assunti vengono definiti «corretti» e «sempre autorizzati».
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È in arrivo un’altra puntata di Report domani sera. Si dice che si approfondiranno le responsabilità del Secin, il revisore interno che avrebbe dovuto controllare le spese dell’Authority, improvvisamente lievitate. Ma gli occhi sono puntati anche sulla politica.
Tra i quattro garanti, solo Guido Scorza deve fronteggiare la richiesta di dimissioni del partito che lo indicò: il M5S. Il presidente, come anche Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, deve aver notato l’atteggiamento cauto del centrodestra, da cui non sono partire richieste di dimissioni, ma precisazioni circa il fatto che l’attuale collegio fu scelto dal governo Conte II. […]
AGOSTINO GHIGLIA ALLA CAMERA NEL 2011 - FOTO LAPRESSE
AGOSTINO GHIGLIA - FOTO LAPRESSE
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agostino ghiglia inchiesta di report sul garante della privacy 1
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