“IN CASO DI VOTO ANTICIPATO IN PRIMAVERA, LA CONSULTA POTRÀ DIMEZZARE I TEMPI PER DECIDERE SULLA LEGGE ELETTORALE PRIMA DELLE URNE” – GIOVANNI AMOROSO, PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, PARLA DEI RICORSI CONTRO IL MELONELLUM: "SE SI VOTA ALLA SCADENZA NATURALE, LA PRONUNCIA DELLA CONSULTA ARRIVERA’ IN TEMPO. LO SCENARIO DI UN GIUDIZIO A PARLAMENTO GIÀ ELETTO, SAREBBE DA EVITARE, MA NON SAREBBE INEDITO - LE NOSTRE LINEE GUIDA SONO CHIARE. LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE È GIÀ DELINEATA IN DUE SENTENZE DEL 2014 E DEL 2017. I NODI PRINCIPALI SONO STATI IL PREMIO DI MAGGIORANZA E LE LISTE CHE, SE BLOCCATE, NON POSSONO ESSERE LUNGHE…"
Marco Ascione per il “Corriere della Sera” - Estratti
GIOVANNI AMOROSO GIORGIA MELONI
Una eventuale pronuncia sulla costituzionalità della legge elettorale arriverà in tempo? Prima delle elezioni politiche?
«Dipende. Se si vota alla scadenza naturale della legislatura sicuramente sì».
E se si andasse alle urne in primavera? C’è chi parla di un giudizio della Consulta già a gennaio o a febbraio.
«Nell’ipotesi del voto in primavera si rischierebbe di arrivare sul filo. C’è il tempo necessario per instaurare un giudizio davanti al giudice ordinario; quello che impiegherebbe quest’ultimo per sollevare la questione; quello per pubblicare in Gazzetta Ufficiale l’ordinanza del giudice dopo i controlli di rito; infine quello, di almeno un mese, per mettere in moto il giudizio costituzionale. La Corte potrà decidere di dimezzare i termini: è l’unico strumento di cui dispone per accelerare».
E non sarebbe straniante per i cittadini sapere solo ex post che la legge elettorale con cui hanno votato è in parte o in tutto incostituzionale, se questo fosse il giudizio?
«Lo scenario che lei ipotizza, ossia quello di un giudizio a Parlamento già eletto, sarebbe da evitare, ma comunque non sarebbe inedito. È accaduto nel 2014, quando venne dichiarata incostituzionale la legge Calderoli di circa dieci anni prima».
Giovanni Amoroso, seduto alla scrivania del suo ufficio nel Palazzo della Consulta, in piazza del Quirinale, distilla le parole con la misura del giurista. Si è appena conclusa la sua ultima udienza. Per il presidente della Corte sono giorni intensi: all’orizzonte si staglia la fine del mandato.
Presidente, il governo e la maggioranza di centrodestra guardano con una certa trepidazione verso il Palazzo della Consulta ora che la nuova legge elettorale è pronta.
«Posso dire che la giurisprudenza della Corte, nelle sue linee generali, è già delineata in due sentenze del 2014 e del 2017.
I nodi principali, in passato, sono stati il premio di maggioranza, che persegue sì il legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari, ma che non deve essere di entità tale da determinare un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa, e le liste che, se bloccate, non possono essere lunghe, perché non consentirebbero al cittadino di esercitare la propria scelta in qualità di elettore».
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Sono passati sette anni dalla prima sentenza sul fine vita e ogni proposta di legge è finita insabbiata.
«Ci sono sette sentenze e un’ordinanza “capofila” che delineano i limiti della non punibilità dell’aiuto al suicidio e numerosi moniti al Parlamento perché voti una legge in materia. Ma capisco che è un tema delicato su cui si confrontano diverse sensibilità. In Francia hanno recentemente adottato una legge; invece nel Regno Unito il rimpallo di una legge tra le due Camere è arrivato a un punto di stallo».
Lei è cattolico?
«Sì. Il sentimento cattolico si traduce nel rispetto per la vita e nella protezione dei più fragili. Ma allo stesso tempo il congedo dignitoso dalla vita non può essere tenuto fuori dalla porta. Un bilanciamento difficile, ma necessario».
I quattro criteri fondamentali fissati dalla Consulta per la non punibilità del suicidio assistito possono essere alterati dal Parlamento?
«Direi di no. Possono essere allargati. Per esempio può essere ampliato il ventaglio di ciò che si considera sostegno vitale».
In Parlamento ci sono disegni di legge che escludono da questo processo il Servizio sanitario nazionale. Sarebbe costituzionale?
«La Corte nelle sue sentenze ha esplicitamente indicato il coinvolgimento del Servizio sanitario e del Comitato etico».
Il suo mandato scade il 13 novembre.
«Concludo il mio percorso con soddisfazione. Durante la mia presidenza la Corte ha operato sempre con spirito di collegialità. Tante sentenze importanti. E poi c’è stata la celebrazione dei 70 anni della Corte: un’occasione per operare la ricognizione delle 4 mila sentenze di incostituzionalità e riflettere su cosa ha fatto e quanto ha pesato la Corte nella difesa della Carta, quale giudice delle leggi e arbitro nei conflitti tra i poteri.
E quindi pietra d’angolo nella vita del nostro Paese».
GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE





