JIHADISTI A STELLE E STRISCE: UCCISA IN SIRIA UNA AMERICANA CHE COMBATTEVA CON I “RIBELLI”

Maurizio Molinari per La Stampa

Mostrando il passaporto e la carta di identità di Nicole Lynn Mansfield la tv siriana ha reso nota la morte della prima jihadista americana nelle fila dei ribelli. Mansfield è stata uccisa nei pressi di Idlib e, secondo Damasco, era entrata dalla Turchia assieme ad altri due volontari occidentali, entrambi britannici, anch'essi rimasti uccisi in un conflitto a fuoco. Viaggiavano su un'auto sulla quale, sempre secondo Damasco, vi erano le insegne di Jubhat al-Nusra, il gruppo affiliato ad Al Qaeda.

Il Dipartimento di Stato da Washington conferma solo la nazionalità americana di Mansfield mentre è il «Detroit Free Press» che, grazie a testimonianze locali, ricostruisce la storia della donna di 33 anni. Mansfield era di Flint in Michigan, la stessa città del regista Michael Moore, uno dei angoli più impoveriti del Midwest. «Alcuni anni fa aveva sposato un arabo - racconta la nonna, Carole Mansfield - e si era convertita all'Islam, mantenendo questa fede dopo il divorzio».

Si spiega così il velo, con il quale aveva scattato le foto dei documenti trovati sulla salma. Tre anni fa Mansfield era partita per il Medio Oriente, dicendo alla famiglia che andava a Dubai, da dove era tornata «mostrando atteggiamenti insoliti, strani che mi insospettirono soprattutto per quanto diceva su Israele» ricorda il padre Gregory Mansfield, che andò all'Fbi. Da allora «gli agenti la tenevano d'occhio» assicura il padre, sollevando interrogativi su quello che appare come un altro scivolone dell'Fbi.

Lo scorso dicembre, la nonna vide per l'ultima volta Nicole Lynn quando le disse che «sarebbe andata in Siria a risolvere i problemi del mondo». La notizia della morte è arrivata con una telefonata del Dipartimento di Stato al padre. La nonna è distrutta: «Siamo una famiglia di veri americani». «Quanto avvenuto ci fa star male - aggiunge la zia, Monica Speelman - non credo che Nicole fosse una terrorista ma solo Dio sa la verità».

Se per la famiglia si tratta di uno shock lacerante, per l'America è la conferma che il jihadismo nazionale produce non solo attentatori come i fratelli ceceni Tsarnaev che hanno attaccato la maratona di Boston ma anche donne pronte a combattere al fronte in Siria. In marzo Jez Littlewood, direttore del Centro di studi canadese sull'Intelligence, aveva sollevato l'attenzione sui «volontari occidentali di Jabhat al-Nusra», svelando i timori di Ottawa in proposito.

Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, è stato finora il più esplicito nel definire la Siria come «la principale destinazione dei jihadisti nel mondo» e il governo olandese ha ammesso che «circa un centinaio di individui ha lasciato il nostro Paese per raggiungere Medio Oriente e Nordafrica ma soprattutto la Siria» mentre la scorsa settimana «Der Spiegel» ha svelato l'esistenza di un video online in tedesco nel quale si incita a «volare dalla Germania alla Siria per combattere la Jihad».

A mettere assieme come in un mosaico le informazioni sui jihadisti occidentali in Siria è il Centro internazionale per lo studio dell'estremismo con un rapporto di Aaron Zelin, studioso al Washington Institute della trasformazione di Al Qaeda, nel quale si legge che «oltre cento britannici, cento olandesi, almeno 50 francesi, dozzine di tedeschi e 45 danesi sono andati in Siria».

Il numero complessivo di jihadisti europei impegnato a combattere sul campo contro il regime di Assad viene stimato fra 140 e 600 combattenti «pari al 7-11 per cento del totale degli stranieri» che in gran parte sono arabi anti-Assad o iraniani e Hezbollah libanesi pro-Assad. Dai dati che sono già stati uccisi volontari islamici provenienti da Albania, Gran Bretagna, Bulgaria, Danimarca, Francia, Kosovo, Spagna e Svezia mentre vi sarebbero anche contingenti di volontari belgi, finlandesi, tedeschi e irlandesi.

«Sono europei che vanno in Siria per combattere in tre tipi diversi di unità» spiega Zelin, riferendosi a «Esercito di liberazione siriano, jihadisti affiliati ad Al Qaeda e gruppi indipendenti», dando vita ad un fenomeno che «ricorda da vicino quello dei volontari internazionali nella guerra civile spagnola». Per Interpol ed Fbi è la conferma del rafforzamento dei jihadisti dentro l'Occidente.

 

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