L’ARTIGLIO DELLA PALOMBA - BETTINI SVELENA SU BERSANI: “ALTRO CHE GIAGUARI, IL SUO E’ STATO IL RUGGITO DEL TOPO” (E RIABILITA CRAXI)

Barbara Palombelli per "Il Foglio"

No, Goffredo Bettini non ci sta. Al teatro Eliseo, lunedì sera, ha rivendicato la "quasi vittoria del Pd nel 2008" e ha bollato come "catastrofica sconfitta" la performance di Pier Luigi Bersani dello scorso febbraio. Cinque anni dopo, la ferita sembra ancora aperta. L'uscita di scena del segretario che aveva sostituito Walter Veltroni - fondatore del Pd - non basta.

C'è ancora tanto da dire. Bersani si è reso colpevole di un comportamento che è il peggiore possibile, secondo Bettini. "Abbiamo dichiarato guerra al mondo e ci siamo sparati sui piedi. Abbiamo detto a tutti: voi siete i cattivi, noi i buoni, messo etichette e dato giudizi senza appello. Volevamo ogni poltrona: il Quirinale, Palazzo Chigi, un governo di combattimento, la Camera, il Senato e siamo finiti al governo con Silvio Berlusconi". Altro che giaguari, "il suo è stato il ruggito del topo".

La platea, convocata per la presentazione del saggio "Carte segrete" (Aliberti), scritto con Carmine Fotia, applaude entusiasta. Il partito socialdemocratico degli ultimi tre anni non è quello che serve per battere l'antipolitica e per contrastare la destra, "ci vorrebbe un campo aperto, largo, in grado di includere una vera maggioranza nel paese: dalla borghesia imprenditoriale all'estrema sinistra, un partito che rispetti le persone e che sia fondato non sul governare a tutti i costi, ma sull'aiuto costante a chi non ce la fa, perché nessuno resti indietro".

Forte delle sue scelte personali, "lavoro e vivo in 15 metri quadri, stanza da pranzo studio e salotto sono in un unico spazio: questo è il mio apparato, non ho incarichi" l'inventore del "Modello Roma" parla al meglio della classe dirigente cittadina. Si tratta ora di riconquistare la città, la campagna elettorale non entusiasma, il candidato Ignazio Marino riceve pochi applausi.

Bettini descrive una città "chiusa nelle sue rendite, non metropoli e non capitale, dove abita una società complessa e molto sofferente. Ai romani dovremmo restituire la leggerezza, la libertà, l'armonia perdute. E invece, vedo steccati innalzati per difendere le classi dirigenti, le burocrazie, le Asl, le Coop, vedo accrocchi di potere che sembrano accontentare un ceto politico e disgustano gli italiani veri".

Il suo libro racconta anche molto altro. La famiglia, nobili marchigiani, la casa in Prati, il padre grande avvocato, l'infanzia e l'adolescenza alla scoperta del cinema, la tessera della Fgci, l'incontro con Pier Paolo Pasolini, la vittoria di Maurizio Ferrara alle regionali del 1975, la conquista del Campidoglio con Argan e Petroselli, gli scontri con gli andreottiani, la riconquista del 1993... Una vita per la politica, un destino che si chiama Roma, la depressione che lo porta ogni tanto a fuggire il più lontano possibile - in Thailandia - e la nostalgia che lo riporta sempre qui.

Nelle "Carte segrete" ci sono tutti i dettagli e la ricostruzione precisa dei passaggi che hanno segnato vittorie e sconfitte. Sincero fino al masochismo, leale con amici e avversari, Bettini all'Eliseo ha affermato di non amare "le manette" utilizzate contro Berlusconi come strumento di lotta politica e ha riconosciuto a Bettino Craxi di avere detto in Parlamento nel 1992: "Una grande verità. Che anche noi eravamo dentro quel sistema". Progetta e sogna "una politica più umile". L'appuntamento è al prossimo congresso del partito del partito, dove si impegnerà e dirà la sua.

 

Intervento di Goffredo Bettini PIERLUIGI BERSANI Ignazio Marino Teatro Eliseo Zingaretti e Smeriglio

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