PD POST-BERSANI: PISAPIA CONTRO RENZI

Massimo Costa per "Libero"

Nel giorno in cui comunica al consiglio comunale il licenziamento del suo assessore alla Cultura Stefano Boeri, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia parla di «un nuovo inizio». Dopo due anni di litigi e ripicche, caccia l'archistar che aveva sconfitto alle primarie del centrosinistra nel 2010. «Serve una squadra più coesa» spiega il primo cittadino. Troppe le consulenze esterne attivate dal responsabile delle mostre, troppo distanti le idee su Expo 2015, troppo scarso il feeling tra i due big dell'esecutivo milanese.

Ma dietro all'epurazione dell'arcinemico Boeri, potrebbe nascondersi anche la rampa di lancio per proiettare il sindaco di Milano sulla scena della politica nazionale. Magari come sfidante del leader in pectore del futuro centrosinistra Matteo Renzi alle primarie nazionali. La voce circola, anche se il sindaco ufficialmente è concentrato sul capoluogo lombardo. Boeri, da anni, fa parte dei «dissidenti» del Pd milanese, in rotta con il gruppo dirigente definito non più tardi di ieri «un gruppo di persone rancorose e appassite».

La sua estromissione da Palazzo Marino rinsalda l'asse tra Pisapia e la nomenclatura dei Democratici vicini al segretario Pierluigi Bersani. Non a caso i fan milanesi di Renzi siano subito saliti sulle barricate.

«Scelta totalmente sbagliata» tuona il dirigente milanese Gabriele Messina. Un manipolo di 14 consiglieri comunali Pd ha addirittura scritto una lettera al sindaco per chiedergli di tornare sui suoi passi. Sforzo inutile, certo, ma il gesto è servito a scavare un solco più largo tra l'uomo che ha riportato dopo vent'anni Milano nelle mani del centrosinistra e la novelle vague democratica. Mentre a Roma il governo stenta nella palude, Pisapia potrebbe scendere in campo per ricompattare l'ala sinistra della gauche italiana.

Molto vicino a Nichi Vendola ma senza tessere di partito, Giuliano Pisapia è stato per dieci anni parlamentare dell'estrema sinistra senza rinunciare a posizioni garantiste che hanno attirato simpatie anche sul fronte moderato. A Milano, dopo aver vinto la scommessa delle primarie contro Boeri, ha sconfitto la Moratti magnificando la «sintesi tra partiti e società civile». Un modello che lo stesso Pisapia ha rilanciato più volte, prima affiancando De Magistris e poi sostenendo la sfortunata corsa di Umberto Ambrosoli contro Roberto Maroni.

«Unire la sinistra e allargare il consenso alla società civile», è la ricetta pronunciata più volte dal sindaco arancione. Per questo Pisapia, che ha criticato aspramente il governo Monti, potrebbe incarnare il profilo ideale per sfidare a sinistra Renzi. «Pisapia è portatore di una visione non personalistica» ha detto ieri ad Affaritaliani l'ex assessore al Bilancio Bruno Tabacci lodando il "modello Milano". «Se si pensa che con le visioni personalistiche si risolve la crisi si sbaglia».

Il salto in avanti, oltretutto, farebbe dimenticare le grane milanesi di Pisapia: in due anni il sindaco ha sostituito già un terzo dei suoi assessori (4 su 12); il bilancio, inoltre, si avvia pericolosamente verso un deficit di quasi 500 milioni. Servirebbe una delega al patto di stabilità per le spese di Expo 2015, unita a una strategia più chiara sul futuro delle partecipate (brucia ancora la mancata quotazione in Borsa della società aeroportuale Sea). Nel centrodestra, in molti ieri hanno definito l'addio a Boeri il «fallimento del sindaco». Per Pisapia, invece, potrebbe essere l'anticamera delle primarie: questa volta romane.

 

GIULIANO PISAPIA MATTEO RENZI CON LA MANO NELL'OCCHIO

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