“LIBERO” E “IL FOGLIO” NON BALLANO IL TOGA-TOGA E CORRONO IN DIFESA DI RENZI - BELPIETRO: “PROPRIO MENTRE MATTEO VUOLE RIFORMARE LA GIUSTIZIA RISPUNTA UNA STORIA DU QUATTRO ANNI FA – “IL FOGLIO”: “I MOZZ’ORECCHI STRISCIANO COME SERPENTI TRA LE FOGLIE E COLPISCONO”

1. BABBO AVVISATO MATTEO SISTEMATO

Maurizio Belpietro per "Libero Quotidiano"

 

renzi con il padre tiziano indagatorenzi con il padre tiziano indagato

Matteo Renzi ha fatto ieri ingresso nel magico mondo della Giustizia e non dalla porta riservata a un presidente del Consiglio, cioè da legislatore, ma da quella un po’ più scomoda che è riservata ai cittadini in attesa di giustizia, ossia di un pronunciamento del tribunale. L’ingresso per la verità non lo ha fatto direttamente il premier, ma il padre Tiziano, il quale - in qualità di piccolo imprenditore - si è visto indagare dalla Procura di Genova con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

 

matteo renzi con il padre tizianomatteo renzi con il padre tiziano

Come racconta con dovizia di particolari il nostro Giacomo Amadori nell’articolo pubblicato qui a fianco, Renzi senior aveva fino a qualche tempo fa un’avviata attività di distributore di giornali. La società - per la quale fino all’inizio degli anni Duemila ha lavorato anche il capo del governo, cioè fino al giorno prima di candidarsi come presidente della Provincia di Firenze - si occupava di distribuire nelle edicole della Toscana quotidiani e riviste, e a un certo punto allargò il giro d’affari aprendo anche un ufficio a Genova, provvedendo a consegnare agli edicolanti il Secolo XIX, cioè la storica testata della città.

 

Complice la crisi dell’editoria, le cose probabilmente non andarono come papà Renzi aveva immaginato, e la società invece di prosperare incontrò qualche problema, tanto che alla fine fu ceduta e passò di mano fino ad essere messa in liquidazione. Da quel che si capisce, sono trascorsi almeno quattro anni da quando Renzi senior decise di troncare ogni rapporto con la società oggetto oggi dell’inchiesta, ma secondo i pm in qualche modo avrebbe conservato delle responsabilità: di qui l’avviso di garanzia reso noto ieri e l’accusa di bancarotta fraudolenta, ovvero di aver fatto fallire la società con frode, sottraendo cioè dei fondi.

procura genovaprocura genova

 

Le indagini e, se ci sarà, il processo chiariranno le responsabilità del babbo del presidente del Consiglio. Si vedrà dunque se le ipotesi di accusa formulate dalla Procura ligure hanno fondamento o sono costruite sulla sabbia. Ciò detto, una cosa però ci preme mettere in luce, ovvero la curiosa coincidenza di un’inchiesta che sfiora la famiglia Renzi e l’avvio dell’iter di una riforma della giustizia che minaccia di tagliare alcuni privilegi della magistratura.

 

Certo è un puro caso che l’indagine genovese e il disegno di legge del governo si siano intersecati. È vero che l’azienda del papà del premier è stata ceduta quattro anni fa, ed è altrettanto vero che gli accertamenti erano in corso da parecchio. E però stranamente, per quegli incroci della vita che ogni tanto capitano, la formulazione delle accuse è arrivata proprio ora che il figlio dell’indagato sta a Palazzo Chigi e proprio nel momento in cui il figlio dell’indagato si presenta in Parlamento e annuncia che ridurrà le ferie dei magistrati, i quali d’ora in poi non godranno di 52 giorni di vacanza, ma di soli 30, come i comuni mortali o per lo meno come quelli che un lavoro ce l’hanno e dunque possono permettersi un periodo di riposo.

MAURIZIO BELPIETRO MAURIZIO BELPIETRO

 

E guarda caso Renzi padre finisce nel registro degli indagati proprio quando Renzi figlio vuole cambiare le regole del Csm, in particolare quelle che riguardano le misure disciplinari a carico delle toghe che sbagliano, e introdurre la responsabilità civile anche per i magistrati, condannandoli a pagare gli errori.

 

Qualche malizioso dirà che, se le colpe dei padri non ricadono sui figli, non si può escludere che quelle dei figli ricadano sui padri (e nemmeno, vedi il caso dell’ex ministro Clemente Mastella, che quelle dei mariti possano ricadere sulle mogli). In realtà si tratta di coincidenze: semplici coincidenze, che però colpiscono e non poco. Anche perché arrivano subito dopo le accuse al candidato della Regione Emilia Stefano Bonaccini e dopo l’avviso di garanzia all’amministratore delegato dell’Eni fortemente voluto da Matteo Renzi.

 

giuliano ferrara (4)giuliano ferrara (4)

Che, è vero, non riguardano direttamente il presidente del Consiglio, ma che pur sempre lambiscono Palazzo Chigi dopo mesi, se non anni, di bonaccia giudiziaria, ovvero da quando al governo non c’è più Silvio Berlusconi e nessuno ha più parlato di Giustizia. Renzi ha detto che i candidati non li scelgono i pm e che gli avvisi di garanzia non li citofonano i giornali.

 

Può darsi che abbia ragione, ma finora la vita dei governi l’hanno spesso decisa nelle Procure e a citofonare, magari quando un presidente del Consiglio intratteneva i grandi della terra, sono sempre stati i giornali. E in vent’anni sembra proprio che niente sia cambiato. maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it @BelpietroTweet

 

2. MOZZORECCHI ALL’ARREMBAGGIO

Da “il Foglio

 

tiziano renzi 3tiziano renzi 3

Il papà del premier. Un vecchio fascicolo dissotterrato appena finite le lunghe ferie. Nel 1994 fu la volta del fratello del premier, arrestato per una qualche baggianata mentre Francesco Saverio Borrelli diceva al Corriere che stava per arrivare a livelli molto elevati nelle inchieste sulla corruzione, e citava a comparire a mezzo stampa compiacente Telepiù (una società allora di Berlusconi).

 

Nihil sub sole novi. Non mollano, vent’anni dopo. Sono un partito. Aspirano a facilitare la guida oligarchica dell’Italia, aiutano l’establishment che li aiuta. Una società borghese e piccolo borghese di mutuo soccorso. Sono dei funzionari abituati a ferie lunghe, all’onnipotenza disciplinare, all’anarchia procuratizia delle inchieste a sangue, a scatti di carriera automatici, stipendi e privilegi da favola, e sono del tutto disinteressati alle sorti dell’economia, che hanno contribuito grandemente a distruggere, e della società italiana e delle sue libertà reali.

tiziano e matteo renzitiziano e matteo renzi

 

Godono di un consenso costruitogli intorno dai maggiori lestofanti che si conoscano, quelli che hanno influenza sui giornali e giornaloni, e dominano l’immaginario del Giornalista Collettivo, una specie di orco malmostoso e tentacolare, altro che gufi e rosiconi. Sotto il paravento della legalità, che per loro fa rima con manette e custodia cautelare preventiva, strisciano come serpenti tra le foglie e colpiscono più o meno duro. Anche un premier di sinistra, sebbene sia meno facile, anche un trentenne, il che è il colmo, attraverso il babbo

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…