CHE TEATRINO ‘STO RENZUSCONI - L’INCONTRO TRA MATTEUCCIO E L’EX CAV E’ STATO TUTTO UNO SCAMBIO DI BATTUTE, SMANCERIE E COMPLIMENTI CON IL QUIRINALE POST-RE GIORGIO COME VERO PUNTO DI ACCORDO

1. RENZI-BERLUSCONI, ACCORDO A METÀ

Ugo Magri per “la Stampa

 

renzi berlusconirenzi berlusconi

Solo nella patria di Machiavelli può accadere che due leader si dichiarino in disaccordo su altrettanti punti chiave della riforma elettorale, salvo sostenere poi che il loro patto non è mai stato così forte. L’incontro tra Renzi e Berlusconi si è concluso con un comunicato congiunto dove viene argomentato proprio questo paradosso.

 

Per cui viene da domandarsi come ciò sia possibile ed, eventualmente, che cosa si nasconda dietro. Chi è bene al corrente del colloquio garantisce che davvero quei due sono andati per un’ora e mezzo d’amore e d’accordo.

 

È stato tutto uno scambio di complimenti battute e perfino smancerie. Mai un passaggio scabroso, nemmeno quando si è arrivati a trattare i motivi del dissenso: il premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione (è Renzi che insiste per ottenerlo), la soglia di sbarramento per i «nanetti» al 5 per cento e non al 3 (pretesa come contraccambio da Berlusconi).

 

bacio renzi berlusconibacio renzi berlusconi

Tanto Silvio quanto Matteo hanno stabilito che il nodo si scioglierà con calma strada facendo, durante l’iter dell’«Italicum» in Senato che riprenderà il 18 novembre. Straordinaria acrobazia nel comunicato finale: «Le differenze registrate sulla soglia minima di ingresso e sulla attribuzione del premio di maggioranza alla lista, anziché alla coalizione, non impediscono di considerare positivo il lavoro fin qui svolto e di concludere i lavori in aula entro il mese di dicembre e la riforma costituzionale entro gennaio 2015». Non impediscono, okay, ma con i voti di chi?

denis verdinidenis verdini

 

Al momento non con quelli di Forza Italia che, sui punti in dissenso sembra orientata ad astenersi (e in Senato l’astensione vale voto contrario). Renzi dunque dovrà far leva sulla sua maggioranza, senza «soccorso azzurro».

 

Lui pensa di farcela, i berlusconiani scommettono di no. Possiamo dunque immaginarci il premier e Berlusconi come due giocatori di poker, uno che sostiene di avere le carte vincenti e l’altro che lo sfida: «Vediamo». Però circola un’altra interpretazione: i due non hanno chiarito perché a entrambi fa comodo lasciare per ora dei punti in sospeso.

 

Dimodoché Renzi possa sorridere ad Alfano: «Nonostante il pressing di Forza Italia non ho alzato le soglie, e dunque voi piccoletti mi dovete la pelle». Berlusconi, dal canto suo, può tener buoni Brunetta, Fitto, Romani e Toti (li ha visti tutti quanti ieri sera a cena) con la favola dell’accanita resistenza opposta al premier, il quale voleva imporgli una soglia del 3 per cento e lui non ha ceduto... Salvo che all’ultimo momento, zac, spunterà fuori un numero intermedio, il 4 ad esempio, capace di scontentare tutti e calare il sipario sulla vicenda.

Renato Brunetta diMartedìRenato Brunetta diMartedì

 

Ma questi tecnicismi non sono il nocciolo vero. La sostanza è che l’ex Cavaliere, spalleggiato da Verdini, darebbe un dito pur di non essere tagliato fuori dai giochi e in particolare dalle scelte del dopo-Napolitano, rimaste sullo sfondo del colloquio. Al punto da sottoscrivere un comunicato entusiasta dove Renzi viene autorizzato a procedere, sui punti di dissenso, fuori dai famosi patti del Nazareno.

 

Berlusconi è come se dicesse al premier: io non sono granché d’accordo ma tu fai pure, non c’è problema. Si sfoga al telefono un esponente «azzurro» di primo piano, a patto di restare anonimo: «È come se io dicessi: sì, mia moglie mi tradisce, però non ho nulla da obiettare e anzi il nostro matrimonio non è mai stato così saldo...».

 

2. SITUAZIONE & BACI

Da “Il Foglio

 

LORENZO GUERINILORENZO GUERINI

Renzi e il Cav. hanno parlato un paio d’ore. Da spifferi e comunicato si evince: il loro problema non era rompere o confermare il patto del Nazareno, che se ne sta sicuro come non mai nella convergente convenienza. Renzi ne trae linfa e legittimazione

nell’Italia non di sinistra, che non è poca, e il Cav. se ne scuda per la conferma del ruolo che i magistrati hanno cercato di togliergli, uomo di stato centrale nella scena pubblica.

 

I due sono d’accordo sulla durata della legislatura, sulle riforme costituzionali, sull’agenda da perseguire alle Camere per la riforma elettorale (particolare decisivo) ma non sul premio di maggioranza alla lista (finta di Berlusconi) e sullo sbarramento piccolo ai piccoli (finta di Renzi). Dissenso amichevole. Poi si vede in Parlamento.

 

giorgio napolitanogiorgio napolitano

Vari filoni si intrecciano, anche l’elezione forse di un nuovo capo dello stato. Niente nomi, se non quelli falsi che si leggeranno altrove, ma c’è la decisione di discuterne insieme quando saremo in medias res. Cav. rassicura Brunetta, Renzi rassicura la minoranza sua. Più o meno. Baci da un tempestoso bicchier d’acqua.

 

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