L’ULTIMA GIRAVOLTA DELLA CAMALEONTE GIORGIA: L’ALTRO IERI MELONI SI È SCHIERATA PUBBLICAMENTE CON TRUMP SUL VENEZUELA (INTERVENTO “LEGITTIMO E DIFENSIVO”), ORA È COSTRETTA A SCHIERARSI CON L’UE A DIFESA DELLA DANIMARCA, DOPO LE MINACCE DEL TYCOON SULLA GROENLANDIA. LA SORA GIORGIA HA CAPITO CHE CONTINUARE A INSEGUIRE “THE DONALD” SIGNIFICHEREBBE ISOLARSI ANCORA DI PIÙ CON I PARTNER UE – LA DUCETTA OGGI È A PARIGI PER L’ENNESIMO VERTICE DEI “VOLENTEROSI”: RIBADIRÀ LA POSIZIONE IMBELLE DELL’ITALIA SULL'UCRAINA (NIENTE TRUPPE SUL CAMPO)
Estratto dell'articolo di Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini per “la Repubblica”
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH
C'è un dettaglio che non sfugge a Giorgia Meloni, nelle ultime ore: l'impossibilità di continuare a inseguire Donald Trump nelle minacce a mezzo Sudamerica e all'Europa senza pagare un prezzo politico forse insostenibile con i partner continentali.
È una certezza che ha toccato con mano ieri, nel corso di una serie di chiamate ed sms con gli altri leader continentali avuti nel primo giorno a Palazzo Chigi, di rientro dalle ferie in Spagna. Non ci sono conferme ufficiali, ma trapelano contatti con Friedrich Merz ed Emmanuel Macron. E secondo altre voci - negate però a Palazzo Chigi - anche con la socialista danese Mette Frederiksen, sua grande amica con cui condivide le politiche migratorie. Ma soprattutto a capo di un governo, quello di Danimarca, a cui il tycoon ha promesso di invadere la Groenlandia.
VERTICE A PARIGI - GIORGIA MELONI EMMANUEL MACRON
Non sono scenari sostenibili, appunto. E quindi Meloni si prepara a firmare con gli altri europei un testo a difesa dell'integrità territoriale del paese scandinavo. L'ha sollecitato ieri anche Antonio Tajani, che il 13 potrebbe riferire sul Venezuela alle Camere. «L'Ue deve prendere posizione e garantire l'indipendenza di quel territorio», ha detto il ministro.
La premier potrà ragionarne oggi a Parigi, a margine del vertice dei Volenterosi sull'Ucraina voluto da Emmanuel Macron. Lì porterà la posizione già nota, condivisa peraltro con Matteo Salvini: niente truppe italiane e pressione sulla Russia perché sieda al tavolo. Ma soprattutto: chiudere «al più presto un accordo, perché troppi sono i fronti aperti».
mette fredriksen e giorgia meloni foto lapresse 2
Delle sconcertanti parole del presidente Usa Meloni ha ragionato ieri al telefono anche con Antonio Tajani e Salvini (è una fase di contatti quasi quotidiani). Il messaggio della leader è stato netto: la situazione è drammatica, non possiamo mandare segnali dissonanti. Salvini, si apprende, è tornato a chiedere «prudenza» sul Venezuela, in nome di una linea ostile agli interventi armati: «Soluzioni muscolari o militari producono instabilità«.
Quanto alla Groenlandia, la leader ha confermato l'obbligato riavvicinamento con gli europei e maggiore prudenza sulla linea Usa, dopo lo scivolone del comunicato con cui ha giustificato il blitz di Trump senza attendere la sua conferenza stampa. [...]
mette fredriksen e giorgia meloni foto lapresse
giorgia meloni
VERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSI