TERMINATOR SALE IN CATTEDRA! - SCHWARZY DIVENTA PROFESSORE DI POLITOLOGIA “POST PARTISAN” - L’EX GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA INVESTE 20 MILIONI NEL SUO “INSTITUTE FOR STATE AND GLOBAL POLICY”, PRESSO LA UNIVERSITY OF SOUTHERN CALIFORNIA – INCREDIBILE: INSEGNERA’ COME “SUPERARE L’ANIMOSITA’ PARTITICA CHE DIVIDE L’AMERICA”! - E’ L’UOMO GIUSTO? DA REPUBBLICANO GOVERNO’ LO STATO PIU’ LIBERAL DEGLI USA SORPRENDENDO POSITIVAMENTE ANCHE I PIU’ ACCANITI DETRATTORI…

Paolo Mastrolilli per La Stampa


E adesso, per cortesia, chiamatelo professore. Dopo aver portato con discreto onore i titoli di Terminator e Governator, Arnold Schwarzenegger sta per aggiungere al suo curriculum un'altra qualifica di tutto rispetto: politologo.

Sì, perché l'ex governatore della California, appena tornato sul set con il film «The Last Stand» in uscita a gennaio, ha deciso di fondare la sua think tank. Non una robetta casalinga da gestire con la mano sinistra, tanto per fare scena, ma una vera struttura accademica che aprirà a settembre presso la University of Southern California. L'iniziativa è così seria che Arnold ci ha investito 20 milioni di dollari presi dal suo conto in banca, e si è impegnato ad usare tutte le sue connessioni per raccogliere fondi nel lungo periodo, in modo da garantire che la sua creatura intellettuale prosperi e cresca.

Per dare le proporzioni, immaginate che la Columbia University, prestigioso ateneo dell'Ivy League, ha ricevuto solo 15 milioni di dollari dalla città di New York per ricostruire la sua intera facoltà di Ingegneria.La think tank ha un nome importante: USC Schwarzenegger Institute for State and Global Policy, ossia un istituto dedicato allo studio della politica statale e globale. Lui ricoprirà il ruolo di Governor Downey Professor of State and Global Policy, con lezioni in classe, seminari e tutti i doveri che l'insegnamento serio comporta. Nello stesso tempo servirà come presidente del board of advisers, in sostanza il comitato scientifico, e fund raiser in capo.

La think tank, come ha spiegato lo stesso Schwarzenegger, concentrerà la sua attenzione su cinque aree di studio: istruzione, energia e ambiente, politica fiscale ed economica, salute e benessere umano, riforme politiche. L'obiettivo è quello di superare l'animosità partitica che divide l'America, e formare leader aperti e responsabili. «Una delle grandi lezioni che ho imparato come governatore della California - ha spiegato Arnold - è stata che le soluzioni migliori ai problemi comuni si trovano solo quando tutte le parti hanno la volontà di dialogare in maniera rispettosa e approfondita con gli altri».

Niente di più necessario, negli Stati Uniti e altrove. Infatti il neo professore ha aggiunto: «Questo istituto è dedicato alla promozione di una nuova era post partisan, dove le politiche sono il risultato di una discussione civile e intelligente, tra persone con principi molto radicati, che capiscono la necessità di lavorare sulle proprie divergenze e ottenere soluzioni reali». Il prossimo appuntamento è per il 24 settembre, quando un simposio accademico dedicato all'importanza di superare i contrasti partitici aprirà formalmente le attività dell'Institute for State and Global Policy.

Ora, fare ironia sul body builder più famoso del mondo che diventa un intellettuale è facile, come scherzare su Marilyn Monroe a capo di un'organizzazione femminista. Sarebbe un errore, però: forse nei confronti di Marilyn, ma certamente di Arnold. Quando è diventato governatore della California, Schwarzenegger ha sorpreso anche i suoi detrattori più accaniti. Si è separato dalla moglie Maria Shriver e ha avuto problemi economici, in parte ereditati e in parte creati dalla crisi in arrivo, ma ha cercato di gestire uno degli Stati più liberal con equilibrio.

Era diventato così popolare che Bush lo aveva voluto in prime time alla convention del 2004, e sarebbe stato lanciato nella corsa alla Casa Bianca, se non fosse nato in Austria. L'unico difetto per i repubblicani, se mai, era proprio la sua pericolosa disponibilità ad ascoltare alcune cause dei democratici. Di sicuro ha la forza di farsi sentire e, se troverà i collaboratori giusti, di meritarsi il nuovo titolo di agitatore culturale.

 

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