daisy osakue

L’UOVO LANCIATO IN FACCIA A DAISY OSAKUE, ACCENDE LA MICCIA: L’ITALIA E’ XENOFOBA? - MICHELE SERRA: “L'IMPORTANTE È PRENDERE ATTO CHE DI ITALIANI RAZZISTI CE N'È UN BEL NUMERO; CHE SI STANNO ORGANIZZANDO CON TRANQUILLITÀ, POTENDO GIOVARSI DI GOVERNANTI CHE NEGANO IL PROBLEMA" - BELPIETRO: "IL PROBLEMA NON È IL RAZZISMO, MA LA DELINQUENZA CHE ABBIAMO IMPORTATO GRAZIE AI GOVERNI DELL'ACCOGLIENZA, CIOÈ DELLA SINISTRA"

michele serra (1)

1 - L’AMACA

Michele Serra per “la Repubblica”

 

Ci sono quelli che inseguono l'arabo sospetto, lo menano, gli scappa la mano e quello muore. Quelli che tirano le uova in faccia all'azzurra Daisy, più bella, più brava e più italiana di loro, ma nera come l'ambra, e la mandano all' ospedale. C'è il senegalese (cittadino italiano) che in una Asl abruzzese (un luogo pubblico, insomma casa nostra) si sente dire da un impiegato gentiluomo «questo non è l'ufficio del veterinario».

 

Daisy Osakue

C'è stato il fascista di Macerata che sparò agli africani per le strade ed ebbe esemplare impatto sulla campagna elettorale, «se la sono cercata», «non se ne può più» e via precipitando nella fogna che porta alla morte dei diritti personali, proprio quelli basici, il pane della civiltà. Più indietro negli anni si registrano un paio di stragi di africani, in Campania e a Firenze, precedenti l'attuale periodo e ad esso propedeutiche. In sostanza, che importa sapere se l'Italia sia o non sia un paese razzista?

 

L'importante è prendere atto che di italiani razzisti ce n'è un bel numero; che si stanno organizzando con una certa tranquillità, oserei dire con un certo agio, potendo giovarsi di governanti nuovi di zecca che negano il problema; e non dicono mezza parola, sull'argomento, che non sia di ottusità o di indifferenza. Abbiamo anche noi i nostri nazisti dell'Illinois, con il canapo insaponato pronto nel baule del Suv, e la pagina Facebook sempre col colpo in canna. Quelli che ci mancano, purtroppo sono i Blues Brothers. Cercansi candidati.

belpietro

 

2 - È IL PD CHE ISTIGA ALL' ODIO RAZZIALE

Maurizio Belpietro per “la Verità”

 

L'Italia come l'Alabama o il Mississippi, gli Stati razzisti del profondo Sud degli Stati Uniti dove ancora fino alla metà del secolo scorso gli uomini di colore venivano inseguiti e linciati? Davvero stiamo diventando un Paese dove impera il Ku Klux Klan, come sembrerebbe a leggere certe dichiarazioni di alcuni esponenti politici di sinistra? No, l'Italia non è razzista né segregazionista come ci vorrebbero far credere. Tanto meno esistono ronde di incappucciati che vanno a caccia di neri.

 

Daisy Osakue

E però, ribatte chi ha scambiato il nostro Paese per la Louisiana o la Carolina del Sud, negli ultimi tempi gli atti di intolleranza si susseguono. Extracomunitari presi di mira da carabine ad aria compressa, un immigrato inseguito e ucciso, una ragazza di colore colpita all' occhio da un uovo lanciato da una macchina in corsa: se non è razzismo questo! No, questo non è razzismo, ma al massimo cronaca nera e vi spieghiamo perché, a cominciare dall'atleta azzurra che rischia di perdere l' occhio.

 

Prima che la campionessa italiana fosse colpita mentre tornava a casa a Moncalieri, nella stessa zona erano già accaduti i seguenti fatti. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio, un pensionato segnalò che qualcuno si era messo a lanciare uova contro casa sua.

Il 25 luglio alle 23.30, invece, tre donne sono state colpite da uova lanciate da un'auto in corsa (presumibilmente la stessa), sempre a Moncalieri.

Daisy Osakue

 

Ovviamente nessuno di questi episodi è salito alla ribalta nazionale, perché sia il pensionato che le tre ragazze bersagliate con le uova non erano di colore. Che cosa succede invece domenica? A essere presa di mira è una ragazza nera, un'atleta, per giunta progressista perché iscritta al Pd, e allora monta la canea.

 

C'è un suprematista bianco che si aggira in auto dando la caccia ai neri, twittano svelti i compagni, e il caso esce dalla cronaca per entrare nella politica. Anche perché la vittima, cioè la campionessa, dice che chi ha lanciato le uova cercava una donna di colore.

In realtà ai carabinieri non risulta nulla di tutto ciò. Loro si basano sulla testimonianza resa dalla giovane, che non fa cenno ad alcuno sfondo razziale.

Daisy Osakue

 

Ma veniamo all'immigrato colpito da un pallino sparato da un fucile ad aria compressa.

Un attacco razzista, strilla la solita compagnia di giro. Peccato che a sparare sia stato un altro immigrato, questa volta sudamericano, e che la stessa vittima assicuri nelle interviste ai giornali locali che il razzismo in questa faccenda non c'entri nulla, perché l'episodio ha semmai a che fare con la stupidità umana che spinge a premere il grilletto mentre sarebbe più opportuno premere l'interruttore dell' intelletto.

 

Veniamo infine all'ultimo caso, cioè al linciaggio di un marocchino sorpreso in macchina da una ronda, non padana ma romana. È successo ad Aprilia, provincia di Latina, dove in tre si mettono all' inseguimento di un'auto sospetta. La vettura sgomma perché chi vi è a bordo fiuta che non è aria. Gli inseguitori non mollano la presa e alla fine l'utilitaria in fuga si schianta contro un muro. Uno dei due a bordo della macchina uscita di strada scende, forse ci scappa un pugno, forse un calcio.

 

APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO

Risultato, l'uomo muore, ma nessuno sa dire se il decesso è dovuto alle percosse o all'incidente. Sta di fatto che anche qui parte la rumba: razzismo. E però si scopre che nell'auto c'erano arnesi da scasso e dunque il defunto, o per lo meno il suo complice, non era in gita di piacere alla ricerca del ponentino romano.

 

Intendiamoci: se anche il tizio deceduto avesse avuto intenzione di svaligiare un'abitazione, nulla giustifica il linciaggio e neppure il pestaggio, ma al momento nessuno sa dire se ci sia stato un linciaggio o un pestaggio. Anzi, per ora fa fede il resoconto dei carabinieri, che escludono il massacro. Insomma, elementi per costruire la tesi di un'Italia trasformata in una specie di Missouri degli anni Cinquanta al momento non ci sono.

senegalese ucciso corsico

C'è invece un dato di fatto e cioè che negli ultimi anni i furti, le rapine e gli stupri hanno per protagonisti gli immigrati.

 

Non lo dice Matteo Salvini e nemmeno lo sostiene Radio padania. Lo spiega la Fondazione Hume, ovvero il centro di ricerca nato per volere di Luca Ricolfi, un sociologo di sinistra. Secondo uno studio recentemente pubblicato e reperibile sul sito della Fondazione, negli ultimi anni è cresciuta la percentuale di stranieri denunciati o arrestati per furto. Mentre calano gli italiani, gli immigrati raggiungono quote che oscillano fra il 35 e il 40 per cento. Lo stesso dicasi per le rapine e per gli stupri.

razzismo a scuola

 

I dati non hanno pregiudizi e non tifano per coloro che hanno la pelle bianca o sono nati in Italia. I dati sono oggettivi e dicono che il problema non è il razzismo, ma la delinquenza che abbiamo importato grazie ai governi dell' accoglienza, cioè della sinistra.

Che è la sola vera responsabile e che continua ad alimentare una divisione che non c' è e se c' è non è dovuta alla razza ma al rispetto della legge. Da una parte chi non ruba e non stupra e dall' altra chi vive al di fuori dei confini del codice penale. Nero o bianco che sia.

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