DUCE O DUCETTA: TRA GLI ITALIANI È TORNATA LA TENTAZIONE DI AVERE AL POTERE L'UOMO, O LA DONNA, FORTE - ILVO DIAMANTI: “IL 57% IN AMBITO NAZIONALE RITIENE CHE IL PAESE ABBIA BISOGNO DI ESSERE GUIDATO DA UN 'LEADER FORTE'. IL 23% RITIENE CHE ‘IN ALCUNE CIRCOSTANZE UN REGIME AUTORITARIO PUÒ ESSERE PREFERIBILE AL SISTEMA DEMOCRATICO". QUESTO ORIENTAMENTO RIFLETTE LE PREFERENZE POLITICHE DEGLI INTERVISTATI E RAGGIUNGE IL MASSIMO LIVELLO, IL 75%, FRA GLI ELETTORI DEI FDI. UNA DOMANDA DI UN LEADER FORTE CHE CORRISPONDE ALLA CRISI DEI PARTITI CHE SI SONO ‘PERSONALIZZATI’. L'IMMAGINE HA RIMPIAZZATO LE IDEOLOGIE E IL RUOLO DEL CAPO È DIVENUTO DETERMINANTE. E COINCIDE, SPESSO, CON IL PARTITO…”
Estratto dell’articolo di Ilvo Diamanti per “la Repubblica”
La maggioranza degli italiani ritiene che «il Paese ha bisogno di essere guidato da un leader forte».
Non è una novità, ma la conferma di un orientamento rilevato dai sondaggi di LaPolis-Università di Urbino Carlo Bo (con Demos e Avviso Pubblico) da molti anni. E confermato da un'indagine recente.
L'ampiezza del consenso verso questa idea è costante nel tempo. Sempre intorno al 60%, con variazioni limitate. Nell'ultima rilevazione, infatti, la sua misura è il 57%, in ambito nazionale.
E oltre. Con una precisazione: "il" leader è divenuto "la" leader. Una donna. A presiedere il governo italiano, infatti, è Giorgia Meloni.
giorgia meloni in versione ducetta
[…] La domanda di un(a) leader forte si riflette nel timore che la "personalizzazione del potere" genera sul destino della democrazia.
Un sentimento di inquietudine che coinvolge circa 4 italiani su 10. Per la precisione: il 38%. D'altra parte, si tratta di una tendenza di lungo periodo. Corrisponde alla crisi dei partiti, che, a loro volta, si sono "personalizzati", "leaderizzati".
[…] l'immagine ha rimpiazzato le ideologie, mentre la comunicazione si è imposta sulla partecipazione. Questa tendenza si è diffusa rapidamente e oggi è visibile in tutte le forze politiche. Di ogni orientamento. Il ruolo del leader è divenuto, quindi, determinante. E coincide, spesso, con il partito.
GIORGIA MELONI DUCETTA DELL INFORMAZIONE - MEME BY EDOARDO BARALDI
Fabio Bordignon ha riassunto questa situazione con una definizione efficace: la "democrazia del Capo". Una cornice ai dati del sondaggio di LaPolis.
Nel quale si conferma l'indebolirsi del sentimento democratico, già emerso da altre indagini precedenti.
Oggi, infatti, il 23% degli italiani ritiene che "in alcune circostanze un regime autoritario può essere preferibile al sistema democratico". Una quota che supera il 30 fra coloro che evocano (e invocano) l'avvinto di "un leader forte". In altre parole, una "democrazia del capo".
L ITALIA SI CONFERMA STRONZA - VIGNETTA BY MANNELLI
[…] Questo orientamento riflette soprattutto le preferenze politiche delle persone intervistate. Raggiunge, non per caso, il massimo livello, il 75%, 3 elettori su 4, fra gli elettori dei Fd'I. Dunque, di Giorgia Meloni.
E ciò conferma come i Fd'I siano divenuti, a loro volta, un "partito personale". […]
A breve distanza, segue la Lega.
Divenuta, a sua volta, LdS, Lega di Salvini. Un partito non più "territoriale" ma "personale".
Più indietro è il M5s. […] Lontani da tutte le altre forze politiche, nel sondaggio di LaPolis-Università di Urbino (con Demos), vi sono i partiti di Centro Sinistra e, soprattutto, il PD. Un dato "significativo".
DA POTERE OPERAIO A POTERE FASCIO - MEME BY MACONDO
Riflette e "dà significato" alla sua "distanza" dal governo. E dalla "personalizzazione politica". In quanto è, sicuramente, un "partito impersonale". Non rappresentato dalla figura del Capo.
Ciò sottolinea la distanza del PD dal modello dominante. E lo propone come "partito", oltre e al di là della figura del leader. Ma, al tempo stesso, in questi tempi, lo penalizza. Perché i partiti sono ormai un participio passato. In quanto... sono "partiti".

