macron amiens

COME PUO’ UN EX BANCHIERE ROTHSCHILD PARLARE AGLI OPERAI IN CRISI? - E INFATTI NON PUO’: ARRIVATO ALLO STABILIMENTO WHIRLPOOL DI AMIENS, MACRON VIENE CONTESTATO - MARINE LE PEN, CHE AVEVA ANTICIPATO LA VISITA, GLI HA RUBATO LA SCENA E CONSENSI

macron contestato ad amiens macron contestato ad amiens

Leonardo Martinelli per “la Stampa”

 

Doveva essere il ritorno a casa del figliol prodigo: Emmanuel Macron ad Amiens, la sua città natale. Anche uno dei simboli della crisi industriale francese, perché lì da alcuni anni chiude una fabbrica dietro l' altra, vittime della delocalizzazione. Ma la trasferta di ieri si è trasformata in un vero incubo (ai margini dello psicodramma) per l' uomo politico arrivato in testa al primo turno delle presidenziali e favorito al ballottaggio.

 

Sì, perché Marine Le Pen, la rivale, gli ha rovinato la festa: a sorpresa si è materializzata sorridente e comprensiva tra gli operai di una fabbrica destinata a chiudere, proprio alle porte di Amiens, in una bolgia di selfie e applausi. Rubandogli la scena.

macron fischiato ad amiensmacron fischiato ad amiens

 

Si tratta di una fabbrica di asciugatori del colosso Whirlpool. Ci lavorano più di 600 persone ma dal giugno 2018 la produzione sarà trasferita in Polonia, a Lodz, parte di una riorganizzazione del gruppo americano (che fa utili), iniziata dopo l' assorbimento dell' italiana Indesit nel 2014. Ebbene, ieri, già in mattinata, sulla tv Lci, Jacques Attali, da sempre consigliere di potenti e ora pure del candidato di En Marche!, aveva definito la vicenda in maniera maldestra «un aneddoto, di cui non deve occuparsi un Presidente: si inserisce nel contesto della mondializzazione».

macron contestato ad amiens   macron contestato ad amiens

 

Intanto, nel quartier generale della Le Pen, a Parigi, si presentava il nuovo manifesto elettorale per il rush finale della campagna, con lei in minigonna (troppo magra, probabilmente fotoshoppata). Marine, però, non c' era. Dov' era finita? «Ad Amiens», hanno risposto i suoi collaboratori. Ma come, non c' era Macron ad Amiens? A lui da tempo era stato chiesto di venire lì, proprio per incontrare gli operai di Whirlpool, diventati una sorta di simbolo a livello nazionale (altro che aneddoto).

 

emmanuel macron incontra i lavoratori della whirlpool ad amiensemmanuel macron incontra i lavoratori della whirlpool ad amiens

Ecco, si trovava in una sala della Camera di commercio, in centro, con una marea di giornalisti e due sindacalisti di Whirlpool, quando l' uragano Marine è piombato in periferia, in mezzo agli operai che protestavano bivaccando in un parking vicino alla fabbrica.

«Eccomi tra di voi - ha detto -, che resistete alla mondializzazione selvaggia e non con qualche rappresentante che rappresenta solo se stesso, a mangiare pasticcini in città».

 

emmanuel macron incontra i lavoratori della whirlpool ad amiens 4emmanuel macron incontra i lavoratori della whirlpool ad amiens 4

«Quando ho saputo che Macron sarebbe venuto ad Amiens - ha aggiunto - e non si sarebbe neppure degnato di venire qui a incontrarvi, sono venuta subito da voi ». Sono seguiti selfie con Marine, baci e abbracci, mentre la donna spiegava che con lei presidente lo stabilimento rimarrà in vita. Da Parigi arrivava la notizia che Jean-Luc Mélenchon, il leader dell' estrema sinistra, non si pronuncerà per il secondo turno. E la Le Pen è ben determinata a conquistare il suo elettorato.

 

macron contestato ad amiens  macron contestato ad amiens

Macron, intanto, era stato avvertito del blitz. Si è giustificato, spiegando che la direzione della fabbrica l' aveva sconsigliato di andare sul posto. Ha accusato la Le Pen di «strumentalizzare questo conflitto». Poi ha deciso di andare anche lui per strada fra gli operai. L' ultimo atto si è consumato più tardi, sullo stesso parcheggio.

 

Al suo arrivo Macron è stato fischiato, tra i gridi «Marine Presidente». Non riusciva a muoversi nella folla: sono state immagini impietose. Ma poi ha insistito, con una buona dose di coraggio. È riuscito a parlare con i lavoratori, spiegando che «la risposta a quello che vi sta succedendo non è sopprimere per decreto la mondializzazione o chiudere le frontiere ma trovare un' azienda che riprenda il vostro sito, per conservare il maggior numero possibile di posti di lavoro». La situazione si è calmata. Ma ormai era troppo tardi. Su Internet e dalle tv rimbalzavano solo le immagini dei selfie. E quelle dei fischi.

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