PRIMARIE FATTE A MAGLIE - FA PIÙ NOTIZIA CHE HILLARY DA SEGRETARIO DI STATO PRIMA MANDÒ A MORIRE AMBASCIATORE E STAFF IN LIBIA, POI CERCÒ DI COPRIRE IL TUTTO, OPPURE CHE DALLA METÀ DI MARZO HACKERS, FORSE RUSSI, SONO ENTRATI NELLE MAIL DEI SUOI COLLABORATORI E CONOSCONO DETTAGLI RISERVATI DELLA CAMPAGNA E DEL RAPPORTO CON LA STAMPA?

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

hillary clinton      hillary clinton

Fa più notizia la prova che Hillary Clinton da segretario di Stato prima mandò a morire ambasciatore e staff in Libia, poi cercò di coprire il tutto inventando balle neanche tanto raffinate, oppure che dalla metà di marzo volenterosi hackers, probabilmente al soldo del governo russo, sono entrati nelle mail dei suoi collaboratori e probabilmente conoscono dettagli riservati della campagna e del rapporto con la stampa ?

 

bernie sanders  hillary clintonbernie sanders hillary clinton

La seconda quasi sicuramente, perché possono arrivare rivelazioni fresche, anche su certe generose versioni dei sondaggi; la storia della Libia è nota da troppo tempo, è stata metabolizzata dagli elettori, fa sicuramente parte delle ragioni per le quali la Clinton è ritenuta inaffidabile e cinica e anche un po' bugiarda, ma smoking gun, elemento nuovo e choc non c'è. Stevens e gli altri sono certamente morti per colpa delle deficienze del segretario di Stato, che aveva interesse a fingere che la situazione non fosse pericolosa. Qualcuno da qualche parte ha un dossier di mail trafugate che può distruggerla.

hillary    clinton hillary clinton

 

La collaboratrice presa più di mira dagli hackers si chiama Sarah Hamilton, si occupa di rapporti con la stampa, i suoi memorandum. Il pirata, haktivist, si definisce, Guccifer2.0, proclama di essere rumeno , solitario, e di non avere niente a che fare con l'operazione russa contro la Clinton.

 

Che cosa ha raccolto? Informazioni che magari qui in Italia non farebbero scalpore, abituati come siamo al Renzi show, ma negli Usa, perfino in quelli del 2016, qualche effetto lo sortiscono, come le indicazioni ad alcune televisioni su spostamenti e postazioni di tutti e tre i Clinton dopo il discorso della candidata a un rally di febbraio, in modo da ottenere la massima esposizione, o da bloccare l'avvicinamento di giornalisti più aggressivi e determinati a domande scomode e a inquadrature meno favorevoli.

CHRIS STEVENS CON IL CAPO DEI RIBELLI LIBICI JALILCHRIS STEVENS CON IL CAPO DEI RIBELLI LIBICI JALIL

 

Tattiche lecite o quasi, ma imbarazzanti, come il fatto di portare nel posto sbagliato per depistarlo il producer della Cnn, Dan Merica o l'inviata del Chicago Sun Times. Di che cosa ha paura la Clinton? Quali altre mail sono in mano agli hackers? Ma soprattutto, se sono un paio i giornalisti scomodi, gli altri sono al guinzaglio?

 

Due anni di indagini, sette milioni di dollari, i democratici contrari tanto da preparare un contro rapporto, ostilità e rifiuto a collaborare di Cia, Fbi, Difesa, Dipartimento di Stato, Casa Bianca, come poteva il rapporto della Commissione Benghazi contenere rivelazioni esplosive? Certo, messe in fila, anche notizie note fanno onestamente ribrezzo. La Clinton è donna di cinismo conosciuto, ma anche infinito.

 

La sciagurata guerra in Libia ci riguarda da vicino, noi cretini italiani che accorremmo volenterosi a una impresa che ci portava e ci porta solo guai. L'11 settembre del 2012, a guerra finita e quando la situazione di caos post eliminazione di Gheddafi cominciava ad essere evidente, un gruppo di terroristi musulmani attacca a Bengasi la sede dell'ambasciata americana. Viene massacrato l'ambasciatore Chris Stevens, il funzionario del Foreign Service, Sean Smith, due agenti della Cia, Tyrone Woods e Glen Doherty.

 

chris stevens e i militari morti durante l attacco al consolato di bengasichris stevens e i militari morti durante l attacco al consolato di bengasi

Il rapporto dei repubblicani è destinato ad aiutare la campagna di Donald Trump, che per ora fa finta di niente, lascia ai suoi di solito recalcitranti alleati di partito il giudizio, si prepara invece a un discorso sul ruolo della Clinton in trattati mondiali negativi per gli americani a suo dire. Nel rapporto ci sono, eccome, le prove del double standard di quei giorni: le spiegazioni ufficiali divergono da quelle che la Clinton, Obama e gli altri del governo si sono scambiati.

 

Quindi, l'Amministrazione sapeva di fornire notizie false sull'attacco, sulle sue cause, sulle conseguenze, ha scelto di divulgare una versione falsa. La Clinton dichiarò che si era trattato di reazione spropositata a materiale offensivo per gli islamici pubblicato su Internet, insomma la solita storia delle vignette su Maometto; ma al telefono a Tripoli con l'allora presidente libico al Magariaf, diceva cose diverse, diceva “la nostra missione è stata attaccata, sappiamo che Ansar as Sharia rivendica l'attacco”.

 

CHRIS STEVENS MENTRE INAUGURA LA SEDE CONSOLARE DI BENGASI ATTACCATA DAGLI ISLAMICI CHRIS STEVENS MENTRE INAUGURA LA SEDE CONSOLARE DI BENGASI ATTACCATA DAGLI ISLAMICI

La tempesta perfetta, come la definisce la Cnn, è quell'insieme letale di inerzia burocratica, sicurezza inadeguata, risorse economiche scarse, il cui risultato fu quella strage.

 

Si era a meno di due mesi dalla rielezione di Obama. La Clinton interrogata dalla Commissione ha sostenuto che non c'erano avvisi del pericolo, ma l'intelligence invece li aveva segnalati, e sia lei che il suo cpnsigliere capo, Patrick Kennedy, erano stati informati che un attacco era possibile e perfino imminente. Che avrebbero dovuto dire di più? Due membri della commissione, Mike Pompeo, Kansas, and Jim Jordan, Ohio definiscono un tragico fallimento di leadership. Sembra corretto.

 

Del possibile danno alla sua immagine nell'ultima fase di campagna, Hillary Clinton sembra più consapevole della Casa Bianca e anche degli uomini della sua campagna. “So di dover lavorare sodioper dimostrare che sono degna di fiducia”, ha detto parlando ieri a Chicago. Il punto è che Stevens e gli altri chiedevano aiuto, denunciando la situazione in questi termini, come dirigenti del Dipartimento di Stato hanno testimoniato.

 

La guerriglia era stata armata fino ai denti proprio dagli Stati Uniti per combattere l'esercito di Gheddafi; alla fine della guerra gli stessi miliziani si erano messi in proprio e combattevano tra fazioni avverse; la sede del consolato ufficiale di Bengasi era stata definita insicura e troppo difficile da proteggere; una protezione seria era anche considerata negativa nella fase finale della campagna presidenziale.

 

hillary   clinton jimmy fallon donald trumphillary clinton jimmy fallon donald trump

Non erano magnifiche le sorti e progressive della nuova Libia democratica? Infine,tutte le mai di quei giorni tragici sono sparite, prima dirottate sul famoso indirizzo privato della Clinton, poi distrutte al momento dell'ordine di consegnarle. Qualcuno però dei grandi hackers le ha, e in attesa di capire se le tirerà fuori e quando di qui all'8 novembre, la domanda se questo sia il comportamento di un presidente degno dell'incarico numero uno del mondo resta.

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