DA MANI PULITE A PIAZZA PULITA - DELL’UTRI SUONA IL REQUIEM DEL BANANA E DEL PDL: “SI È CONVINTO CHE ORMAI QUESTO PAESE NON SI GOVERNA” (TIPO IL DUCE, INSOMMA) - “QUALCHE ATTRATTIVA QUESTO PARTITO L’AVREBBE ANCORA AVUTA GRAZIE ALLA CAPACITÀ CARISMATICA DI BERLUSCONI” - E GLI ALTRI DIRIGENTI? “SFILATO IL BANDOLO, SI SFILA TUTTA LA MATASSA”...

Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

«È una pagina che si chiude. Basta, archiviata. Destinata a finire nel polveroso libro di storia degli ultimi vent'anni. Ora bisognerebbe voltarla, questa pagina. Io ho l'impressione che i problemi del Pdl non si risolvano con questa mossa».

Marcello Dell'Utri, lei questi anni li ha vissuti al fianco di Berlusconi, come quelli precedenti, del resto. Come sta il presidente in questo momento, come la sta vivendo?
«Male, malissimo. È stata una scelta sofferta, soffertissima. Non l'ha presa certo a cuor leggero. Per lui è una sorta di abbandono. Anzi, un'abdicazione, direi. Subita no, non direi: è pur sempre il leader. Ma sapeva che era una scelta ineluttabile».

Ineluttabile perché costretta dai sondaggi, dai consensi in calo verticale?
«No, macché. Berlusconi si è convinto che ormai questo Paese non si governa. È ingovernabile. Ed è destinato a restare tale. Inutile insistere».

Lo ha convinto anche lei, la famiglia, i figli, Confalonieri?
«Lo ha convinto la situazione. La decisione l'aveva meditata da tempo. Silvio non è uno sprovveduto, ha chiarissimo il quadro. Dentro e fuori il partito. Sa qual è il problema? Che l'evento, temo, non risolverà comunque i problemi del Pdl».

Nel senso che?
«Ma nel senso che qualche attrattiva questo partito l'avrebbe ancora avuta grazie alla grande capacità carismatica di Berlusconi. Senza di lui è difficile immaginare un passaggio di consegne automatico dei consensi a un pur valido successore. Ecco, diciamo che il partito adesso si metterà alla prova. Un esame di maturità. Vedremo il presidente cosa è riuscito a costruire intorno a sé e cosa questi giovani saranno in grado di fare senza di lui. Si apre una nuova vita del Pdl».

È un problema di "quid", per citare il Cavaliere?
«Questo lo sta dicendo lei».

Adesso le primarie, subito. Segneranno davvero la svolta?
«Ma perché lei ci crede alle primarie?».

Me lo dica lei, senatore. Ci crede?
«Bah, non so. Non ho mai creduto allo strumento delle primarie. Ma potrei sbagliarmi, eh...».

Alfano viene investito ancora una volta. È lui il successore?
«Lui è il primo indiziato, diciamo. Ma dovrà dimostrare di meritare quei galloni».

Il presidente sconta anche una certa delusione? Chi lo ha deluso di più?
«Certo, la delusione fa parte della vita. E chi fa tanto bene è destinato a patirne di più, perché la gratitudine non è di questo mondo. Sì, una dose di delusione c'è. Non dirò mai nei confronti di chi, ma c'è, e pesa».

Ma lei crede davvero che Berlusconi si faccia da parte?
«Il presidente è un guru. È uno straordinario coach. Ora si è messo in testa di aiutare i giovani, formarli, lanciarli. Sarà capacissimo di farlo».

Sta pensando a una nuova lista, appunto di giovani?
«È un'idea, un progetto. Una lista di persone specchiate, sia chiaro».

E dunque non sarà un addio al Parlamento, il suo?
«Ma no, non avrebbe senso. Berlusconi non si candida a fare il premier. Però può essere benissimo un membro autorevole delle Camere, può dare ancora un apporto
alla vita politica del Paese. Ha una grande esperienza. Ha una forza dirompente, io lo conosco, ripeto: potrà aiutare, perfino guidare tanti giovani che si affacciano alla politica».

Lui si fa da parte, secondo lei dovrebbero farlo tutti gli altri dirigenti del Pdl?
«Beh, sfilato il bandolo, si sfila tutta la matassa. Va da sé».

E Marcello Dell'Utri che farà? A sinistra, dirigenti di lungo corso dicono addio al Parlamento. Anche lei ha parecchie legislature alle spalle, oltre ai noti problemi.
«Vedremo, devo ancora decidere. Per me, proprio per i noti problemi, è una questione di legittima difesa. Se continuerò a subire gli attacchi che ho dovuto affrontare in questi anni, potrei decidere di restare. Ma non è detto che la politica sia l'unica via, né la migliore per difendersi. Valuterò anche alla luce di quanto avvenuto in queste ore».

Senta senatore, ha parlato di una pagina di storia che oggi si chiude. Qual è stato per Berlusconi il momento più bello e quello più brutto di questi diciotto anni in politica?
«Il più bello, quello che ancora ricorda con emozione, il suo primo intervento all'Assemblea generale dell'Onu. Il momento più entusiasmante, sicuramente. Il più brutto, non c'è dubbio, le dimissioni del suo governo dello scorso anno. Volontario, ma necessitato anche quello. È stato l'inizio della fine».

 

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