COLPEVOLE, MA NON TROPPO: MANNING CONDANNATO PER SPIONAGGIO MA NON PER TRADIMENTO – ASSANGE: "VITTIMA DELL’ORGOGLIO FERITO DI OBAMA"

1 - WIKILEAKS, MANNING COLPEVOLE "MA NON HA AIUTATO IL NEMICO"
Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

Colpevole sì, ma non troppo, il soldato Manning è entrato da ieri per sempre nelle opposte mitologie dei martiri della libertà o dei traditori della patria, con una sentenza che gli risparmierà l'ergastolo. LA US Army non ha infierito su questo esile, minuscolo, tormentato ragazzo di 25 anni il cui metro e 57 di statura è divenuto un'altezza gigantesca nella fama, nell'odio e nelle polemiche del mondo. Quando la Corte, presieduta da una donna, il colonnello Denise Lind, domani deciderà la pena, tutto è possibile, perché non esiste un minimo di detenzione per i reati meno gravi attribuiti: in teoria, i due anni che ha già consumato in varie carceri militari potrebbero bastare.

Bradley non ha "aiutato il nemico" come sosteneva l'accusa, con quella valanga di informazioni segrete pubblicate attraverso WikiLeaks, che era l'imputazione più grave, da ergastolo, dopo la rinuncia dell'accusa a chiedere la pena di morte. Ha violato le leggi sulla diffusione di informazioni governative e sull'appropriazione di dati che non gli appartenevano perché la presidente della Corte Marziale ha deciso che nulla di quanto lui aveva rivelato è costato davvero vite o sconfitte militari agli Stati Uniti. Soltanto l'umiliazione di verità vergognose.

Manning è ormai entrato nella leggenda del nostro tempo, ma per ora è entrato anzi, è tornato, in quel carcere dove era rinchiuso da 24 mesi senza processo, anche in solitaria per 12 mesi, in attesa della definizione della pena, che secondo i rumors non supererà i vent'anni, ma che potrebbe andare da 136 anni alla scarcerazione immediata per il tempo scontato, a totale discrezione della Corte.

Vestito nella perfetta, alta uniforme della 10a Divisione di Montagna, Seconda Brigata Combattente con i galloni d'oro sottili di "soldato di prima classe" che fino a ieri aveva ancora il diritto di indossare, Manning è, dal 25 novembre del 2009 quando cominciò a far scorrere documenti segreti, la "Macchia di Rorschach", quel test psicologico nel quale chi guarda può decidere che cosa ci vede.

«Ho visto un ragazzino molto tenero, con manine sottili da bambina» ha detto la disegnatrice ufficiale del tribunale, che lo ha seguito negli otto mesi di processo, senza tv nè fotografi. È l'incarnazione di quello che tanti detestano degli Usa e altri amano: la capacità di commettere grandi errori e il coraggio di rivelarli.

Non c'è dubbio, per sua stessa ammissione, che questo soldatino galleseamericano di 25 anni, che credeva di avere trovato nella uniforme lo scudo contro la propria inquietudine, abbia violato il Codice di Giustizia Militare, lo Ucmj, americano. Lo ha fatto copiando e poi trasmettendo a WikiLeaks circa 750mila "files", documenti, clip video, rapporti, informazioni sui movimenti truppe, comunicazioni riservate del Dipartimento di Stato e della Difesa dalla Siprnet e dalla Jwics, acronimi per le network delle comunicazioni segrete.

Ma non ha davvero prodotto quei danni colossali, tattici e strategici, che l'accusa aveva cercato di attribuirgli. Non ha perso lui, la guerra in Iraq, come non fu Daniel Ellsberg a perdere la guerra in Vietnam, o Bob Woodward a perdere la Casa Bianca per Nixon. Non fu la verità, fu la bugia a distruggere quelle guerre e quegli uomini. Non c'è neppure dubbio sul fatto che lui, senza guadagno, senza corruzione, senza illusioni di gloria, abbia squarciato quello che restava dell'ipocrisia e delle bugie militari sulla catastrofe morale e politica voluta da Bush, Cheney e Rumsfeld per "esportare la democrazia" a cannonate.

Fu la clip di un elicottero americano accanito nella caccia a "terroristi" per le vie di Bagdad che uccise un giornalista della Reuters e il suo assistente dopo averli prima colpiti, poi seguiti e finiti, a dare il titolo a un documento terribile: Collateral Murder. Assassinio collaterale. Manning ha fatto per svergognare l'occupazione dell'Iraq quello che avevano fatto le foto delle torture dal carcere di Abu Ghraib.

La slavina di materiale risucchiato dalle reti segrete del governo Usa e, lui dice, rifiutate prima dal Washington Post e poi dal New York Times, fluì nel bacino alluvionale di quella WikiLeaks creata da Julian Assange che fino all'incontro con il soldatino Manning aveva promesso molto e prodotto poco. Fu Manning a "fare" le fortune di Wiki-Leaks.

Ma a differenza di Edward Snowden, la "talpa" della Nsa e dei controlli elettronici capillari che è fuggito lontano dagli Usa per parlare, Bradley Manning non avrebbe voluto essere scoperto. Non si sentiva un Daniel Ellsberg, il consulente del Pentagono che passò alla stampa le analisi segrete sul Vietnam e affrontò la giustizia, uscendone assolto come
whistleblower, come colui che fischia il fallo commesso dai giocatori.

Vedeva, in quell'azione che ben sapeva essere illegale, l'occasione per un riscatto, forse una vendetta, dopo una vita tormentata in una famiglia confusa e nomade e la scoperta della propria omosessua-lità, oggetto di dileggio, bullismo e dolore quanto la sua minuscola figura, che la divisa esacerbava e non proteggeva. A un superiore, il sergente Adkins confidò di sentirsi non gay, ma femmina e di pensare seriamente a un intervento chirurgico. Gli inviò una foto di sé, in abiti da donna.

Fu denunciato allo Fbi da un celebre hacker, Adrian Lamo, detto "l'hacker senza tetto" per i suoi incessanti spostamenti, divenuto leggenda nel mondo dei nerd. Lamo segnalò allo Fbi che in Iraq un soldato addetto alle comunicazioni "sensibili" stava diffondendo documenti segreti. Ma nella sua testimonianza durante la Corte Marziale Lamo ha difeso Manning, negando che lui avesse intenzione di «assistere il nemico in guerra», il reato che infatti il giudice ha respinto.

È quello che, nella sua voce esile come la sua figura, sotto il basco nero con il distintivo azzurro della 10a Divisione di Montagna che non indosserà mai più, Bradley Manning ha ripetuto ai giudici militari e che il suo difensore ha argomentato. Ha sbagliato, il piccolo soldato, ma per fare il bene del proprio Paese, non per umiliarlo e per danneggiarlo, avendo già provveduto il Paese stesso a danneggiarsi e umiliarsi da sé.

Era impossibile che la Corte Marziale non lo condannasse, dopo le sue ammissioni, ma la sentenza della storia non sarà necessariamente la stessa. Come ha detto Dan Rather, il famoso ex reporter della Cbs che duellò con Nixon: «I segreti sono a volte necessari, ma in una democrazia non si può mai avere troppa informazione».


2 - WIKILEAKS: MANNING;MESSAGGIO ASSANGE,"PERICOLOSO PRECEDENTE"
(ANSA) - Il verdetto di colpevolezza emesso negli Usa contro la "gola profonda" di Wikileaks, Bradley Manning, costituisce un "pericoloso precedente", facendo passare la rivelazione di importanti informazioni al pubblico come "spionaggio": lo ha dichiarato il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, in un messaggio video registrato dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dov'è di fatto prigioniero, e trasmesso da vari media, fra cui la Bbc. Assange dice che l'unica vittima delle rivelazioni Manning è l'orgoglio ferito" del governo Usa.

Secondo Assange, le rivelazioni di Manning "hanno fatto conoscere crimini di guerra, dato inizio a rivoluzioni e indotto cambiamenti in senso democratico" nel mondo. Il giovane militare è quindi "l'essenza stessa del 'whistleblower'", cioè del rivelatore di malefatte. "Si tratta in assoluto del primo processo per spionaggio contro un uomo che rende pubbliche informazioni negli Stati Uniti", e si tratta, secondo Assange, di un "giudizio miope che non è tollerabile e va rovesciato": "Non si deve mai far passare il diffondere informazioni per spionaggio".

Secondo l'australiano fondatore di Wikileaks, Obama ha all'attivo più procedimento contro rivelatori di informazioni "di tutti gli altri presidenti Usa messi insieme". Eppure, ricorda Assange, nel programma presidenziale di Obama nel 2008 si lodava il ruolo del "whistleblower" come dell' "arbitro delle ingiustizie" e degli abusi di potere dei governi: dichiarazioni, dice Assange, che sono state rimosse da Internet la scorsa settimana. Assange rileva inoltre come non sia provata l'esistenza di una sola vittima, di una sola persona danneggiata dalle rivelazioni di Manning.

"L'unica vittima è l'orgoglio ferito del governo degli Stati Uniti". E gli attacchi a Manning "sono un segno non di forza, ma di debolezza". Quello contro Bradley Manning, conclude Assange nel suo messaggio video "non è un processo giusto, non è mai stato un processo giusto".

 

 

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