“SONO ANDATO UNO CONTRO UN MILIONE E HO VINTO IO” – MARIO ADINOLFI SCRIVE A DAGOSPIA DOPO ESSERE STATO CONTESTATO E OFFESO DURANTE IL PRIDE DI ROMA PER AVER PORTATO IN PIAZZA LA BANDIERA DI ISRAELE: “HO FATTO VEDERE A TUTTI INVECE COME AGISCE LA ‘INCLUSIVA’ PIAZZA DEI FASCISTI ARCOBALENO, INSIEME AI GAY CONSERVATORI DI FRANCESCA PASCALE E AI DISSIDENTI IRANIANI, DONNE E UOMINI. GENTE CHE COMBATTE DAVVERO, NON COME QUESTI QUATTRO FROCI CHE SI RUBANO I MILIONI DI EURO, PUBBLICI E DEGLI SPONSOR, INDISTURBATI SENZA DOVER RENDERE CONTO A NESSUNO PERCHÉ NON C’È UN GIORNALISMO SERIO CHE PONGA LORO MEZZA DOMANDA, ANZI FA SOLO DA CASSA DI RISONANZA AD UNA NARRAZIONE FALSA…” – VIDEO!
MARIO ADINOLFI CONTESTATO AL PRIDE
Lettera di Mario Adinolfi a Dagospia
Caro Dago, Hanno detto che erano un milione e allora sono andato uno contro un milione. A testimoniare al Gay Pride di Roma con il corpo un’idea di libertà e vera “inclusione” nella piazza dei fascisti arcobaleno che rubano non è provocare, è spiegare. Arrivare con la bandiera dell’unico Stato del Medio Oriente dove un omosessuale può essere sicuro di non essere arrestato, torturato o ucciso non è “cercare visibilità” (grazie a Dio non ne ho bisogno, non c’è italiano che non conosca il mio nome e la mia faccia) semmai è offrirla.
E se i colleghi giornalisti avessero davvero voglia di vedere andrebbero ad esempio a chiedere i conti del Roma Pride a chi lo organizza e si intasca i soldi, soldi regalati del comune di Roma quindi denari pubblici oltre quelli ingentissimi delle sponsorizzazioni rifiutando qualsiasi forma di trasparenza (richiesta anche da molte organizzazioni della stessa galassia Lgbt). Già chiedete a Colamarino i dettagli di bilancio della giornata: chi lo ha pagato e quanto nel dettaglio, come ha speso i soldi nel dettaglio. Vi farà una supercazzola e non ve lo dirà.
Chiedete al sindaco Gualtieri quanto ha dato al Roma Pride 2026 con tutti gli eventi collaterali e a chi: vi farà una supercazzola e non ve lo dirà, fate lo stesso uno per uno con i venticinque sponsor, otterrete le stesse risposte.
Cari colleghi non lo farete perché la nota lobby vi impedisca di farlo e vi obbliga invece a scrivere che uno contro un milione a difesa dei veri omosessuali perseguitati, quelli trucidati dagli islamici di Hamas a cui la piazza inneggiava cantando “Palestine will be free from the river to the sea” proponendo dunque proprio come Hamas la distruzione dello Stato di Israele, è uno che va lì per provocare o cercare visibilità di cui non ha bisogno.
Io ho fatto vedere a tutti invece come agisce la “inclusiva” piazza dei fascisti arcobaleno, insieme ai Gay Conservatori di Francesca Pascale e ai dissidenti iraniani, donne e uomini. Gente che combatte davvero, non come questi quattro froci che si rubano i milioni di euro, pubblici e degli sponsor, indisturbati senza dover rendere conto a nessuno perché non c’è un giornalismo serio che ponga loro mezza domanda, anzi fa solo da cassa di risonanza ad una narrazione falsa.
L’Ansa, dico l’Ansa, ha scritto che io indossavo una spilla con la stella di David e sarei stato allontanato dalla piazza per l’intervento di uno dei froci sedicente leader di un sedicente partito. Semplicemente non è mai accaduto, non indossavo una spilla con la Stella di David ma la spilla del mio partito il Popolo della Famiglia che ha appena preso più del 5% alle elezioni suppletive per la Camera in Veneto, nessuno mi ha allontanato dal corteo che ho percorso per un tratto come si può vedere dalle immagini televisive con la Pascale e i dissidenti iraniani fino a quando stremato anche per il caldo non ho preso un taxi e me ne sono di mia volontà andato.
Chi ha scritto per l’Ansa, poi ripresa acriticamente dai giornali, semplicemente non c’era e non ha visto altrimenti avrebbe visto che non indossavo nessuna spilla con la Stella di David ma si è fatto dettare il pezzo dal sedicente leader del sedicente partito gay che aveva già pronto il comunicato per cercare lui sì due minuti di visibilità mettendosi sotto il riflettore che io gli ho fornito.
Ora spero che sotto i riflettori ci finisca il latrocinio di denari pubblici che Gualtieri consente con il finanziamento non rendicontato al Roma Pride e agli eventi collaterali gestiti dagli stessi soggetti che si rubano pure i soldi degli sponsor senza fornire nessun giustificativo. Intanto ci è finito l’atteggiamento di una piazza violenta e intollerante testimoniata inequivocabilmente dai video che nessuno ha mandato in onda ma che qui accludo. Sono andato uno contro un milione e ho vinto io.




