napolitano renzi

MATTEO SENTE PUZZA DI ROTTAMAZIONE – IL DUCETTO PREOCCUPATO DALL’ASSE NAPOLITANO-PRODI. E FA BENE: I POTERI SI STANNO COALIZZANDO PER FARLO FUORI, DEFINITIVAMENTE – PURE LA FINOCCHIARO, EX BADANTE DELLA BOSCHI, GIUDICA “UN’ACROBAZIA” LA RIFORMA ELETTORALE “SENZA AVERE UN QUADRO DI ALLEANZE DEFINITO PRIMA DEL VOTO”

 

Fabio Martini per la Stampa

 

NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI

Sin dal primo momento la parola d' ordine dal quartier generale di Matteo Renzi è stata chiara: ignorare Giorgio Napolitano, far finta di nulla, assorbire nel muro del silenzio la severa requisitoria dell' ex Capo dello Stato contro l' ipotesi di elezioni anticipate, promosse sull' onda di interessi più personali che politici da parte dei principali leader del Paese. Consegna mantenuta: in 24 ore neppure un esponente vicino a Matteo Renzi ha pronunciato una sola parola contro Napolitano.

 

PRODI NAPOLITANOPRODI NAPOLITANO

La strategia del silenzio, così perfettamente realizzata, nasconde due timori da parte di Matteo Renzi. Il primo: che possa ingrossarsi e trasformarsi in diga il «partito del no» alle elezioni anticipate. Il secondo: che le tante dissociazioni da parte dei padri fondatori del Pd - da Napolitano a Prodi, da Letta e Veltroni - possano fare «massa critica». Con un effetto «convergenze parallele», da parte di personaggi che per il momento non parlano tra di loro, non hanno studiato una strategia comune, ma che condividono un giudizio critico nei confronti di Matteo Renzi.

 

renzi e napolitanorenzi e napolitano

Il leader del Pd conosce l' ex Capo dello Stato e sa bene che pur mantenendo influenza e amicizie tra personalità «altolocate», a tutto può pensare Giorgio Napolitano tranne che a dare vita un fantomatico «partito del Presidente emerito». Certo l' ex Capo dello Stato è ancora un punto di riferimento fuori e dentro il Pd, fuori e dentro l' Italia. In questi giorni Napolitano non si è parlato con Mario Draghi ma i contatti e gli scambi di opinione sono frequenti, compresa l' ultima volta che il presidente della Bce è stato in Italia.

 

Anche Giuliano Pisapia, leader in pectore di una nuova formazione di centrosinistra fortemente concorrenziale col Pd, non ha parlato in queste ore con Giorgio Napolitano, ma nel 2011 quando divenne sindaco la prima telefonata la fece all' allora Capo dello Stato. Da allora i due si sono sentiti e visti anche in occasioni non ufficiali.

 

PRODI NAPOLITANO2PRODI NAPOLITANO2

Ieri Napolitano, all' indomani della sua severa requisitoria, si è trattenuto nel suo studio a palazzo Giustiniani, con l' intermezzo di un pranzo con una vecchia amica, Anna Finocchiaro. E guarda caso proprio lei, la ministra per i Rapporti col Parlamento, è l' ultima di una serie di esponenti di primo piano della stagione dell' Ulivo che si sia dissociata dalle scelte politiche di Matteo Renzi.

 

In un intervento di due giorni fa la Finocchiaro ha scritto parole molto critiche verso Renzi: «Una precisa, e studiata, strategia politica sul quadro delle alleanze con cui ci si presenta al voto e con cui si intenda, in caso di vittoria, governare. È questo un vuoto clamoroso della nostra riflessione politica» e «francamente passare da "la sera del voto bisogna sapere chi governa" a "vedremo poi" mi pare un' acrobazia poco credibile».

prodi napolitano3prodi napolitano3

 

Quel che Renzi più di tutto teme è che la saldatura tra tante voci critiche possa condizionare pesantemente il risultato elettorale del Pd alle prossime Politiche. Eloquente il commento di Romano Prodi alle parole di Napolitano: confermando il giudizio «negativo» sulla legge elettorale approdata alla Camera, il Professore ha aggiunto: «Condivido Napolitano: senza saperlo abbiamo detto le stesse cose». Sottolineatura non casuale: «senza saperlo».

anna finocchiaroanna finocchiaro

 

È proprio così. Per il momento il fronte dei «frenatori», di coloro che immaginano di «mettere in sicurezza» il Paese avanza in ordine sparso. Prodi, Letta, Veltroni, Napolitano: personaggi che hanno lasciato la politica, che non stanno «brigando» contro Renzi. Ma sono personalità che si conoscono da una vita e sono unite da un sentimento comune: la sensazione di essere stati «snobbati», chi più, chi meno, dal giovane Matteo.

 

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