mohammed bin salman zayed golfo persico arabia saudita emirati uniti

IL MEDIO ORIENTE È UNA PENTOLA A PRESSIONE, E NON SOLO PER L’IMPLOSIONE DELL’IRAN – IN YEMEN E NEL CORNO D’AFRICA SI È SCATENATA UNA DISPUTA ESPLOSIVA TRA SAUDITI ED EMIRATINI. IN QUELL’AREA BIN SALMAN E BIN ZAYED COMBATTONO SU SCHIERAMENTI OPPOSTI: L’EGITTO, CHE SI MUOVE INSIEME A MBS, NON ESCLUDE DI INTERVENIRE IN SUDAN, DOVE GLI EMIRATI FORAGGIANO LE MILIZIE SECESSIONISTE RSF. IL QATAR E LA TURCHIA “MARCANO” LE MANOVRE DI ISRAELE CONTRO GLI HOUTHI, STRATEGIA AGEVOLATA DAGLI EMIRATINI (MA NON OSTEGGIATA DAI SAUDITI, CHE COMBATTONO CONTRO I RIBELLI FILO IRANIANI IN YEMEN)

I TIMORI DEL CAOS NELLA REGIONE

Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

MOHAMMED BIN ZAYED CON MOHAMMED BIN SALMAN

[…] non c’è solo il vulcano Iran. Nel vicino Yemen, oltre alla sfida degli Houthi filoiraniani, si è aperto il contrasto tra sauditi ed emiratini. Una disputa allargatasi al Corno d’Africa e al Sudan, aree dove combattono schieramenti sostenuti da Riad e Abu Dhabi, con giochi politici spesso complicati, non lineari.

 

Ieri l’Egitto, che si muove di concerto con i sauditi, non ha escluso un intervento diretto per mantenere la coesione sudanese minacciata dalla spinta secessionista della milizia ribelle Rsf foraggiata dagli Emirati.

 

Al tempo stesso, soprattutto Qatar, Arabia e Turchia «marcano» le manovre israeliane alla conquista di posizioni, strategia agevolata dagli emiratini. Non manca neppure chi fa dei distinguo tra la posizione di Abu Dhabi e del leader Mohammed bin Zayed, protagonista di iniziative spericolate, e Dubai, da sempre interessata a vincoli commerciali con l’Iran. Una partnership, nonostante le sanzioni, ampiamente tollerata da Washington. Che lascia fare e prende nota.

 

raid saudita in yemen

IL NUOVO DISORDINE NEL GOLFO

Riccardo Cristiano per “Appunti”, la newsletter di Stefano Feltri

https://appunti.substack.com/p/il-nuovo-disordine-nel-golfo

 

[…] Alla fine del 2025 è deflagrato il conflitto tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, cioè tra Mohammad bin Salman e Mohammad bin Zayed.

 

È noto che una decina di anni fa il giovane Mohammed bin Salman, quando si trovò catapultato ai vertici della monarchia saudita, si legò particolarmente al più anziano Mohammad bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti.

 

Si racconta che un giorno, mentre passeggiavano sul lungomare, bin Zayed avrebbe invitato il giovane saudita a osservare lo specchio d’acqua davanti a loro e quindi gli avrebbe detto: “Noi dobbiamo solo aspettarli: europei, asiatici, americani, tutti devono passare di qui”.

 

hostess in cima al burj khalifa di dubai spot emirates

La frase indicherebbe un programma di governo: inserire i loro Paesi nell’economia globale, abbandonare ogni integralismo religioso, puntare sul pragmatismo, quindi su un riformismo autocratico, calato dall’alto, che non ha eccezioni da fare al paradigma tecnocratico.

 

Dubai, il gioiello della corona emiratina, incarna proprio questo: dedizione al consumismo globale, ai grattacieli avveniristici e ai dormitori nel deserto per i lavoratori immigrati. I due ben presto sono diventati Mbs e Mbz per la grande stampa, soprattutto anglosassone e in molti hanno visto in loro la “modernità possibile”.

 

emirati arabi uniti

Oltre il petrolio

La linea elaborata da Mbz è abbastanza semplice; basta economia basata sulla rendita parassitaria da reinvestire in Occidente, al contrario, la rendita deve produrre sviluppo in loco, creare gruppi leader, richiamare investitori stranieri interessati al mix deserto-grattacieli. I loro fondi sovrani dispongono di trilioni di dollari.

 

Ma la visione di bin Zayed è diventata notizia da prima pagina in tutto il mondo per l’adesione di bin Salman ed è proiettata sul post-idrocarburi.

 

Contemporaneamente, i due sono stati i consoli della guerra al fanatismo religioso e quindi dell’apertura all’amico americano e della caduta del muro che opponeva gli arabi ad Israele: bin Zayed era il battistrada, il leader più importante tra quelli che poi hanno aderito agli accordi di Abramo, bin Salman il fedele adepto, pronto a seguire.

 

IL BURJ KHALIFA DI DUBAI

I loro impegni comuni più famosi sono stati la guerra agli Houthi yemeniti (i ribelli filo-iraniani) e il tentativo di isolare il Qatar dalla terra e dal mare, per il suo sostegno agli islamisti dei Fratelli Musulmani e la “vicinanza” all’Iran.

 

Sfida per l’egemonia

Ma bin Salman non guida un Paese normale, quella corona ha la custodia dei luoghi santi dell’islam, ha un’estensione sterminata, riserve petrolifere enormi, ha sempre disposto dell’Opec, il cartello dei produttori di petrolio: la leadership le appartiene per natura […]

 

Oggi il tumultuoso mondo arabo non ha più contrapposizioni interne, con maggiore o minore entusiasmo ora sono tutti dietro Riyadh.

 

Ma non può essere così per Mohammed bin Zayed. Tutto sommato tutto parte dagli Emirati Arabi Uniti, il modello vincente è Dubai, una realtà globale, Neom, la futuribile città lineare di bin Salman dedicata alla ricerca e connessa al porto sul Mar Rosso di Dubai, è una scommessa che non decolla.

 

tamim bin hamad al thani mohammed bin salman tahnoon bin zayed

Ma bin Salman non può cedere lo scettro degli scettri arabi, il suo Paese è per destino guida della storia araba.

 

Potremmo dire che bin Zayed ha riconosciuto il titolo onorifico, ma il mare, quello che lui e bin Salman guardarono insieme, lo vuole controllare lui.

 

Abu Dhabi è infatti in prima linea nel conflitto sudanese, che dal fianco africano controlla un tratto strategico di Mar Rosso, e lì sostiene gli uomini del generale insorto, Mohammad Hamdan Dagalo Musa, i miliziani delle Rapid Support Forces, responsabili in questi anni di assedi e altri crimini di guerra - come i nemici dell’esercito sudanese- ma determinati ad arrivare fino al Mar Rosso, di cui il Sudan controlla un tratto importante.

 

RIBELLI HOUTHI

Dall’altra parte del mare c’è lo Yemen, quel Paese dove gli emiratini hanno combattuto insieme ai sauditi contro tanti gruppi del fanatismo islamista e che ora non accettano di andar via per lasciare tutto ai sauditi.

 

Lo Yemen è troppo importante da un punto di vista geostrategico, ma per i sauditi è, volendo usare un linguaggio di moda in questi giorni venezuelani, il loro “patio trasero”.

 

Qui il governo riconosciuto internazionalmente è di fedeli vassalli di Riyadh, ma bin Zayed non ha faticato a trovare dei suoi vassalli.

 

mappa dell arabia saudita

[…] Pian piano i nuovi amici di bin Zayed si sono mostrati pronti a invocare l’indipendenza del vecchio Yemen del Sud dando vita al Southern Transitional Council (STC), ma con confini più estesi, prendendo il controllo anche della provincia più importante, quella terra che confina per centinaia di chilometri con l’Arabia Saudita e che ha dato tanti natali importanti, compreso quello di Osama Bin Laden.

 

Quando Israele ha riconosciuto il Somaliland, più a sud del Sudan, nel Corno d’Africa, nella capitale saudita sarebbero suonati tutti i campanelli d’allarme, anche perché quel riconoscimento è stato bocciato dagli arabi, ma non dagli Emirati Arabi Uniti.

 

Solo allora si è cominciato a temere che bin Zayed voglia il controllo del mare che conta, della più grande via marittima tra tre continenti: cioè quello che va dal Mar Rosso al Golfo di Aden, comprendendo il decisivo stretto che li collega.

 

porta potty party a dubai 3

Ecco che, per non sbagliare, Riyadh ha cominciato a fare la voce grossa sul futuro dello Yemen intimando l’alt ai leader dei separatisti del sud, ha esibito le armi emiratine, bombardando il porto di Makalla e accusando ufficialmente gli Emirati di mettere in pericolo la loro sicurezza nazionale.

 

Abu Dhabi ha negato, ha richiamato i suoi esperti militari, ma il capo dei separatisti dell’ STC, al Zubaidi, non ha fatto altro che dichiarare la sua volontà separatista, occupato altri territori, alzato il livello dello scontro, dichiarandosi pronto ad aderire agli accordi di Abramo, una mossa che indebolirebbe, se attuata, il potere negoziale di Riyadh, che è intervenuta con pesantezza; il suo ministro degli esteri è volato a Washington e forte della richiesta americana di non litigare tra vecchi amici ha convocato negoziati tra i leader yemeniti, a Riyadh. Al Zubaidi ha capito che rischiava la galera ed è fuggito ad Abu Dhabi.

 

donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 7

Infatti l’esito dei negoziati è stato lo scioglimento dell’STC, ufficializzato il 9 gennaio 2026 da Riyadh per bocca dei negoziatori. Il governo internazionalmente riconosciuto e fedele a Riyadh lo avrebbe ottenuto al tavolo negoziale con gli esponenti dell’STC presenti.

 

[…]

 

Ma lo scacchiere preparato da bin Zayed potrebbe essere più ampio. Il suo più ingente intervento economico per aiutare “i fratelli siriani” riguarda la città portuale di Tartous, per la quale ha stanziato investimenti per 800 milioni di dollari.

 

donald trump con mohammed bin zayed ad abu dhabi emirati arabi uniti

Se si mette tutto in fila, traspare un progetto che chiuderebbe i sauditi nel loro deserto, assumendo il controllo di arterie marittime tra le più importanti al mondo.

 

La guerra ci abitua a ragionare in termini di “buoni contro cattivi”: ma capita che i belligeranti siano entrambi buoni, o entrambi cattivi. Ecco il rompicapo dei cinesi, che tanto dipendono dalla quiete nelle acque antistanti lo Yemen dove la guerra tra emiratini e sauditi li può solo danneggiare.

 

Dunque è solo una questione di leadership, come si ama dire “geostrategica”. È l’esito di quell’iperproduzione di stati sovrani voluta dai colonialisti dopo il disfacimento dell’impero ottomano nel nome del famoso divide et impera?

 

Ora bin Zayed e bin Salman possono legittimamente ritenere che nel loro spazio occorra una sola leadership.

LE BASI AMERICANE NEL GOLFO PERSICO

 

Entrambi sanno bene che combattersi nello Yemen, come anche in Sudan, è pericolosissimo, perché tra i due litiganti potrebbero godere al Qaida e altre organizzazioni del fanatismo terrorista […]

golfo persico gli schieramenti

IL CARGO GRECO ETERNIT C ATTACCATO E AFFONDATO DAGLI HOUTHIporta potty party a dubai 2porta potty party a dubai 5una suite del burj al arab raid di usa e uk contro i ribelli houthi in yemen 7donald trump con lo sceicco mohamed bin zayed al nahyanmissile degli houthi colpisce aeroporto di tel avivdonald trump con mohammed bin zayed ad abu dhabi emirati arabi uniti burj al arab a dubaiIsraele raid contro houthi a Sanaa in Yemen

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…