meloni calenda vannacci

DICHIARARE "VANNACCI NON SARA' IN COALIZIONE" NON SPETTAVA A SALVINI BENSI' A GIORGIA MELONI, PREMIER DELLA COALIZIONE DI GOVERNO - COME MAI LA DUCETTA E I SUOI FRATELLI NON HANNO ANCORA APERTO BOCCA SULL'USCITA DEL GENERALISSIMO? - TRA SALVINI E TAJANI C'È CHI TEME CHE LA PREMIER VOGLIA TENERSI APERTA OGNI POSSIBILITÀ, FINO A QUANDO SI ARRIVERÀ PIÙ A RIDOSSO DELLE ELEZIONI DEL 2027 – SORGI: “SE VANNACCI MANTIENE ANCORA IL SUO MEZZO MILIONE DI VOTI PUÒ BASTARE A DETERMINARE UN..."

 

1 - QUANTO PESA E QUANTO VALE IL GENERALE 

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “la Stampa” 

 

Nella storia recente (Seconda-Terza Repubblica) ci sono due tipi di scissione. Uno, per intendersi, è quello del 2017 di Speranza e Bersani dal Pd. Scissione destinata a fondare un partito, o un partitino come "Articolo 1", a restare comunque nell'area del partito-padre o madre, a siglare poco dopo una ricomposizione, e nel frattempo a raggiungere un accordo onorevole sulle liste elettorali del 2018.  

MELONI CALENDA VANNACCI

 

In un certo senso era simile a questo modello anche la scissione di Renzi da cui nacque "Italia viva" (2019), solo che in quel caso c'era un tacito accordo di non riunificazione e l'alleanza è rimasta all'interno della coalizione di centrosinistra […] Esiste inoltre un terzo tipo di scissione, modello Fini-Futuro e Libertà del 2010, aggravata da una rottura e da una successiva incompatibilità personale […] Di lì in poi Fini si spostò progressivamente verso il centro e uscì dalla politica attiva. 

 

È ancora presto per dire a quale tipo di scissione appartenga quella di Vannacci. Dipenderà dai suoi rapporti con il centrodestra, e in particolare dalla decisione di Meloni se tenerlo dentro o fuori la coalizione. 

 

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Quanto alla sua relazione personale con Salvini, il leader della Lega che lo aveva innalzato al ruolo di vicesegretario, sembra averla presa proprio male. E d'altra parte Vannacci aveva giurato davanti al popolo di Pontida, e "da uomo d'onore", che non se ne sarebbe mai andato. […] per decidere […] alla premier basterebbe una piccola articolazione della nuova legge elettorale, una soglia di sbarramento più alta, un meccanismo di recupero del miglior perdente più ostico, per imporre l'isolamento politico e rendere la vita più difficile al generale.  

 

Il quale, se mantiene ancora il suo mezzo milione di voti raccolti alle Europee (ma è lecito dubitarne), vale più o meno il 2 per cento. Che sommato al 3-3,5 attribuito dai sondaggi a Calenda, altro possibile, ma non ancora scontato alleato del centro destra, fa un 5-5,5. 

Quel che può bastare a determinare un quasi pareggio tra le coalizioni e a mettere a rischio, seppure per pochi voti, per il centrodestra l'assegnazione del premio di maggioranza. 

 

2 - MEGLIO IL GENERALE O CALENDA? IL BIVIO CHE AGITA IL CENTRODESTRA 

Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “la Stampa”  

 

ROBERTO VANNACCI COME CHARLES DE GAULLE - MEME

All'improvviso, ecco un nemico a destra, ecco un amico a sinistra. Strani giorni per il centrodestra, impegnato a coltivare un dialogo con Carlo Calenda e a fronteggiare il nuovo partito di Roberto Vannacci. Due finestre, aperte ai lati opposti della coalizione, che agitano il corpaccione parlamentare della maggioranza. 

 

Di fronte a Vannacci e alla nascita di un'opposizione a destra, i maggiorenti di Fratelli d'Italia si mostrano sicuri, quasi spavaldi: «Molto sopravvalutato», taglia corto il ministro Luca Ciriani. «Una meteora, un fuoco di paglia», dice il senatore Alberto Balboni.

 

Nelle chat interne, però, rimbalza l'ultima rilevazione di YouTrend: l'impatto della nuova creatura politica del generale, Futuro Nazionale, vale il 4,2%. Toglierebbe a Fratelli d'Italia l'1,1% e alla Lega lo 0,9%. Drenerebbe, dunque, più voti a Giorgia Meloni che a Matteo Salvini.  

 

roberto vannacci

E questo perché, ragiona il politologo Piero Ignazi, è soprattutto la premier a «ritrovarsi una spina nel fianco sui suoi temi, non prevista e che parla più o meno la sua lingua. O meglio, quella che risuona nel suo elettorato». È di questo che sono più preoccupati ai piani alti di Fratelli d'Italia. La Lega invece, nonostante sia quella che subisce lo strappo, regge meglio in virtù del suo «essere un partito leninista - sostiene Ignazi -.Lì si segue il leader, qualunque cosa accada». 

 

(...)

 

Se ora Vannacci si professa come la vera destra, spiega Campi, «Meloni e Salvini saranno costretti a far vedere che il loro messaggio non viene edulcorato dallo stare al governo». E in questo scenario - aggiunge Sofia Ventura, professoressa di Scienza politica all'Università di Bologna - c'è «il pericolo che si ammorbidiscano le posizioni filoeuropeiste e filoucraine del governo, sulle quali Vannacci farà una opposizione dura». E allora, come potrebbe proseguire il dialogo con Calenda, che sul sostegno all'Europa e a Kiev non transige? «Semplice, non potrebbe», dice Campi. 

 

giorgia meloni matteo salvini

A questo proposito, lo strappo del generale ha «strane tempistiche - osserva Campi - e sembra dettato da ragioni non di politica interna, ma esterne ai confini nazionali». Detta fuori dai denti: «Avere una forza politica con posizioni apertamente filorusse potrebbe essere un interesse reale di Mosca, così come dell'estrema destra americana.  

 

(...)

 

giovanni donzelli giorgia meloni carlo calenda (3)calenda meloniGIORGIA MELONI E CARLO CALENDAGIORGIA MELONI E CARLO CALENDAGIORGIA MELONI E CARLO CALENDAgiovanni donzelli giorgia meloni carlo calenda (5)

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...