CODAZZO CHIGI - MENTRE IL BANANA VA A BRUXELLES A SQUADERNARE LA LETTERINA IN CUI PROMETTE ‘LICENZIAMENTI FACILI’, PALAZZO CHIGI ASSUME 33 PERSONE CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 4000 DIPENDENTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (CHE VANTA 377 DIRIGENTI CONTRO I 198 DEL CABINET OFFICE INGLESE) - UN ESERCITO DI CONTRATTI CHE PESA SUI CONTI DELLO STATO PER 236 MLN € - IL MINI-STRO BRUNETTA PROFETIZZAVA TAGLI LACRIME E SANGUE ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: INDOVINATE DI CHI È LA FIRMA SOTTO IL DECRETO CHE AUTORIZZA LE NUOVE ASSUNZIONI?...

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Dieci anni esatti sono passati da quando, era l'8 settembre 2001, Silvio Berlusconi raccontò di aver incontrato una Margaret Thatcher esterrefatta perché il suo successore laburista Tony Blair aveva portato da 70 a 200 il numero dei collaboratori di Downing street. E confessò tutto il proprio sconforto: «Io a Palazzo Chigi mi sono trovato 4.500 persone. Penso che serva una rivoluzione pacifica per ammodernare lo Stato».
Sono rimaste parole. Quanti siano adesso con precisione i dipendenti della presidenza del Consiglio, nessuno lo sa con esattezza.

E già questo la dice lunga. Ma ci potete scommettere: meno di quanti ne trovò il Cavaliere nel 2001 non sono di certo. Anche perché qui non capita quello che si verifica negli altri uffici statali dove per legge hanno dovuto stoppare il turnover: male che vada, chi esce viene subito rimpiazzato. Crisi o non crisi. Volete una dimostrazione? Dopo aver approvato ad agosto una manovra che rende tassativo il blocco delle assunzioni e prevede il taglio del 10% degli «uffici dirigenziali non generali», Palazzo Chigi fa un decreto che spiana la strada all'assunzione in pianta stabile alla presidenza del Consiglio di 33 persone, 12 dei quali dirigenti. Destinati a finire anche loro nella nebbia dei conti presidenziali. Fitta: anzi, fittissima.

Un dato del conto annuale della Ragioneria generale dello Stato che risale ormai al 2008 (da tempo i dati del conto annuale non sono più consultabili nel sito della Ragioneria) dice che i dipendenti a tempo indeterminato erano 2.384, più 14 precari. E i dirigenti? Nel sito della presidenza c'è una fotografia dei «ruoli dirigenziali» scattata addirittura il 2 gennaio del 2010, quasi due anni fa, quando l'elenco dei ranghi più alti prevedeva 377 poltrone, escluse le 43 della Protezione civile. Il doppio del britannico Cabinet office, che con buona pace della Lady di ferro conta oggi 198 dirigenti.

Naturalmente non è finita qui. Perché ci sono i comandati, gli uomini degli staff (duecento? O trecento? Oppure quattrocento?) e poi i collaboratori dei ministeri senza portafoglio... Insomma, se prendiamo per buona la cifra contenuta nel bilancio 2009 secondo cui il personale «di line» (questa è la definizione in inglese data dal documento contabile) pesava sui conti di Palazzo Chigi per 236 milioni, si arriva alla conclusione che la presidenza del Consiglio pagava due anni fa non meno di 4.600 stipendi da 50 mila euro lordi.

Vi domanderete: e con un esercito verosimilmente più numeroso di quello che un decennio fa scandalizzava il Cavaliere si sente il bisogno di assumere altre 33 persone? Precisiamo subito che è tutto in regola. Il primo articolo della manovra di agosto esclude infatti la presidenza del Consiglio dal divieto di assumere e dall'obbligo di tagliare i dirigenti: oltre alle forze di polizia, all'esercito, alle autorità di bacino, ai vigili del fuoco e alla magistratura.

Formalmente la nuova infornata non fa dunque una grinza: ma la circostanza non la rende certamente più digeribile. Tutt'altro. E poco importa che il decreto di Palazzo Chigi tenga a precisare come i relativi concorsi saranno banditi soltanto a fronte di «posti effettivamente disponibili». Resta il fatto che mentre i ministeri si apprestano a subire tagli lineari selvaggi e i serbatoi delle volanti sono a secco, l'unica amministrazione che aumenta le spese è proprio la presidenza del Consiglio. La legge di stabilità prevede per il prossimo anno una crescita dello stanziamento a favore di Palazzo Chigi da 465,6 a 486,2 milioni: +20,6 milioni, pari al 4,4%.

Il tutto mentre il primo ottobre scorso, dalle colonne del Foglio diretto da Giuliano Ferrara, il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta distribuiva il suo terrificante presagio: entro il 2013 la pubblica amministrazione perderà 300 mila posti di lavoro «e forse anche di più». Per completezza d'informazione segnaliamo che la firma sotto il decreto che autorizza le 33 assunzioni alla presidenza del Consiglio è quella del ministro Brunetta.

 

RENATO BRUNETTA Silvio Berlusconi Palazzo ChigiMargaret Thatcherblair tony 0003

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