MERKEL-SARKÒ - LUI NON LE AVRÀ DATO DELLA “CULONA INCHIAVABILE”, MA IN PRIVATO LEI LO CHIAMA “MONSIEUR BLABLA” - UN RAPPORTO TUTT’ALTRO CHE ROSE E FIORI: PARIGI GUARDA A LONDRA PER DIFESA E POLITICA ESTERA E A BERLINO PER L’ECONOMIA - UN LEGAME D’INTERESSE (COME IL PATTO SALVA-BANCHE), FATTO DI RANCORI E FRECCIATE: “ANGELA! FRA NOI È LA LUNA DI MIELE, VERO?”. “NO, COOPERIAMO, ED È TUTTO”…

Alberto Mattioli per "la Stampa"

L'asse di un tempo L'immagine dell'amicizia franco-tedesca con Kohl e Mitterrand nel 1984 a Verdun durante la cerimonia del 70˚ anniversario della Prima guerra mondiale

All'ultimo G8 di Deauville, Nicolas Sarkozy tubò davanti alle telecamere, descrivendo l'effetto che il cangiante cielo normanno aveva fatto su Angela Merkel, certo tosta cancelliera, ma pur sempre donna tedesca, dunque romantica: «Angela era ravie, rapita. E per me se Angela è contenta vuol dire che il vertice è andato bene».

C'eravamo tanto amati? A parole, sì. Nei fatti, un po' meno. Fra Nicolas e Angela non c'è l'amicizia vera che c'era fra Mitterrand e Kohl, fotografati mano nella mano e davvero commossi a Verdun, sul luogo del peggior carnaio delle molte guerre franco-tedesche. Sarkozy lavora meglio con Cameron, e del resto la politica europea di Parigi gioca su due tavoli: asse con Londra per la difesa e la politica estera, con Berlino per quella economica. E si sa che andare d'amore e d'accordo quando ci sono di mezzo i soldi è più difficile. Poi lui è molto francese, lei è molto tedesca: infatti pare che in privato lei chiami lui «Monsieur Blabla».

Risultato? Nel quinquennio sarkozysta non sono mancate le punture di spillo. Per esempio, nell'estate 2007, quando il «Rheinische Post» spifferò che durante un vertice Ue un ministro di Berlino, Peer Steinbruek, aveva accusato Sarkò di fare troppi regali fiscali ai suoi elettori ricchi invece di rispettare i rigidi piani di economie europei. Sarkozy si arrabbiò moltissimo, prima sbottando con il ministro («Come si permette di parlarmi così?») e poi con Merkel, colpevole di non averlo rimproverato.

Passa qualche mese e al vertice di Lisbona Sarkò risponde così a una domanda sui rapporti franco-tedeschi: «Angela! Fra noi è la luna di miele, vero? Honeymoon?». E lei, severissima, molto Ddr: «No, no, cooperiamo, ed è tutto». Nel febbraio 2008 scoppia il famoso affare della penna stilografica romena, cioè quella del premier romeno che Nicolas distrattamente s'intasca. E Angela, sorridentemente perfida (o perfidamente sorridente), gliene offre un'altra a favor di telecamere: «Lei le colleziona, vero?».

Seguono altri litigi di varia gravità sul nucleare, che la Germania abbandona e la Francia difende, sull'Unione per il Mediterraneo sponsorizzata da Parigi, sul futuro dell'eolico, su cui Berlino scommette e Parigi è scettica. E qualche gaffe: nel maggio 2008, ad Aquisgrana, Sarkozy si rivolge al marito di Angela chiamandolo «monsieur Merkel», allorché si chiama Sauer e Merkel è, in realtà, il nome del primo consorte della Kanzlerin.

Nel novembre 2009, per i vent'anni dalla caduta del Muro, Sarkozy si vanta di essere stato a Berlino, quando invece si era appalesato in loco soltanto una settimana dopo. E Merkel, in tivù, loda ironicamente «le dichiarazioni entusiaste, benché talvolta mancanti di precisione» dell'europartner.

Infine, nel luglio 2010, in piena tempesta per le espulsioni dei Rom molto criticate dalla Commissione europea, Sarkozy assicura i giornalisti di averne parlato con Merkel e di avere il sostegno tedesco, «completo, totale e intero». La Cancelleria smentisce spiegando che i due dei Rom non hanno nemmeno parlato. Crisi, come si vede, tutto sommato piccole. Ma, insomma, fra Nicolas e Angela non è un matrimonio d'amore. Al massimo, d'interesse. E nell'interesse, si spera, di tutta l'Europa.

 

Sarkozy e Angela Merkel article NICOLAS SARKOZYCARLA BRUNI CON IL PANCIONEgoverno merkelMerkel e il gesto ripetuto

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