milena gabanelli javier milei argentina

MILEI, TU VUO’ FA L’AMERICANO (MA OCCHIO ALL’IRA DI XI) – IL NEOPRESIDENTE ARGENTINO PROMETTE DI CHIUDERE LA BANCA CENTRALE, ELIMINARE IL PESO E USARE SOLO DOLLARI: VORREBBE DIRE APPALTARE LA POLITICA MONETARIA ALLA FEDERAL RESERVE USA – MI-JENA GABANELLI: “LA MOSSA DEL ‘LOCO’ È INDIGESTA PER LA CINA, CHE PUNTA A ESTENDERE LA SUA INFLUENZA SUL SUDAMERICA. E PECHINO È UN CLIENTE VITALE PER L’ECONOMIA ARGENTINA” – IL DUELLO USA-CINA SUL LITIO ARGENTINO – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SU JAVIER MILEI

 

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina per www.corriere.it

 

milena gabanelli - javier milei

Il prossimo 10 dicembre, in Argentina, comincia la presidenza di Javier Milei. Chi è Milei? Suo padre era un autista di autobus, sua madre casalinga. Dopo un’infanzia difficile, si laurea in economia, consegue due master e inizia a lavorare in società finanziarie, ma diventa noto per le sue rissose apparizioni in tv.

 

[…] Il 19 novembre scorso ha convinto gli elettori offrendo un drastico ridimensionamento dello Stato «il male assoluto», guidato «da una casta di parassiti».

 

Ecco il suo programma: cancellazione di 11 ministeri; abolizione della Banca Centrale; vendita delle principali aziende di Stato, come la società petrolifera Ypg o l’istituto di credito Grupo Financiero Galicia; privatizzazione della sanità e della scuola; nessuna misura per contrastare il climate change; via i vincoli al possesso di armi; abolizione della legge sull’aborto; liberalizzazione delle adozioni e del «mercato degli organi umani», visto che «uomini e donne sono proprietari innanzitutto del proprio corpo». Infine la riforma bandiera: sostituzione del peso con il dollaro americano.

 

Pur lavorando si diventa poveri

i ministeri che milei vuole eliminare dataroom

Nel ballottaggio, Milei ha conquistato il 55% dei consensi, battendo l’ex ministro dell’economia, il peronista Sergio Massa. Tuttavia potrà contare solo su 39 seggi sui 257 totali della Camera e sette sui 72 del Senato. Sarà, dunque, un presidente senza maggioranza parlamentare.

 

Potrà fare solo alcune cose per decreto, come ridurre il numero dei ministeri, ma per il resto dovrà trattare con i moderati di Insieme per il cambiamento, guidato dall’ex presidente Mauricio Macri e dalla candidata alle elezioni Patricia Bullrich. Certo, il presidente, soprannominato «el loco» (il matto) fin da ragazzo, potrebbe procedere a colpi di referendum. Ma non è detto che riesca a spuntarla su temi sensibili come l’aborto, la vendita di organi, o il climate change.

 

milena gabanelli - javier milei

Il Paese sembra incamminato verso il decimo default finanziario della sua storia. Soffocato dalla stagflazione, cioè la diminuzione della ricchezza prodotta (-2,5% la stima per la fine del 2023), combinata con una furiosa inflazione, oggi al 143% e che, secondo le previsioni, potrebbe toccare il 200% alla fine dell’anno. Il tasso di disoccupazione è alto (6,6%), ma non drammatico. Ciò significa che una larga fascia di argentini si impoverisce, pur lavorando.

 

il programma di javier milei dataroom

Circa il 40% della popolazione, 18,3 milioni su 45, vive sotto la soglia della povertà, l’equivalente di 750 euro per una coppia con due figli minorenni; il 9,3% degli abitanti non ha neanche i soldi per mangiare.

 

L’altro tema chiave è il dissesto delle finanze statali. Il debito pubblico ammonta a 419 miliardi di dollari, pari all’85% sul prodotto interno lordo, un peso sostenibile se non fosse che oltre la metà è in mani straniere. Vanno conteggiati i 44 miliardi di dollari prestati dal Fondo monetario internazionale e altre decine di miliardi in titoli e obbligazioni sottoscritte dai grandi fondi americani, da BlackRock a Gramercy Funds Management.

 

Il tasso di interesse è arrivato alla strabiliante percentuale del 145%, nel tentativo di raffreddare l’inflazione e attirare altri sottoscrittori per i titoli di Stato. Non sta funzionando. […]

 

Sostituzione del Peso col Dollaro

il dollaro e l argentina dataroom

Per il neopresidente la via d’uscita è in una soluzione shock: buttare via la moneta locale, chiudere la Banca centrale e ricominciare usando solo dollari. Molti economisti, in Argentina e altrove, hanno subito avvertito: attenzione, ciò significa rinunciare alla politica monetaria, appaltandola alla Federal Reserve americana.

 

Per cominciare sarebbe Washington a fissare il tasso di interesse anche per Buenos Aires. Le autorità argentine, inoltre, non potrebbero più manovrare il tasso di cambio con le altre monete: per esempio non sarebbe più possibile svalutare per favorire le esportazioni. Infine perderebbero l’opportunità di stampare altre banconote, immettendo liquidità nel sistema per alimentare la domanda di beni e servizi.

 

lula xi jinping ramaphosa modi lavrov vertice brics di johannesburg 2023

Sono tutte obiezioni convincenti per uno Stato con i conti in ordine: valgono anche per l’Argentina di oggi? Le imprese, di fatto, già esportano e importano con altre valute: dollaro, ma anche yuan cinese. La moneta americana è scambiata in nero a un valore 3-4 volte superiore rispetto a quello ufficiale. Se la «dollarizzazione» riuscisse a mettere in sicurezza stipendi e pensioni, a rilanciare i consumi, a riportare un po’ di ordine nei conti pubblici, allora in pochi rimpiangerebbero il peso, la moneta locale.

 

I precedenti di Panama, Equador, Salvador

la crisi economica argentina dataroom

Ci sono alcuni precedenti: Panama ha adottato il biglietto verde già nel 1904, l’Ecuador nel 2000 ed El Salvador nel 2001. A Panama è andata bene: lo Stato del Canale ha beneficiato di una crescita economica costante, integrandosi nel circuito americano. Le economie delle altre due nazioni, invece, sono rimaste fragili e i loro bilanci pubblici oggi rischiano la bancarotta. […]

 

Alla corte di Joe Biden

la cina e l argentina dataroom

Il primo problema dell’Argentina è che lo Stato non ha abbastanza dollari per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni. La Banca centrale non possiede valuta americana nelle sue riserve. Da dove potrebbero arrivare i dollari necessari per trasformare l’economia argentina? Un canale potrebbe essere il commercio con gli Stati Uniti. Ma per gli argentini la bilancia dei pagamenti con gli Usa (export meno import di beni e servizi) è in deficit di 9,9 miliardi. Escono molti più dollari di quanto ne entrino nel Paese.

 

Milei ha già bussato alla porta del Fondo monetario internazionale, ma prima di erogare altre risorse vorrà verificare se davvero ci saranno le riforme, in particolare il taglio del 15% della spesa pubblica. E comunque i dollari del Fmi non basteranno.

 

javier milei

E allora? Milei spera di contare sull’appoggio politico ed economico della Casa Bianca: nei giorni scorsi è volato a Washington per incontrare alcuni funzionari del Tesoro e soprattutto il capo della sicurezza nazionale Jake Sullivan, stretto collaboratore di Joe Biden. I due hanno discusso di come rafforzare il rapporto tra i rispettivi Paesi. Tutto ciò si tradurrà in una specie di Piano Marshall per l’Argentina?

 

È difficile immaginare che Joe Biden, alle prese con Ucraina e Gaza, possa chiedere al Congresso di stanziare fondi per Buenos Aires. Nel caso di un ritorno di Donald Trump ci sarà certamente una buona intesa (i due simpatizzano), ma gli aiuti finanziari ad altri Stati non fanno parte della dottrina trumpiana.

 

È più probabile invece che la finanza e l’industria statunitensi decidano di acquistare (magari facendo pure il prezzo) le aziende di Stato che Milei vuole privatizzare. I settori sono quelli strategici: telecomunicazioni, energia, banche, media e, come vedremo, c’è dentro la partita cruciale delle grandi miniere di litio.

 

Saltano i piani del Brasile

gli scambi commerciali dell argentina dataroom

In campagna elettorale ha ripetuto che il primo gennaio 2024 l’Argentina non entrerà, insieme con altri cinque Paesi, nel gruppo dei Brics formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Il motivo è che uno degli obiettivi dei Brics è proprio quello di contrastare il primato del dollaro a livello mondiale, usando altre monete per i commerci e per le riserve delle banche centrali. Xi Jinping spinge per lo yuan.

 

Milei che vuole aggrapparsi al dollaro e agli Usa scombina i piani di almeno due Paesi: quelli del presidente brasiliano, Ignacio Lula da Silva, che suggerisce di utilizzare le proprie valute almeno negli scambi tra i Paesi del Brics. E di scambi fra Brasile a Argentina ne corrono parecchi: il Brasile assorbe il 14,3% delle esportazioni argentine (dati Comtrade 2022).

 

 […] Milei potrebbe spingere per un avvicinamento verso Washington. Lula, per altro, presiederà il G20 nel 2024 e il Gruppo dei Brics nel 2025. Due occasioni per guidare l’affrancamento del «grande Sud» dall’influenza americana. Forse Milei non sarà a bordo, ma lo vedremo alla prova dei fatti.

 

Un freno alle mire cinesi sul Sud America

xi jinping accoglie lula a pechino 4

La mossa del «loco» è indigesta anche per la Cina, che punta ad estendere la sua influenza sul Sudamerica. Pechino è un cliente vitale per l’economia argentina. Nel 2022 ha acquistato il 92% della produzione di soia e il 57% della carne. Inoltre il governo cinese ha già concesso all’Argentina prestiti per 18 miliardi di dollari.

 

 Ma la partita più importante è quella sul litio, la materia prima fondamentale per le batterie delle auto elettriche, di accumulo delle energie rinnovabili, e per tutti gli apparecchi elettronici. L’Argentina, con Cile e Bolivia, detiene immense riserve del minerale e finora non del tutto sfruttate. […]

 

Nell’area argentina dell’altopiano andino sono già attive diverse aziende cinesi, fra cui la Ganfeng Lithium e la Tsingshan Holding Group. Una collaborazione chiaramente sgradita agli Stati Uniti, che pure sono presenti nei campi minerari argentini con la società Livent Corporation. Ora è lecito chiedersi fino a che punto Milei frenerà i cinesi e favorirà gli americani nella corsa al litio. La partita, dove la Ue non tocca palla, è solo all’inizio.

javier milei 6milena gabanelli - javier milei javier milei 2milena gabanelli - javier milei

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...