di maio tria

CHE FINE HA FATTO IL “DECRETO DIGNITÀ”? - IL MINISTRO TRIA TROVA LA SPONDA DELLA LEGA E STOPPA IL PROVVEDIMENTO CARO A DI MAIO - GLI UFFICI DELLA RAGIONERIA AVREBBERO AVUTO DA RIDIRE SULLE COPERTURE FINANZIARIE DI ALCUNE MISURE, GIUDICATE INSUFFICIENTI E INADEGUATE - ALTRE OBIEZIONI SAREBBERO SORTE DOPO L'ESAME LEGISLATIVO DEGLI ARTICOLATI, CHE AVREBBE EVIDENZIATO ALCUNI ERRORI TECNICI

Roberto Giovannini per “la Stampa”

 

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

Una semplice battuta d'arresto, o un caso politico? Problema tecnico banale e superabile, dicono i collaboratori del vicepremier Luigi di Maio. Ma c'è di mezzo anche la politica e le sue tensioni, se è vero che lo stop al «decreto dignità» - fortemente osteggiato dalle associazioni degli imprenditori, e pochissimo gradito alla Lega - è stato deciso dal ministro dell'Economia Giovanni Tria.

 

Una scelta condivisa e appoggiata dal potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Che durante il Consiglio dei ministri ha ammonito i colleghi a verificare sempre le coperture finanziarie dei provvedimenti. Fatto sta che ieri sera nell'ordine del giorno del Consiglio dei ministri non c'era più il pluriannunciato decreto legge «dignità», messo a punto dal vicepremier e ministro del Lavoro e Sviluppo economico Luigi Di Maio.

 

matteo salvini, giancarlo giorgetti, gian marco centinaio

Che fine ha fatto questo articolato provvedimento, che dovrebbe intervenire su molti temi, dalla pubblicità del gioco d'azzardo alle regole per le assunzioni, passando per l' abolizione di molte misure fiscali di lotta all' evasione e una tassa sulle delocalizzazioni? Secondo Di Maio, «sta facendo il giro delle Sette Chiese, tra bollinature e cose che sto scoprendo solo adesso, ma il testo è pronto. Deve essere solo vidimato dai mille e uno organi di questo paese».

 

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

Ma la faccenda sarebbe più complicata. Il decreto legge è stato stoppato dal ministro dell' Economia Giovanni Tria: gli uffici della Ragioneria avrebbero avuto da ridire sulle coperture finanziarie di alcune misure, giudicate insufficienti e inadeguate. A cominciare dall' abolizione dell' obbligo dello split payment , un meccanismo tributario mirato a contrastare l' evasione del pagamento dell' Iva quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione.

 

Una misura, introdotta nel 2015 dal governo di Matteo Renzi, che ha indubbiamente complicato la vita dei contribuenti onesti, costretti a gestire problemi di liquidità. Ma è pur vero che lo split payment ha dato ottimi risultati: nel biennio 2015-2016 c'è stato un maggior gettito Iva, pagata dai contribuenti disonesti, quantificabile in circa 3,5 miliardi. Altre obiezioni, più facili da risolvere, sarebbero sorte dopo l'esame legislativo degli articolati, che avrebbe evidenziato alcuni errori tecnici.

 

DELVOX TRIA SALVINI DI MAIO

I collaboratori del vicepremier smentiscono: è solo una questione tecnica che si risolverà presto, e il provvedimento sarà varato lunedì o martedì prossimi. Di Maio insiste: «datemi ancora qualche giorno - dice in diretta Facebook - e manterrò l'altra promessa, il decreto dignità che interviene sui precari, sulle delocalizzazioni, sulla sburocratizzazione, sul gioco d'azzardo».

 

Eppure, le voci che trapelano lasciano intendere che i problemi che hanno suggerito di rinviare il varo del decreto (esclusa la parte sulla fatturazione elettronica, indispensabile per evitare lo sciopero dei benzinai) sono ancora più articolati. Vanno al di là del tema delle coperture finanziarie, e riguardano sia il merito delle misure sia il loro impatto politico. Il punto è l' intenzione da parte di Di Maio, in qualità di ministro del Lavoro, di ridurre il grado di flessibilità e di precarietà del mercato del lavoro.

 

luigi di maio confcommercio

Nel «decreto dignità» già era scomparsa la norma che avrebbe regolamentato il lavoro dei rider e degli altri lavoratori della «gig economy». Ma per il momento, nel testo c' è ancora la stretta sui contratti a tempo determinato, con il ritorno delle causali dopo i primi dodici mesi, il limite a 4 proroghe, l'aumento dei costi contributivi a carico delle imprese dell'1% per ogni nuovo contratto.

 

Ieri Confindustria, Confesercenti e Confcommercio hanno protestato contro questa misura. Una protesta, pare, che avrebbe trovato ascolto sia al ministero dell' Economia che al quartiere generale della Lega. Il Carroccio pesca già molti voti nel mondo delle piccole imprese, ma evidentemente cerca di accreditarsi come interlocutore politico anche delle associazioni datoriali tradizionali. Un altro grattacapo per i Cinque Stelle, alle prese anche con l'evidente cautela di Tria nel mettere in cantiere il reddito di cittadinanza.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…