IL MONDO MILITARE CONTRO IL GOVERNO-PULCINELLA DI MONTI & TERZI: “SIAMO ASSISTENDO UNA FARSA”

Sole24ore.com

«Siamo militari, abbiamo le stellette. Sappiamo obbedire, nella buona e nella cattiva
sorte». Così al Tg1 Massimiliano Latorre, che oggi ha partecipato con Salvatore Girone ad una Messa speciale per la domenica delle Palme con il sottosegretario Staffan de Mistura e l'ambasciatore d'Italia Daniele Mancini. Una scarna dichiarazione in mezzo alla pomposa propaganda indiana e il crescente nervosismo del mondo militare italiano: continua così la vicenda dei due marò accusati della morte dei due pescatori del Kerala e rispenditi in India dopo il braccio di ferro Roma-New Delhi.

Il ministro della Difesa indiano A.K. Antony ha detto oggi a Trivandrum, in Kerala, che i due marò italiani sono ritornati in India grazie «all'atteggiamento deciso» della Corte Suprema indiana e del governo del Paese. Lo riferisce l'agenzia di stampa Pti. «La questione è stata risolta - ha spiegato - senza molti problemi con il deciso atteggiamento assunto dalla Corte Suprema e il suo energico intervento».

La vicenda dei due militari italiani rientrati a New Delhi è sventolata sia dal governo sia dall'opposizione. Il governo vanta una vittoria, l'opposizione non vuole rimanere indietro: il Bharatiya Janata Party (Bjp), principale partito di opposizione indiano, respinge le rivendicazioni italiane sulla giurisdizione.

«Gli italiani possono dire quello che vogliono, ma i fatti non cambiano. Degli italiani hanno ucciso due indiani in acque indiane. Devono essere processati in India in base alle leggi indiane», ha detto il leader del Bjp, Balbir Punj , secondo quanto riferisce l'emittente Ibn. Alla stessa emittente, il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, in un'intervista aveva ribadito la posizione italiana secondo la quale i due militari devono essere processati nel Paese di appartenenza. Al giudizio di Punj si aggiunge quello del ministro dell'Interno del Kerala, Thiruvanchoor Radhakrishnan, secondo il quale «l'incidente è avvenuto all'interno del territorio indiano».

Se i politici indiani stanno lucrando sul caso marò, i giuristi smentiscono la versione del governo italiano secondo cui il tira-e-molla dei giorni scorsi sarebbe servito a scongiurare una condanna a morte degli italiani da parte di un qualsiasi tribunale indiano. Trattandosi al più di «un increscioso incidente di confusione» fra pescatori e pirati, la pena di morte per i marò "non è applicabile". Lo ha dichiarato Fali Sam Nariman, presidente dell'Ordine degli avvocati indiani, costituzionalista ed autorità nel campo degli arbitrati internazionali. In una intervista oggi al quotidiano Business Standard Nariman sostiene che «non siamo di fronte ad un assassinio deliberato fatto intenzionalmente».

Intanto, in Italia, cresce l'insofferenza del mondo militare per quanto accaduto. Quello che è successo ai due marò è una "farsa" che gli alti gradi italiani si augurano si «concluda quanto prima», dice il capo di Stato Maggiore della difesa, l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che esprime la vicinanza delle forze armate ai fucilieri di marina e chiede «siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana».

Ieri era stato il Cocer interforze, l'organismo di rappresentanza, ad esprimere «profondo sconcerto ed amarezza» per la «incomprensibile decisione del governo italiano di rimandare in India i due fucilieri di marina», auspicando il rientro in patria del personale militare impegnati.

Oggi l'ammiraglio «auspica che questa vicenda che sta sempre più assumendo i toni di una farsa si concluda quanto prima e che i nostri fucilieri, funzionari dello Stato in servizio di stato, alla stessa stregua di tutti i militari che operano all'estero con onore per la pace e stabilità internazionali siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana».

E sulla difesa a oltranza dei due marò e delle loro famiglie insiste anche il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi che elogia il comportamento di Latorre e Girone: «Un esempio per tutti noi», dice l'alto ufficiale ricordando che i due marò «hanno avuto il coraggio dell'obbedienza, nel momento più difficile, guardando all'interesse dell'Italia, coerentemente con i valori di lealtà, onore e amore di Patria che devono sempre ispirare le nostre azioni e le nostre scelte». Anche lo stato maggiore dell'Aeronautica militare manifesta solidarietà e afferma che «le priorità oggi sono Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Siamo vicini a loro e alle loro famiglie. Con il loro comportamento ci danno la forza di difenderli e sostenerli».

Sempre in Italia due senatori della Lega nord, Raffaele Volpi e Stefano Candiani, osservano;: «'La legge 130 delll'agosto 2011 che prevede la presenza dei militari sulle nostre navi è una legge raffazzonata in quanto i nostri soldati una volta che sono sulla nave non comandano più nulla. Diventano una sorta di contractors privati con gli armatori che pagano la Difesa». Proprio per questa «anomalia il comandante della nave è potuto arrivare nel porto indiano e i due marò non hanno potuto opporsi a tale decisione, probabilmente caldeggiata dalla Farnesina».

 

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