IL NEGRO CON IL PICCONE ALL’ESAME DEGLI PSICHIATRI - LA FOLLA CONTESTA BORGHEZIO E IL SUO BANCHETTO ANTI-IMMIGRATI

1 - BORGHEZIO CONTESTATO
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=jDM8sXQ_VJA

2 - "BASTA SPECULARE SULLE TRAGEDIE" LA FOLLA CONTESTA LA LEGA NORD
Pa.Col. per "la Stampa"

Don Angelo prende la parola per l'omelia e non vola una mosca nella chiesa di piazza Belloveso, dove tutta Niguarda si è radunata per cercare conforto e una spiegazione a un gesto di follia che spiegazioni non ha. «Gesù non dice andate sulla terra a giudicare, ma predicate la misericordia di Dio».

E ce ne vuole di misericordia per accettare che un giovane sbandato di 31 anni, per giunta clandestino, abbia imbracciato un piccone e per un'ora e mezzo abbia dato la caccia, uccidendo e ferendo, alla gente del quartiere.

Ma don Angelo conosce il senso della sofferenza e sa toccare le corde migliori: «I segni della croce parlano della nostra condizione umana, segnata da fragilità e ci aiutano ad elaborare quanto vissuto dalla nostra comunità in modo drammatico. Il Signore si è preso il nostro fratello Alessandro e noi abbiamo il bisogno di chiedere a Dio di comprendere e riflettere nel modo giusto. Non sappiamo chi è quell'uomo disperato, forse malato, ma talmente in solitudine da avere innestato sulle sue fragilità questa follia. Non ci serve puntare il dito da giudici spietati anche se ieri abbiamo avuto tutti la percezione della presenza del male. La rabbia è un sentimento umano ma noi dobbiamo metabolizzarla senza puntare il dito su un'intera comunità. Scegliamo la preghiera perché rabbia e ira non entrino nei nostri cuori».

Ma fuori dalla Chiesa, mentre si spegne l'eco dell'omelia si alza la voce della polemica: c'è già chi ha deciso responsabilità e colpe, delitti e castighi, e non esita a puntare il dito per coltivare esattamente ciò che don Angelo depreca: rabbia e ira.

E' l'europarlamentare Giovanni Borghezio, che alle dieci e mezzo del mattino compare con un banchetto della Lega nord proprio davanti alla parrocchia per accusare del massacro di Kabobo il ghanese, il presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro per l'integrazione Kyenge. Ci sono consiglieri provinciali e l'ex presidente del Consiglio regionale Davide Boni. Lo striscione è eloquente: «La cittadinanza agli immigrati porta all'invasione del Paese».

L'intenzione sarebbe quella di raccogliere firme contro l'ipotesi di facilitare la cittadinanza agli immigrati. Ma il banchetto della Lega e tantomeno Borghezio non ottengono l'effetto desiderato. Perché Niguarda non gradisce chi specula sulle tragedie. Così partono le contestazioni da diversi cittadini: «Vai a casa Borghezio, non ti vogliamo».

«Farabutto, ridacci indietro i soldi che avete rubato, la barca e i diamanti. Se due giorni fa avessi incontrato il ragazzo che ieri è stato ucciso gli avresti sputato addosso». Ovviamente l'europarlamentare risponde per le rime. «Siete peggio dei clandestini, voi siete la causa di tutto ciò, vergogna!».

Poi trascende e tocca alla polizia intervenire per calmare gli animi. All'esponente leghista non rimane che risalire in macchina e andarsene. Mentre ai tavolini del bar dove l'altro mattina Alessandro Carolè è stato ucciso a colpi di piccone, la gente torna a sedersi per un caffè e commentare. Qualcuno deposita sull'erba un piccolo mazzo di rose e un biglietto: «Caro Alessandro, eri una persona tranquilla che stava per i fatti suoi... Se quel pazzoide fosse stato mandato al suo paese, come doveva... Ciao amico. Una conoscente».

2 - L'UOMO CON IL PICCONE ALL'ESAME DEGLI PSICHIATRI
Pa.Col. per "la Stampa"

La notte di Mada Kabobo è stata breve e spaventosa, prima che decidesse di armarsi di una spranga e poi di un piccone per il suo raid di follia nel quartiere Niguarda. Ore passate da solo al buio, con gli occhi sbarrati dalla paura, per ripararsi da un violento temporale in una baracca del Parco Nord, due assi in croce, un tetto di lamiera e un puzzo insopportabile tutt'intorno.

E' stato questo l'ultimo rifugio conosciuto del ghanese che ha seminato morte e terrore nel quartiere che gira intorno a piazza Belloveso. Il rifugio, provvisorio e meta anche di altri sbandati, lo hanno individuato i carabinieri organizzando sabato una battuta in grande stile, come se dovessero cercare un sequestrato.

Ripercorrendo a ritroso la strada fatta da questo 31enne impazzito, sono arrivati nel grande parco che segna i confini della periferia nord della città. Lui non ha raccontato nulla, chiuso nel mutismo assoluto da quando, alle 6,37 di sabato mattina, è stato fermato da una pattuglia dopo che aveva infierito sulla sua ultima vittima, Daniele Carella, 20 anni, che ancora lotta tra la vita e la morte.

«Ho fame», ha detto soltanto nel suo inglese stentato agli investigatori che lo interrogavano, poi ha chiuso gli occhi entrando in uno stato catatonico, mentre intorno i carabinieri cercavano di risolvere il suo mistero.

La sua presenza a Milano viene segnalata la prima volta a metà marzo scorso, quando viene fermato e identificato per un controllo che lo qualifica come immigrato in attesa di un verdetto per la richiesta di asilo politico.

Dunque, secondo la legge, impossibile da espellere, anche se il tribunale di Lecce ha già respinto la sua prima domanda e lui ha fatto ricorso.

Mada Kabobo, un metro e 78 di altezza, fisico asciutto, ventre appiattito dalla fame, adesso è un fantasma che ciondola silenzioso in una cella d'isolamento a San Vittore, controllato a vista e già sottoposto alle prime visite psichiatriche. Oggi o domani dovrebbe essere interrogato dal gip per la convalida dell'arresto. Sconosciuto alle persone della sua stessa comunità, agli sbandati clandestini che come lui si muovono attraverso l'Italia vivendo di stenti, Kabobo, appare come un solitario che la sofferenza psichica ha reso indifferente al mondo.

Nella baracca del Parco Nord i militari hanno trovato qualche vestito e nulla più. Alla sua identificazione sono arrivati grazie alle impronte digitali, registrate negli archivi delle forze dell'ordine dopo che l'uomo, arrivato a Bari nel luglio del 2011, aveva fatto domanda di asilo politico.

Il primo agosto di quello stesso anno era stato poi identificato insieme agli immigrati del centro accoglienza che erano fuggiti per bloccare tangenziali e binari in segno di protesta. Arrestato per la rivolta, in carcere a Lecce decide di rubare un televisore in una cella dei suoi vicini e non riuscendoci, lo distrugge. Uscito di prigione il 17 febbraio dell'anno scorso, fa tappa a Foggia dove ha un obbligo di dimora per rapina.

Ricompare a Milano a metà marzo dove viene controllato in viale Monza, davanti a una farmacia. Poi, il buio. Nessuno lo nota a Niguarda, nessuno ne segnala la presenza in altre zone. Kabobo, non ha amici, non ha parenti, è un invisibile, un intoccabile. E impazzisce nella sua solitudine. Fino all'alba di sabato, quando decide di far sapere al mondo della sua esistenza. Distruggendo quella degli altri.

 

messa 24 borghezio obelixborghezio pugnoMADA KABOBO CON IL PICCONE SANGUE DEI FERITI DAL PICCONATORE SANGUE DEI FERITI DAL PICCONATORE MADA KABOBOBORGHEZIO RACCOGLIE FIRME CONTRO GLI IMMIGRATI DOPO L OMICIDIO DEL PICCONATORE MADI KABOBO AGGRESSIONE A MILANO borghezio carabiniereBOSSI BORGHEZIO

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...