NEL MONDO DI TRUMP, PUTIN E XI COMANDA LA LEGGE DEL PIÙ FORTE. E L’EUROPA COSA FARÀ? – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “STRETTA FRA UN ALLEATO INFIDO, UN NEMICO ALLE PORTE E UN CONCORRENTE SPIETATO, L'EUROPA NON SA QUALE SIA IL SUO POSTO NEL MONDO. GLI AMERICANI CHIEDONO LA GROENLANDIA, E CHISSÀ COS'ALTRO, OLTRE AI DAZI; I RUSSI INSEGUONO CON LE ARMI L'IMPERO; PER SFOGARE LA VORACITÀ PRODUTTIVA DELLE LORO INDUSTRIE, I CINESI ASFISSIANO LE NOSTRE. TORNATE DI MODA, LE GRANDI POTENZE NON FANNO SCONTI. COME TENER TESTA SU TRE FRONTI? DOMANI, RIUNITI CASTELLO BELGA DI ALDEN BIESEN, I LEADER DELL'UE HANNO UN'INTERA GIORNATA PER PENSARCI. IL TEMPO STRINGE…”
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”
emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo
Stretta fra un alleato infido, un nemico alle porte e un concorrente spietato, l'Europa non sa quale sia il suo posto nel mondo. Gli americani chiedono la Groenlandia, domani, e chissà cos'altro, oltre ai dazi; i russi inseguono con le armi l'impero, zona d'influenza e supremazia militare – convenzionale e nucleare; per sfogare la voracità produttiva delle loro industrie, i cinesi asfissiano le nostre.
Tornate di moda, le grandi potenze non fanno sconti. Come tener testa su tre fronti? Domani, riuniti castello belga di Alden Biesen, i leader dell'Unione europea hanno un'intera giornata per pensarci. Il tempo stringe.
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xi jinping donald trump vladimir putin
Ascolteranno Enrico Letta e Mario Draghi, autori dei rapporti che, nel 2024, individuavano già molte terapie da seguire – e finora non seguite, se non molto parzialmente. Auguriamoci miglior fortuna dopo il ritiro. Sul tavolo si affaccia un'altra questione urgente: trovare una scorciatoia per far rapidamente entrare l'Ucraina nell'Unione – e magari qualcun altro, come Moldova e candidati balcanico di buona volontà.
Una scorciatoia sui tempi biblici dei negoziati di adesione è necessaria perché l'ingresso di Kiev nell'Ue si configura ormai come un tassello indispensabile nei negoziati Usa-Russia-Ucraina con europei in panchina per mettere fine alla guerra. Sulla carta, è stata trovata: adesione a tappe con la prima, leggera nei reciproci impegni ("membership lite") entro l'anno prossimo. […]
Uscita dalla stagnazione economico-tecnologica – più che decennale, ha illuso il dopo Covid ma era un rimbalzo – e apertura delle porte di Bruxelles all'Ucraina sono cose importantissime per il futuro dell'Ue, e dell'intera Europa. L'una per stare al passo con Stati Uniti e Cina, l'altra per ancorare Kiev a Bruxelles facendo fallire i disegni di Vladimir Putin senza sparare un colpo – la crisi ucraina scoppia nel 2014 con la prima invasione russa, quando la piazza di Kiev si rivolta contro il veto di Mosca all'accordo di associazione Ue-Ucraina.
Si affrontano entrambi mettendo mano alle regole comunitarie, che devono essere uno strumento non fine a sé stesse, non una camicia di forza. "Semplificare", ad esempio, non dovrebbe richiedere testi legislativi, i proliferanti "omnibus", altrettanto voluminosi e complessi quanto quelli che si vogliono semplificare.
vladimir putin donald trump anchorage, alaska foto lapresse
Ma competitività e allargamento sono corollari, uno economico e industriale, l'altro strategico e di sicurezza, alla questione fondamentale che i leader devono porsi, guardando oltre l'orizzonte dei lacci e lacciuoli regolamentari. Qual è il posto dell'Europa nel mondo delle grandi potenze?
Rispetto a Usa, Cina e Russia, l'Europa, sia Ue da sola che, a maggior ragione, Ue più Regno Unito e altri formati associativi, si pone agli stessi livelli per combinazione di Pil, demografia e spesa militare – quest'ultima pur nell'inefficienza delle frammentazioni nazionali e senza essere ancora salita al 3,5-5% del Pil degli impegni Nato.
Ha certamente un problema di capacità e rapidità decisionale ma, in più di un'occasione, come nelle sanzioni alla Russia, ha dimostrato di saperlo superare o comunque gestire; quand'anche Bruxelles non riuscisse a liberarsi della schiavitù dell'unanimità, in situazioni d'emergenza si supplisce con "cooperazioni rafforzate" o formati improvvisati come i "Volenterosi".
All'interno della Nato, un pilatro europeo, pur non semplice da realizzare, può riequilibrare il rapporto con gli Usa. È un altro l'elemento che impedisce all'Europa del XXI secolo di essere grande potenza nello stampo dell'America di Donald Trump, della Cina di Xi Jinping e della Russia di Vladimir Putin: il rifiuto della coercizione, militare o economica, come principale strumento nelle relazioni internazionali.
Washington, Mosca e Pechino applicano la legge di Tucidide: i forti fanno quello che possono, i deboli soffrono quello che devono. Non è stato sempre così ma oggi non ne fanno mistero; Stephen Miller, vicecapo di gabinetto di Trump, l'ha detto esplicitamente: «Viviamo in un mondo, quello vero, governato dal potere e dalla forza». Peccato che, oltre Le Guerre del Peloponneso, Miller non abbia approfondito anche "I Persiani" di Eschilo e i rischi dell'arroganza.
Se questo è il mondo delle grandi potenze l'Europa non può ignorarlo e rifugiarsi in un nostalgico rimpianto di un "ordine internazionale" che non esiste più, ma non è tenuta a piegarvisi. Non pratica la coercizione su altri ma sa resistere alla coercizione altrui. E non da sola.
Anzi sarà nella buona compagnia delle "medie potenze" evocate da Mark Carney a Davos. Che stanno trovando eco, ad esempio, nel Pacifico, fra Giappone e Australia con "domanda d'Europa". Nessuna offesa all'alleato americano di cui c'è sempre bisogno, lì come qui. Ma oltre alle portaerei, in Pacifico come nell'Artico, serve anche un po' di equilibrio e buon senso.
URSULA VON DER LEYEN DONALD TRUMP A NEW YORK
URSULA VON DER LEYEN DONALD TRUMP - ANDREA CALOGERO PER LA STAMPA


