NO-BAMA, GO HOME! - L’OSTILITA’ DELL’AFRICA VERSO IL “SUO” PRESIDENTE

Michele Farina per "Il Corriere della Sera"

Obama chi? Mentre il primo presidente nero del Sudafrica esce di scena con un lungo addio, il primo presidente nero d'America arriva con grande ritardo nel continente dei padri. Ad accoglierlo non c'è l'entusiasmo della prima volta. Obama arriva nei giorni in cui il suo «eroe personale», Madiba, «un uomo la cui eredità attraverserà i secoli», è al tramonto. La dissolvenza del vecchio leader fa impallidire la presenza dell'ex profeta «Yes we can».

Si presentò così Barack Obama all'Africa, con quello slogan da esportazione che lanciava un ponte di speranza attraverso l'Atlantico: luglio 2009, una notte in Ghana, uno dei suoi discorsi ispirati: «Il destino di questo secolo dipenderà non soltanto da quello che accadrà a Roma, a Mosca o a Washington. Ma da quello che avverrà qui in Africa». Ripartì da Accra tra l'emozione e gli applausi. E non si è fatto più vedere.

È tornato adesso, con una squadra di esperti economici e una valigetta di discorsi, per recuperare il tempo perduto. Una settimana anziché i due giorni del 2009, tre tappe con la famiglia al completo: Senegal, Sudafrica e Tanzania. È atterrato più o meno dalle stesse parti, Africa occidentale, in un Paese con una fedina democratica accettabile. Ieri ha avuto il suo (modesto) bagno di folla, con centinaia di persone ad aspettare il passaggio delle sue auto blindate per le strade di Dakar e la benedizione via twitter del cantante-politico Youssou N'Dour.

Quattro anni dopo, però, molto è cambiato. Gli slogan si sono arrugginiti. E l'Africa nel frattempo, quando non ha pensato ad alzarsi sulle proprie gambe, ha guardato altrove. La Cina è diventata un - o «il» - partner commerciale del continente che vanta la maggiore crescita economica del globo, e non è un caso che il neopresidente Xi Jinping, appena nominato a Pechino, al suo primo viaggio all'estero si sia precipitato a stringere mani e contratti in Africa. E il presidente con sangue keniano nelle vene?

Arriva adesso, inseguito dai fantasmi di Putin e dell'hacker ventinovenne, consapevole di avere qualcosa da farsi perdonare. Per lui recita il mea culpa Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale, che al Wall Street Journal dice: «Francamente, questa regione è stata sottorappresentata nei nostri viaggi». Regione? Un continente di un miliardo e 200 milioni di abitanti dove sta crescendo (per ammissione del Segretario di Stato John Kerry) il grosso della forza lavoro del futuro? Regione?

Obama nel week-end sarà in Sudafrica, che rimane il motore (un po' ingolfato) dell'economia africana. Non vedrà Nelson Mandela. Ma tornerà a Robben Island, l'isola prigione che aveva visitato da senatore. Terrà discorsi all'università di Johannesburg, dove la coalizione dei «No-Bama» lo aspetta per contestarlo. Le annunciate manifestazioni di un gruppo che raccoglie 15 organizzazioni (la più importante è Cosatu, il potente sindacato costola sinistra del partito al potere, l'Anc) non sembrano impensierire il governo del presidente Jacob Zuma.

«Gli stranieri investono più facilmente in Paesi dove è permesso protestare, dove la democrazia è in salute», fa sapere il Dipartimento per le relazioni internazionali. Tra i No-bama c'è chi addirittura vorrebbe chiedere l'arresto del presidente americano quando metterà piede sul suolo sudafricano. Cosatu e soci contestano «l'America guerrafondaia che ha invaso l'Iraq e l'Afghanistan» più che quella dei dollari, presente nel Paese con almeno 600 aziende made in Usa. Nell'opinione pubblica i No-Bama non hanno credito («clown» li ha bollati il quotidiano The Citizen).

Ma è chiaro che l'immagine di un'America presente in Africa con gli elicotteri e le basi per i droni è assai più diffusa. E per questo Grant Harris, direttore degli Affari Africani alla Casa Bianca, sostiene che «è davvero importante ribaltare questa falsa nozione: che in qualche modo il nostro approccio al continente sia focalizzato sulla sicurezza e sul fronte militare».

Dietro la schiera sottile dei No-Bama, c'è un continente deluso dall'assenza del primo presidente nero d'America. L'immagine del suo predecessore George W. Bush, pure sporcata dalle missioni militari, appare agli occhi di molti qui più «Africa friendly» (per non parlare di quella di Bill Clinton). È un confronto paradossale che Obama prova a risolvere. E che avrà un incrocio curioso nell'ultima tappa di questo «viaggio del perdono». In Tanzania la settimana prossima ci sarà anche George W. con la moglie Laura, per una missione di beneficienza .

 

michelle e barack obama sll'isola di goréeMICHELLE OBAMA E NELSON MANDELA MICHELLE OBAMA CON LE FIGLIE E NELSON MANDELA BARACK OBAMA E MICHELLE CON ANGELA MERKEL FOTO LAPRESSE CENA ALLA CASA BIANCA: BARACK E MICHELLE OBAMAbarack obama mo michelle

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