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"NON MI CHIAMARE 'CALENDA' QUANDO TI INCAZZI. SEMBRI MIA MOGLIE" - LO SCONTRO TRA CARLO CALENDA E NICOLA FRATOIANNI A “PULP PODCAST”, CONDOTTO DA FEDEZ E MR. MARRA: I DUE SI ACCAPIGLIANO PARLANDO DI CONFLITTO IN UCRAINA E SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA - CARLETTO, DOPO AVER SCAZZATO CON IL SEGRETARIO DI SINISTRA ITALIANA, E FUMATO UNA SIGARETTA IN STUDIO, SE LA PRENDE CON LO STORICO BARBERO (CHE DISSE: "SAPETE DOV'E' LA CRIMEA? CALENDA DIREBBE CHE È IN UCRAINA. CHE DIO LO PERDONI"): "È UNA CAZZATA. È STATA ANNESSA CON LA FORZA DA UN DITTATORE..." - VIDEO

 

Comunicato stampa "Pulp podcast"

 

CARLO CALENDA FUMA A PULP PODCAST

Un confronto tra due visioni opposte del Paese ha animato la nuova puntata di Pulp Podcast, disponibile dalle ore 14.00 di oggi 9 febbraio, che ha ospitato Carlo Calenda e Nicola Fratoianni per un dibattito a tutto campo su alcuni dei temi più divisivi dell’agenda politica nazionale e internazionale.

 

Il primo tema affrontato riguarda gli scontri avvenuti a Torino in seguito alla chiusura del centro sociale Askatasuna. Una manifestazione che, nel giro di poche ore, è degenerata in violenze diffusesi per la città, cancellando di fatto mesi di confronto e dialogo tra attivisti e istituzioni locali riaprendo il dibattito su come prevenire e gestire i conflitti tra movimenti sociali e Stato. Il segretario di Sinistra Italiana ha dichiarato: “In tutto ciò che cosa ha fatto la destra?... Si preoccupa solo di attaccare l’opposizione di fare un altro decreto sicurezza”.

 

 

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Fratoianni ha poi richiamato una dichiarazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ricordando che “si sapeva sarebbe andata così”, e ha aggiunto una domanda critica rivolta al governo: se si sapeva in anticipo che la situazione avrebbe potuto degenerare, perché non sono state adottate misure adeguate a prevenire gli scontri? Su questo punto, Calenda e Fratoianni convergono almeno su un aspetto: la necessità di “regolarizzare” i centri sociali. “Se pensi che una cosa abbia valore, regolarizzala” afferma Calenda facendo riferimento a Spin Time Labs, centro culturale di Roma, che si occupa dell’integrazione degli immigrati.

 

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Alcune divergenze invece sugli strumenti di gestione dell’ordine pubblico. I conduttori sottolineano l’importanza delle bodycam per tutelare le forze dell’ordine, sui cui sia il segretario di Azione che quello di Sinistra Italiana concordano, Fratoianni rilancia chiedendo inoltre anche un numero identificativo per gli agenti, per prevenire abusi e garantire maggiore responsabilità.

 

Il dibattito si è poi spostato sulla percezione della sicurezza nel Paese. Fratoianni ha denunciato un’Italia che “restringe gli spazi di libertà”, mentre Calenda ha ribaltato la tesi sostenendo che l’Italia è piuttosto un Paese “anarchico”, dove le regole faticano ad essere applicate con coerenza. Tema centrale della puntata è stata l’immigrazione. Per Calenda serve una norma chiara: chi è irregolare ma cerca un lavoro deve essere regolarizzato. Allo stesso tempo, ha criticato il sistema attuale che, a suo dire, rende difficile perseguire penalmente gli irregolari che delinquono, a causa del foglio di via. Fratoianni ha invece insistito sulla necessità di politiche più inclusive e meno punitive.

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Spazio è stato dedicato anche al tema della comunicazione politica. Ricordando l’intervento di Fedez al Congresso Nazionale dei Giovani di Forza Italia, è stato sottolineato come la destra abbia saputo costruire una strategia comunicativa efficace puntando a detta di Calenda “sulla cosa più forte che esista…la politica dell’essere, dell’identità”. Secondo l’analisi emersa nel dibattito, la sinistra invece avrebbe progressivamente perso credibilità agli occhi di una parte dell’opinione pubblica, spesso rifugiandosi in una narrazione troppo autoironica o autoreferenziale.

 

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L’attenzione si è poi spostata sullo scontro mediatico nato dopo la provocazione dello storico Alessandro Barbero lo scorso 29 gennaio al PalaAsti di Torino, quando, rivolgendosi al leader di Azione, ha dichiarato: “Avete presente dov’è la Crimea? Forse il senatore Calenda direbbe che è in Ucraina. Che Dio lo perdoni”.

 

Il passaggio, rapidamente diventato virale sui social, ha trovato una replica immediata da parte di Calenda: “Lo hanno detto ridacchiando, beh, in realtà la Crimea è stata russa per un periodo di circa 200 anni, mentre l’Alto Adige Südtirol è stato Austria per 555 anni”. Da qui è arrivata una nuova provocazione indirizzata a Barbero: “Vogliamo fare un referendum per la cessione all’Austria di questo territorio?”.

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Archiviato il botta e risposta, il dibattito si è allargato al tema della guerra in Ucraina e alle relazioni tra Russia ed Europa. Calenda ha ribadito la propria posizione sostenendo che Vladimir Putin non interromperà l’invasione prima di aver raggiunto i suoi obiettivi strategici, mentre Nicola Fratoianni ha criticato l’Unione Europea per non aver esercitato un ruolo negoziale più forte e determinante nel conflitto.

 

L’epilogo della puntata è dedicato al referendum sulla giustizia. Calenda ha annunciato il suo voto favorevole, mentre Fratoianni si è schierato per il “no”, sostenendo che la separazione delle carriere dei magistrati è già nei fatti e che il referendum risponde più a logiche politiche che a reali esigenze di riforma. Secondo Fratoianni, la stessa premier Giorgia Meloni avrebbe “confessato” che il “sì” serve ad allineare la magistratura al governo. Una puntata intensa, ricca di dibattiti ma anche di punti di contatto, che ha messo in luce due visioni diverse dell’Italia e del suo futuro.

IL VIDEO DI ALESSANDRO BARBERO SUL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

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alessandro barbero

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