1. NUOVE RIVELAZIONI DALLA TALPA DEL DATA-GATE SNWODEN: CIMICI NELLE AMBASCIATE DI PAESI EUROPEI E ALLEATI, COMPRESA L'ITALIA, SIA A WASHINGTON CHE A NEW YORK, PIAZZATE DAGLI STATI UNITI NELL'AMBITO DELLA GIGANTESCA OPERAZIONE DI SPIONAGGIO 2. L'IRA DELLA UE, CHE MINACCIA DI NON SEDERSI AL TAVOLO DEI NEGOZIATI COMMERCIALI CON GLI USA SE C'È IL SOSPETTO CHE I PROPRI RAPPRESENTANTI POSSONO ESSERE SPIATI 3. SNOWDEN DOCUMENTA COME LA NSA ABBIA ANALIZZATO I METADATI TELEFONICI RELATIVI AL NOSTRO PAESE INTERCETTANDONE IL FLUSSO IN USCITA. IN UNA MISURA CHE, TRA IL 10 E IL 19 DICEMBRE 2012, È STATA DI 4 MILIONI DI DATI AL GIORNO

1. DATAGATE, IL GUARDIAN: «CIMICI AMERICANE 
NELLE AMBASCIATE UE, ITALIA INCLUSA» - LA NSA REPLICA: «CHIARIREMO». LO SPIEGEL: «INTERCETTATI I DIPLOMATICI EUROPEI». UE: «A RISCHIO NEGOZIATI COMMERCIALI»
Corriere.it

Lo scandalo Datagate, ora estesosi dalle iniziali rivelazioni di Snowden, sullo spionaggio interno agli Stati Uniti a quello degli Usa nei confronti anche degli alleati europei, diventa sempre più intricato. Tanto da scatenare anche l'ira della Commissione Ue, che minaccia di non sedersi neanche al tavolo dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti se c'è il sospetto che i propri rappresentanti possono essere spiati.

Gli Usa successivamente hanno però spiegato che risponderanno attraverso «canali diplomatici» alle richieste di chiarimento sulle indiscrezioni di spionaggio avanzate dall'Unione Europea. Lo afferma un portavoce della Nsa, la principale agenzia di spionaggio informatico Usa, sottolineando che il tema sarà anche discusso «a livello bilaterale» con gli Stati membri dell'Ue, ma non ci saranno commenti pubblici sulla vicenda.

AMBASCIATE - Intanto dal Guardian arrivano nuove rivelazioni sulla vicenda di spionaggio internazionale basate questa volta su documenti fatti filtrare da Edward Snwoden, la talpa del Datagate. Cimici nelle ambasciate di Paesi europei e alleati, compresa l'Italia, sia a Washington che a New York, sarebbero state piazzate dagli Stati Uniti nell'ambito della gigantesca operazione di spionaggio.

CASO GUARDIAN - In precedenza però il Guardian, che aveva inizialmente parlato di un coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni illegittime di spionaggio, aveva fatto parzialmente retromarcia. È stato rimosso da internet - ma è uscito in edicola- l'articolo dove un giornalista diceva che sette paesi europei fra i quali l'Italia collaboravano alla raccolta di dati personali aiutando gli Stati Uniti nell'ambito del programma Prism.

La pagina web risulta sospesa sulla homepage del quotidiano britannico in attesa di «verifiche», ma il pezzo è ancora rintracciabile da Google. Per altri media inglesi, come il Daily Telegraph, la fonte delle rivelazioni è inattendibile. Fonti degli 007 italiani parlano infatti di collaborazione con gli Usa in funzione anti-terrorismo ma non certo per la consegna di dati personali.

È falso quindi, sostengono le fonti, che l'Italia passi dati personali agli Usa così come scritto sabato dal Guardian. La collaborazione tra servizi italiani e quelli di altri Stati, rilevano le stesse fonti, naturalmente esiste ed è stata potenziata dopo l'11 settembre, ma «riguarda la difesa del nostro Paese da azioni terroristiche e dei nostri contingenti all'estero, non certo la raccolta e la condivisione di banche dati personali che peraltro è anche vietata dalla nostra legge».

2. ROMA DA COMPLICE A VITTIMA, UN PASTICCIACCIO PER I SERVIZI
Carlo Bonini per "La Repubblica"

Spioni o spiati? Una domenica cominciata con la patente attribuita al governo e ai Servizi del nostro Paese di "volontari" e "consapevoli" carnefici nello scambio di dati che attentano alla privacy dei cittadini italiani, si chiude nel suo opposto. L'Italia, della Nsa, sarebbe in
realtà vittima.

Un "bersaglio" insieme ad altri Paesi europei di un'attività di spionaggio elettronico che ha intercettato i nostri metadati telefonici e "ascoltato" le nostre ambasciate di New York e Washington. Ma andiamo con ordine. Il rumore e il nervosismo sollevato dalle dichiarazioni di Wayne Madsen, luogotenente della marina americana ed ex funzionario della National Security Agency, sullo scambio di dati tra intelligence Usa ed europee (Italia compresa), durano lo spazio di una notte.

Il tempo necessario al quotidiano inglese Guardian che le aveva raccolte di ricredersi in gran fretta circa l'attendibilità della fonte (Madsen, a quanto pare, aveva in passato dato prova di una qualche eccentricità, fino ad accreditare l'omosessualità del presidente degli Stati Uniti Barack Obama) e oscurare la pagina web su cui, sabato sera, erano state pubblicate.

Accade così che, nel corso della giornata, sollecitati, sia Palazzo Chigi che il vertice del Dipartimento per le Informazioni e la Sicurezza, ritengano superflua qualunque presa di posizione ufficiale che smentisca le parole dell'ex funzionario dell'intelligence americana e lascino che, ufficiosamente, siano fonti qualificate della nostra intelligence a chiarire il "perimetro", la "natura" e la "mole" dello scambio di dati che i nostri due Servizi, Aisi e Aise, hanno con Cia, Fbi e, loro tramite, con la Nsa.

A tracciare una linea che tenga distinto - ad esempio - ciò che Snowden sta rivelando sul lavoro del Nsa con i "big data" negli Stati Uniti o sulle ambasciate dell'Unione a Washington e New York e il tipo di raccolta informativa che, al contrario, alla stessa intelligence americana è consentito di fare con i Servizi dei Paesi alleati.

Ebbene, una routine operativa che accomuna il nostro Paese a Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Olanda, Danimarca dal post 11 Settembre, quando, in nome della lotta al terrorismo, i sette Servizi europei alleati decisero di legarsi in una rete che rendesse più efficiente e dettagliata la massa di informazioni raccolte sulle due sponde dell'Oceano in chiave antiterrorismo.

Un passaggio siglato attraverso memorandum di intesa tra le diverse intelligence con il nulla osta delle autorità politiche dei Paesi coinvolti. «E nel rispetto delle leggi nazionali di ciascuno degli Stati che hanno contratto quei patti», osserva una fonte di vertice della nostra intelligence. «Nel caso italiano, dunque - prosegue la fonte - nessuno scambio di "big data", né, tantomeno, consegna di dati che attengono alla privacy di singoli cittadini o a blocchi sociali o religiosi. Nessuna violazione delle libertà individuali e dei diritti civili in nome della sicurezza preventiva.

Più semplicemente, il nostro Paese, di fronte a una possibile minaccia alla sicurezza nazionale italiana o ai suoi interessi strategici all'estero, come i nostri contingenti militari, ovvero alla sicurezza nazionale dei Paesi alleati, procede a scambi di informazioni».

A voler andare nel concreto, si parla - stando a fonti qualificate dell'Aisi (il nostro Servizio interno) - di un "flusso informativo" che, per gli Stati Uniti, raggiunge «in entrata e in uscita», e dunque da Roma verso Washington e viceversa, «poco meno di un centinaio di report al mese». «E in ogni caso - insiste la fonte Aisi - sempre e comunque su questioni attinenti la minaccia terroristica e criminale agli interessi dei due Paesi. Perché quello è e resta il solo "mercato delle notizie" cui partecipiamo».

Detto questo, di quanto la questione resti scivolosa se ne ha appunto la prova a sera. Il
Guardian, dopo l'infortunio di Madsen, rilancia. Ma questa volta, sostenendo il ruolo di "vittima" dell'Italia, sostenendo che tra le sedi diplomatiche spiate elettronicamente dall'intelligence Usa, ci sono anche le nostre ambasciate a Washington e New York. Di più. Der Spiegel, che cita quale sua fonte proprio Snowden, documenta come la Nsa, attraverso il programma "Boundless informant" abbia analizzato i metadati telefonici relativi al nostro Paese intercettandone il flusso in uscita. In una misura che, tra il 10 e il 19 dicembre 2012, è stata di 4 milioni di dati al giorno.

 

 

 

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