donald trump dittatore

“LETTERMAN È SEMPRE STATO SOPRAVVALUTATO, E' UN PERDENTE” – ORAMAI DONALD TRUMP VA A RUOTA LIBERA, NON PREOCCUPANDOSI PIÙ DI SEMBRARE UN DITTATORELLO IN STILE PUTIN – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO ATTACCA IL CELEBRE CONDUTTORE DEL "LATE SHOW", CHE SI È PERMESSO DI DIFENDERE JIMMY KIMMEL, IL CUI SHOW E' STATO OSCURATO SU RICHIESTA DEL TYCOON - TUTTE LE STAR MESSE NEL MIRINO DA TRUMP, CHE NON SOPPORTA LE SATIRA NEI SUOI CONFRONTI E TUMULA IL PRIMO EMENDAMENTO CHE TUTELA LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE: COLBERT, WHOOPI GOLDBERG, KIMMEL E SPRINGSTEEN (DEFINITO "PRUGNA SECCA") - ALL'ORIGINE DELL'ODIO DI "THE DONALD" NEI CONFRONTI DEI COMICI C'E' IL MONOLOGO DI SETH MEYERS, PRONUNCIATO NEL 2011, IN CUI VENNE DEFINITO...

 

USA: TRUMP SI SCAGLIA ANCHE CONTRO LETTERMAN, 'SEMPRE SOPRAVVALUTATO, E' UN PERDENTE'

David Letterman - Jimmy Kimmel

(Adnkronos) - "Che cosa è successo al sempre sopravvalutato David Letterman, i cui ascolti non sono mai stati buoni: ha un aspetto orribile, ma almeno ha capito quando doveva lasciare. Un perdente".

 

Così Donald Trump si è scagliato contro il famoso ex conduttore "Late Show" che nei giorni scorsi si è unito al coro in difesa di Jimmy Kimmel, il cui show è stato oscurato da Abc dopo le aperte critiche e minacce da parte dell'amministrazione Trump che accusa il conduttore per i suoi commenti alla reazione all'omicidio di Charlie Kirk.

 

"La cosa mi fa male perché tutti vediamo in che direzione stiamo andando, vero? Sono media controllati e questo non va bene - ha detto Letterman intervenendo al "The Atlantic Festival ' - è stupido, ridicolo, non si può andare in giro a licenziare la gente perché si ha paura o perché si cercano i favori di un'amministrazione autoritaria nello Studio Ovale. Non è così che questo funziona".

 

 

FALLON E MEYERS SULLA LISTA: COSÌ HANNO «IRRITATO» DONALD

Estratto dell'articolo di  Matteo Persivale per “Corriere della Sera”

 

David Letterman - Jimmy Kimmel

È tutta colpa — o merito, a seconda delle idee politiche — di Seth Meyers. Nella primavera del 2011, maestro di cerimonie alla cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, tra una battuta sull’introvabile Osama bin Laden (che, strana la vita, soltanto 24 ore dopo sarebbe stato ucciso dai Navy Seal mandati da Obama che ascoltò Meyers senza battere ciglio) e una sulla presunta cittadinanza keniota dell’allora presidente, umiliò pubblicamente Donald Trump.

 

david letterman intervista volodymyr zelensky

Trump, che allora di mestiere faceva il palazzinaro e la star d’un talent show televisivo, era presente in sala e si vociferava che meditasse di candidarsi alla Casa Bianca proprio sull’onda della popolarità televisiva. Meyers lo definì «una barzelletta», e un seguace di teorie cospiratorie sugli alieni; le risate degli invitati, rimbombanti, e l’espressione glaciale di Trump avvalorano la tesi secondo la quale proprio quella sera decise di candidarsi.

 

Jimmy Fallon, che come Meyers è arrivato ai talk show dal Saturday Night Live (entrambi occuparono la scrivania del finto tg Weekend Update, un classico della comicità americana), ha uno stile meno caustico dell’allampanato collega, e ha attirato le ire dei permalosi democratici quando durante la campagna presidenziale del 2016 ospitò per un’intervista secondo loro troppo amichevole Trump, che gli permise di toccargli i capelli per garantire al pubblico che non si trattava di un toupée.

 

JIMMY FALLON STEPHEN COLBERT JIMMY KIMMEL

Stesso network ( Nbc ) Stili diversi, fisico diverso, sono entrambi invisi al presidente: e sono anche i sopravvissuti al restyling — o purga politica, a seconda dei punti di vista — attualmente in atto nel talk show americani. Sopravvissuti per ora: non si sa mai, visto che Trump ci ha preso gusto e ha chiesto anche la loro testa.

 

Entrambi in onda sulla Nbc hanno espresso giovedì notte, nei loro programmi, solidarietà al collega Jimmy Kimmel della Abc appena sospeso sine die. Fallon ha spiegato: «Conosco Jimmy Kimmel ed è un bravo ragazzo, divertente e affettuoso e spero che torni. Io parlerò del presidente come farei di solito». Mentre Meyers ha accusato il presidente di «strangolare la libertà di parola», per poi aggiungere: «È un privilegio e un onore chiamare Jimmy Kimmel mio amico, così come è un privilegio e un onore fare questo show ogni sera».

JIMMY FALLON STEPHEN COLBERT JIMMY KIMMEL

 

Nel secolo scorso Johnny Carson, re indiscusso dei talk show americani che allora avevano un’audience e un potere enorme, rifiutò sempre di prendere posizioni politiche perché, come spiegò in una famosa intervista con Mike Wallace, altro gigante della tv, esiste «un pericolo reale: quello di prendersi sul serio, e di mettersi in testa di far cambiare le idee della gente».

 

In questo 2025 che ci appare molto più lontano dei soli cinquant’anni che ci separano da quell’intervista, il pericolo è un altro: che il modello di business dei talk show della sera in crisi conclamata di pubblico e di influenza e di rendite pubblicitarie, mixato con le frenesie finanziarie di fusioni e acquisizioni dei network venga utilizzato da un presidente atipico, senza nessuno scrupolo di usare il potere della Casa Bianca, per mandare a casa i conduttori di talk show scomodi. Che, al contrario di Carson, hanno scelto da decenni di occuparsi di politica senza complessi. [...]

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