andrea orlando

COME FAR PERDERE ALTRI VOTI AL PD: ORLANDO VUOLE GLI SPIONI DI STATO PER TUTELARE LA PARITA’ DI GENERE - FA DISCUTERE LA PROPOSTA DEL MINISTRO DI PIATTAFORME ANONIME PER DENUNCIARE LA VIOLAZIONE DEL CODICE PER LE PARI OPPORTUNITÀ “A TUTELA DELLE LAVORATRICI SCARTATE PER MOTIVI PROFESSIONALI” - PER GLI EREDI DEL VECCHIO PCI I "PADRONI" RESTANO I NEMICI DI SEMPRE E OGNI MEZZO PUÒ ESSERE USATO PER CONTINUARE, IN ALTRE FORME, UNA LOTTA DI CLASSE MAI DEL TUTTO ABBANDONATA...

Emilio Pucci per “il Messaggero”

 

ANDREA ORLANDO

«O si cambia o si muore». Il neo segretario del Pd Enrico Letta lo aveva già annunciato nella direzione nazionale, soprattutto parlando del tema della parità di genere. Un obiettivo che ieri ha iniziato a prendere consistenza, prima quando ha chiesto in un' intervista - spaccando le correnti - che i due posti da capogruppo a Camera e Senato vengano occupati da delle donne, e poi quando il suo ministro del Lavoro Andrea Orlando è intervenuto lanciando una proposta:

 

«Bisogna valutare l' introduzione di piattaforme anonime per denunciare la violazione del Codice per le pari opportunità» ha detto intervenendo al webinar Obiettivo 62% - l' occupazione femminile come rilancio nazionale. «Sarebbe uno strumento che si potrebbe studiare per evitare che, durante le assunzioni, una donna sia discriminata rispetto ad un candidato uomo» ha detto. La proposta 'idea ha generato un vortice di consensi e dissensi nel partito.

 

occupazione femminile 3

Alcuni la ritengono «un mostro giuridico perché difficilmente attuabile» in quanto «andrebbe a ledere l' autonomia di giudizio» (come ci si potrebbe difendere dalle querele temerarie?). Per altri, come il senatore Mirabelli, capogruppo dem in commissione giustizia, «È una proposta che dà il senso di quanto sia necessario eliminare le discriminazioni sul lavoro, ancora evidenti nonostante le leggi esistenti».

 

LE CORRENTI Ma c' è anche chi fa notare il tempismo tra la mossa di Letta e la dichiarazione di Orlando. Nella seconda ci sarebbe una sponda del ministro al segretario, arrivata proprio mentre quest' ultimo prova a far leva sulla questione delle quote rosa per scalzare i capogruppo Delrio e Marcucci. Base riformista ad esempio, la vede come un tentativo di cambiare con forza gli equilibri interni. «È una mossa alla Renzi con il lanciafiamme», spiega un deputato.

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«C' è - ha sottolineato Letta - un problema enorme di presenza femminile nel partito: tre ministri sono uomini, io sono un uomo. Non possiamo fare una foto di gruppo del vertice del partito e presentare volti di soli maschi».

 

Non è però una bocciatura, a suo dire, per Delrio e Marcucci, sono «fra le figure di maggiore rilievo che abbiamo». «Mi sono battuto - ha ricordato Delrio - perché a 3 delle 5 presidenze delle commissioni alla Camera spettanti al Pd fossero indicate donne. Condivido anche che, in ogni caso, l' autonomia dei gruppi parlamentari vada rispettata».

 

ANDREA ORLANDO

Delrio darà la sua disponibilità a fare un passo indietro ma a decidere saranno i deputati. Se poi si andasse subito alla votazione Serracchiani o Ascani avrebbero più chance rispetto a De Micheli e Madia. La tesi, anche al gruppo dem al Senato, è che debba ripetersi lo schema' Benifei, il capodelegazione del Pd in Ue che si è dimesso e poi è stato riconfermato. «Basta con le appartenenze per filiere, con le affiliazioni di potere» è però la linea del Nazareno.

 

In ogni caso Letta vuole chiudere in fretta, aveva annunciato la richiesta a Delrio e Marcucci sabato ma senza specificare che avrebbe poi fatto un' intervista al Tirreno' e alla Gazzetta di Reggio'. «A casa dei due capigruppo - dicono fonti dei gruppi dem - è stata una mancanza di stile». Ieri i big' di Base riformista, area guidata da Guerini, si sono riuniti in video collegamento.

occupazione femminile 4

 

A palazzo Madama la situazione è più complessa, la maggioranza dem ricorda che i ruoli apicali sono ricoperti tutti da figure maschili.

 

«Il Pd non è un partito personale», spiega un senatore. Il sospetto in Base riformista è che Letta voglia un' umiliazione politica, che non consideri il lavoro svolto dal gruppo in questi anni. «Per gli incarichi dello stesso Letta e del ministro Orlando, la parità di genere evidentemente non era una priorità», la tesi.

 

2 - IL PD CI VUOLE SPIONI DI STATO PER LA PARITÀ

Carlo Lottieri per “il Giornale”

 

andrea orlando

È uno Stato fallito quello che non è in grado di far rispettare la legge e che per giunta chiede ai cittadini di avanzare accuse anonime, dato che è incapace di tutelarli. Per questo fanno rabbrividire le parole usate dal ministro del Lavoro del Pd, Andrea Orlando, che di fronte all' ipotesi che vi siano imprese che non rispettano qualche norma in tema di parità di genere ha sottolineato la necessità di «studiare meccanismi di piattaforme anonime in cui denunciare chi viola questa regola».

 

Invitare a delazioni in incognito vuol dire prendere atto che vi sono soggetti che non possono liberamente esprimersi e rivendicare le proprie prerogative in maniera aperta; al punto che lo Stato chiede loro di avanzare accuse a volto coperto.

 

Per giunta, è evidente che chi propone tutto questo desidera soltanto un aumento della conflittualità sociale e, di conseguenza, una disgregazione del nostro tessuto civile.

 

occupazione femminile

Questo è grave in generale, ma ancor più in questo momento storico, se si considera che le scelte politiche adottate in quest' ultimo anno ci hanno cacciato in una crisi terribile e non appena sarà tolto il blocco dei licenziamenti si dovrà fare i conti con tensioni sempre maggiori. Appare chiaro, però, che per gli eredi del vecchio Pci i «padroni» restano i nemici di sempre e ogni mezzo può essere usato per continuare, in altre forme, una lotta di classe mai del tutto abbandonata.

 

Se in generale è inquietante uno Stato che incita taluni cittadini a denunciarne altri, nello specifico va anche detto quanto sia ridicola la giustificazione che viene data dal ministro. La proposta nasce dalla preoccupazione che in molti casi non sia rispettata quella norma secondo cui un datore di lavoro non potrebbe rivolgere talune domande a una candidata all' assunzione. In particolare, questo è il tema, si tratta di evitare che egli chieda se la futura dipendente intendere avere figli, è incinta o vuole sposarsi.

 

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Questa rocciosa difesa di tale norma, spinta fino alla promozione di denunce anonime, pare proprio ignorare che lungo questa strada le imprese nemmeno convocheranno le candidate e preferiranno orientarsi ancor di più verso i candidati maschi: o ulteriore danno delle donne.

 

Le ragioni delle difficoltà femminili sul mercato del lavoro sono nell' interventismo statale ed è lì che si dovrebbe intervenire. Quello che gli statalisti non capiscono è che con simili misure illiberali non si promuovono davvero i diritti di tutti, e in questo caso delle donne, perché ogni intervento di questo tipo provoca reazioni.

 

Ovviamente la sinistra sogna una società in cui tutte le imprese siano pubbliche o comunque regolamentate in ogni dettaglio. In un certo senso ha ragione, perché solo un sistema produttivo di quel genere potrebbe seguire passivamente ogni tipo di direttiva. Se vuoi pianificare la vita di tutti, in effetti, la libertà di parola, scelta, iniziativa e via dicendo sono ostacoli da eliminare. Con meno libertà e più denunce anonime, però, ci aspetta un futuro assai penoso.

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