silvio berlusconi al quirinale - by osho

IL PALLOTTOLIERE DI BERLUSCONI – IL CAV E’ CONVINTO DI AVERE 498 VOTI (CHE NON BASTANO) E SMENTISCE LE VOCI DI RINUNCIA AL COLLE -  “NON DELUDERÒ CHI MI SOSTIENE. E L’ANNUNCIO LO FACCIO IO, NON SGARBI”. IL NODO DEL VOTO DEI POSITIVI POTREBBE RISULTARE DECISIVO PER IL BERLUSCA. I FEDELISSIMI GLI CONSIGLIANO DI ASPETTARE FINO ALL’ULTIMO, ANCHE PER TENERE A BADA L'ATTIVISMO DI SALVINI E MELONI E POTER ESSERE LUI IL KINGMAKER DI QUALSIASI OPERAZIONE CHE NON LO VEDA AL QUIRINALE….

Tommaso Labate per corriere.it

 

giorgia meloni silvio berlusconi matteo salvini renzi quirinale by macondo

C’è un pallottoliere centrale, che magari sarà viziato dall’eccessivo ottimismo di chi lo controlla, ma che è quello su cui si fonda formalmente lo scioglimento della riserva — in un senso o nell’altro — di Silvio Berlusconi. E ci sono dei piccoli pallottolieri periferici, centri di raccolta del consenso, come quello ormai celeberrimo del «telefonista» Vittorio Sgarbi, che fanno confluire i dati nel pallottoliere centrale.

 

Nel pallottoliere centrale di Arcore, una specie di «Viminale» autocertificato del possibile consenso berlusconiano nella corsa verso l’elezione del presidente della Repubblica, ci sarebbero — i dati sono aggiornati alla serata di lunedì — «498 voti». La cifra, che sta sotto gli occhi di Silvio Berlusconi, è stata «vistata» dai capigruppo forzisti alla Camera e al Senato, Paolo Barelli e Anna Maria Bernini.

silvio berlusconi quirinale by macondo

 

Sono voti certi? Assolutamente no. Chi ha accesso ai dati del pallottoliere centrale, in cambio della garanzia di anonimato, racconta che al numero 498 «si è arrivati sommando i 452 voti del centrodestra tra deputati, senatori e delegati regionali, ai grandi elettori degli altri gruppi parlamentari che nel corso degli ultimi mesi hanno manifestato al Presidente, incontrandolo o parlandoci al telefono, la disponibilità a votarlo come presidente della Repubblica».

 

Secondo questo conteggio, insomma, i grandi elettori «conquistati» al di fuori del centrodestra dalla macchina del Berlusconi for president sarebbero al momento quarantasei. Proverrebbero, secondo l’auto-tarata calcolatrice dei berlusconiani più stretti, da praticamente tutti i gruppi e da tutte le latitudini, con una prevalenza marcata per gli ex grillini che adesso solcano le acque parlamentari a bordo della nave del Gruppo Misto.

meme su Silvio Berlusconi al Quirinale

 

Eppure, a dispetto di un calcolo che appare di tutto rispetto (alla quota 505 mancherebbero giusto sette voti), se tra gli stessi autori dell’operazione c’è più sconforto che entusiasmo — ma la ruota potrebbe girare ancora — è perché la cifra viene considerata poco sicura. Nel senso che il Cavaliere, di certezze ancorché non granitiche (il voto segreto rende questa partita diversa da tutte le corse ai Responsabili fatte dal berlusconismo di governo nel corso degli anni), ne vorrebbe almeno 525. Cioè venti voti in più del quorum della quarta votazione, in modo da tentare di assorbire possibili franchi tiratori del centrodestra, defezioni e infezioni da Covid-19.

 

Gianfranco Rotondi, uno dei procacciatori di consensi più loquaci, ammette che «è difficile ma non impossibile. Non pensate al Berlusconi politico. Pensate alle rete di relazioni lunga mezzo secolo che l’imprenditore ha tessuto con tutta l’Italia. Sapete quanti sono cinquant’anni di mani strette, affari fatti, tintinnii di bicchieri?».

SILVIO BERLUSCONI AL QUIRINALE - BY OSHO

 

Che è la stessa considerazione, probabilmente, che spinge Berlusconi a rincorrere ancora la lepre invisibile del quorum, forse in solitaria, forse no. «Al momento, di voti certi oltre quelli del centrodestra ne abbiamo conquistati altri venti. Sono pochi», scandisce Vittorio Sgarbi a mezzogiorno, un’ora e mezza prima di issare – ai microfoni di Un giorno da pecora – quella sorta di bandiera bianca che «fonti di Forza Italia» smonteranno nel pomeriggio, raccontando di un Berlusconi di nuovo impegnato al telefono alla caccia di grandi elettori.

 

Fino a quando, però, nessuno può saperlo. Di certezze, soprattutto aritmetiche, in questa storia possono essercene pochissime. Se non una: dovesse fare un passo indietro o di lato, farsi da parte o ergersi a king maker, l’ex premier non lo farebbe mai sulla base del riconoscimento di una caccia al voto finita male. «Non è nello stile del personaggio darsi per vinto», ripetono i suoi. Prima di riattivare, per l’ennesima volta, la calcolatrice.

SILVIO BERLUSCONI AL QUIRINALE - BY OSHO

 

 

BERLUSCONI

Paola Di Caro per corriere.it

 

L’allarme rosso scatta all’ora di pranzo, quando un Vittorio Sgarbi ormai sfuggito al controllo dei plenipotenziari azzurri, parlando a «Un giorno da Pecora» sgancia la bomba: Berlusconi è pronto a gettare la spugna. «L’operazione scoiattolo si è fermata, praticamente. Berlusconi, che ho sentito lunedì sera ed era triste, sta pensando a una via d’uscita onorevole».

 

La scossa elettrica percorre palazzi della politica, sedi di partito, mediatori, procacciatori di voti, e il tam tam diventa ossessivo: «Il Cavaliere sta riunendo i suoi», «È in corso un consiglio di guerra», «Sta per annunciare il no». Passa mezz’ora, ed è Antonio Tajani, da Strasburgo, a smentire furioso Sgarbi che «non è il suo portavoce», poi tocca a Licia Ronzulli da Arcore assicurare che Berlusconi «presto» scioglierà lui stesso la riserva «speriamo positivamente» e lo comunicherà, infine per placare l’ansia e soprattutto non far andare del tutto sprecato il lavoro di ricerca voti ancora in corso, interviene ufficiosamente lui.

SILVIO BERLUSCONI QUIRINALE

 

Virgolettati autorizzati dal partito gli attribuiscono questa uscita: «Non ho deciso, ma sono molto ottimista. Non deluderò chi mi ha dato fiducia». Nessuna decisione quindi, nessuna rinuncia o resa prima che i conti siano ultimati e il quadro chiaro, come da giorni si sussurra nel centrodestra. E in ogni caso «figuriamoci se lo faccio dire da Sgarbi quello che farò». Anzi, ieri il Cavaliere ha chiamato molti parlamentari azzurri ma soprattutto possibili new entries di altri partiti. Perché, per il momento, la sua intenzione - è l’ultima lettura che viene dai fedelissimi -, è «provare ancora».

 

SILVIO BERLUSCONI AL QUIRINALE MEME

Ma come stanno realmente le cose? Sono ore di profonda riflessione, ieri in particolare con la famiglia e Fedele Confalonieri. Perché l’impresa resta difficilissima e Berlusconi lo sa. Ma non c’è stata nessuna riunione con lo stato maggiore del partito e nulla è scontato. I numeri, che al momento sfiorerebbero i 500 voti, non bastano ancora, perché per un margine di sicurezza ne servono almeno «altri 20-30», dicono i big azzurri.

 

E perché tante sono le variabili, prima fra tutte se alla fine i positivi al Covid potranno o no votare, battaglia che FI vuole combattere fino alla fine: «Potrebbe essere proprio questo a fare la differenza - spiegano i suoi - è chiaro che Berlusconi non può assumersi il rischio di andare al voto senza ragionevoli certezze. Però lo scenario cambia ogni ora...».

 

SILVIO BERLUSCONI - IL PATRIOTA - MEME

E così non è molto chiaro nemmeno come potrebbe finire il vertice del centrodestra, che dovrebbe tenersi domani o slittare a venerdì. Ci saranno annunci? I fedelissimi consigliano al Cavaliere di aspettare fino all’ultimo, anche per avere più carte in mano e poter essere lui il kingmaker di qualsiasi operazione che non lo veda al Quirinale. Ma allo stato il nome su cui potrebbe puntare resta coperto, nonostante aleggi quello di Mattarella e si racconti che sia contrario a Draghi (vulgata ribadita pure da Sgarbi): «Nessun piano B fino a quando lui è in campo», scandisce con forza Tajani. Perché nonostante i dubbi dei centristi, le uscite di Salvini, le condizioni della Meloni, considerati in FI «mosse per cercare ruolo e visibilità, anche ad uso interno», Berlusconi per ora va avanti. Se per convinzione, tattica o strategia è impossibile dirlo.

MEME DI SILVIO BERLUSCONI AL QUIRINALE

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