papa francesco panama

UN’INFLUENCER DELLA MADONNA – PAPA FRANCESCO ALLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ DI PANAMA: MARIA NON PARTECIPAVA ALLE RETI SOCIALI DELL’EPOCA EPPURE DIVENNE “LA DONNA CHE HA AVUTO MAGGIORE INFLUENZA NELLA STORIA. È L’INFLUENCER DI DIO” – SUL PALCO VICINO A BERGOGLIO LA CAMICIA INSANGUINATA DI OSCAR ROMERO. L’APPELLO: “COM’È FACILE CRITICARE I GIOVANI SE LI PRIVIAMO DI OPPORTUNITÀ…” – VIDEO

 

 

 

Gian Guido Vecchi per www.corriere.it

 

papa francesco alla giornata mondiale della gioventu' di panama 9

«Maria, la “influencer” di Dio…». Ci sono seicentomila giovani alla grande Veglia della Giornata mondiale della Gioventù e Francesco si rivolge loro cercando un linguaggio adeguato ai nativi digitali. Il Metro Park, intitolato a «San Juan Pablo II», è una spianata di terra ed erba secca a un miglio dal Pacifico, tra svincoli autostradali e fondamenta di prossime costruzioni. Non molto coreografico, ma i ragazzi non ci fanno caso.

 

papa francesco alla giornata mondiale della gioventu' di panama 8

Hanno montato già le tende e sistemato i sacchi a pelo, passeranno la notte in attesa della messa conclusiva di domenica. Bandiere di tutti i Paesi dell’America latina e buona parte del resto del mondo, band che si alternano sul palco e balli e musica a tutto volume dagli altoparlanti, umidità e vento a diradare le nuvole che fin dal mattino minacciavano pioggia, finché la veglia comincia con Bergoglio che attraversa la folla e saluta i ragazzi dall’auto scoperta.

 

Una giovane «influencer»

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Sul palco, dietro le spalle del Papa, c’è una grande immagine che raffigura Gesù a braccia spalancate, l’immagine di un uomo giovane. «La vita che Gesù ci dona non è una salvezza appesa “nella nuvola” in attesa di venire scaricata, né una nuova “applicazione” da scoprire o un esercizio mentale frutto di tecniche di crescita personale. Neppure un tutorial con cui apprendere l’ultima novità.

 

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La salvezza che il Signore ci dona è un invito a partecipare a una storia d’amore che si intreccia con le nostre storie», spiega Francesco. Si tratta di rispondere «sì», dice il Papa, «il “sì” di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto», come fece Maria: «Senza alcun dubbio la giovane di Nazareth non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia».

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La reliquia di Romero

Vicino a Bergoglio, posate sul palco, ci sono la mitria e la reliquia della camicia insanguinata di San Óscar Romero, il vescovo che difendeva i poveri e denunciava l’orrore delle migliaia di desaparecidos trucidate dagli squadroni della morte: un sicario lo uccise con un colpo di fucile al collo, il 24 marzo 1980, mentre levava il calice dell’Eucarestia all’altare della cappella nell’ospedale della Divina Provvidenza, a San Salvador. Francesco lo ha canonizzato tre mesi fa e citato l’altro giorno a modello per il presente: una Chiesa «umile e povera» che «non può stare lontana dalle sofferenze del suo popolo» e non cerca il potere.

 

«Troppo facile criticare i giovani»

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Un figura come quella di Romero è essenziale, per parlare alle nuove generazioni. Come durante il Sinodo dei giovani, il problema essenziale è la trasmissione della fede: «Questa è una domanda che noi anziani siamo tenuti a farci, anzi, è una domanda che voi dovrete farci e noi avremo il dovere di rispondervi: quali radici vi stiamo dando, quali basi per costruirvi come persone vi stiamo offrendo? Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro! Senza istruzione è difficile sognare il futuro, senza lavoro è molto difficile sognare il futuro, senza famiglia e comunità è quasi impossibile sognare il futuro».

 

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Ecco il punto: «Come penseranno che Dio esiste se loro da tempo hanno smesso di esistere per i loro fratelli? Lo sappiamo bene, non basta stare tutto il giorno connessi per sentirsi riconosciuti e amati. Sentirsi considerato e invitato a qualcosa è più grande che stare “nella rete”».

 

Le testimonianze

Prima della riflessione di Bergoglio si alternano le testimonianze, un ex tossicodipendente, un palestinese cristiano, una famiglia di Panama con un figlio affetto dalla sindrome di Down alla quale il Papa dice: «Abbracciare la vita si manifesta anche quando diamo il benvenuto a tutto ciò che non è perfetto, puro o distillato, ma non per questo è meno degno di amore. Forse che qualcuno per il fatto di essere disabile o fragile non è degno d’amore?». Il «sì» che Francesco invita i giovani a ripetere non è astratto, ha a che fare con la realtà concreta del presente.

 

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La mattina, celebrando una messa con sacerdoti e movimenti, aveva detto che «una delle peggiori eresie possibili nella nostra epoca» è «pensare che il Signore e le nostre comunità non hanno nulla da dire né da dare in questo nuovo mondo in gestazione». Ora scandisce: «Dire “sì” a questa storia d’amore è essere strumenti per costruire, nei nostri quartieri, comunità ecclesiali capaci di percorrere le strade della città, di abbracciare e tessere nuove relazioni.

 

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Essere un “influencer” nel secolo XXI significa essere custodi delle radici, custodi di tutto ciò che impedisce alla nostra vita di diventare “gassosa” ed evaporare nel nulla. Siate custodi di tutto ciò che ci permette di sentirci parte gli uni degli altri, di appartenerci reciprocamente», ha concluso: «Non abbiate paura di dirgli che anche voi desiderate partecipare alla sua storia d’amore nel mondo, che siete fatti per un “di più”!».

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