PARADOSSI DI SINISTRA: A GENOVA È RIVOLTA DEGLI OPERAI CONTRO MARCO DORIA, IL SINDACO APPOGGIATO DA SEL

Alessandra Pieracci per "La Stampa"

«Sindaco, fa qualcosa di sinistra!»: il grido beffardo supera la folla e i carabinieri schierati in tenuta antisommossa che proteggono le porte sbarrate di Palazzo Tursi per un consiglio comunale blindato.

Il Comune di Genova è stato preso d'assedio per due giorni dai dipendenti delle aziende partecipate: lunedì i lavoratori di Amiu, che hanno rovesciato in aula i cassonetti della raccolta differenziata, ieri quelli di Aster, l'azienda servizi territoriali, cui si sono aggiunti anche dipendenti di Amt, i trasporti. Lunedì due vigili urbani erano rimasti feriti travolti dal fiume umano che si era riversato verso la sala rossa, ieri c'erano i carabinieri pronti che con le cariche di alleggerimento hanno fatto indietreggiare gli oltre cento operai, poi diventati 150.

In consiglio comunale si discute in questi giorni la manovra del bilancio di previsione che comprende Imu, Tares, ma soprattutto una delibera di indirizzo relativa alle società partecipate che ne ammette una possibile privatizzazione: con la vendita della quota di minoranza per Amiu, la formazione di una holding di controllo pubblico ed eventuali partnership per Aster.

E mentre in aula l'opposizione tenta di far mancare il numero legale, la seduta si interrompe per violenti battibecchi, il Movimento 5 Stelle «indignato contro l'arroganza del potere» snocciola emendamenti in un tentativo di filibustering, fuori va in scena la protesta operaia.

Contro la giunta e un sindaco che alle primarie aveva a sorpresa sbaragliato da sinistra, con benedizione di don Gallo, appoggio di Sel, comitati antigronda (la bretella autostradale) e no-Tav, i candidati in cui si era sbriciolato il pd pur di far politicamente fuori la sindaco uscente Vincenzi. Un corteo spontaneo percorre le strade del centro. Davanti c'è uno striscione con scritto «All'Acquario la vasca dei delfini a Tursi la vasca degli squali».

«Noi siamo quelli che abbiamo votato Doria - dice Fabio Barbero, dell'Rsu Aster - . Questi sono i lavoratori che hanno creduto in Marco Doria e nel suo programma per il servizio pubblico. Oggi questo sindaco chiude le porte di Tursi che è la casa di tutti noi». Si tenta una mediazione, l'incontro con una delegazione di venti persone. «Prendiamo atto dell'atteggiamento politico di questa giunta che chiude fuori dal palazzo comunale i lavoratori - aggiunge Michele Monteforti della Filt Cgil -. Hanno perso il senso della democrazia».

Duro il sindaco. «Mi sono detto disponibile a incontrare una delegazione di 20-30 lavoratori, hanno risposto no. In quest'aula si sono ripetute azioni di intolleranza, ci sono persone che vengono in consiglio comunale con l'obiettivo di controllare e indirizzare con forza l'azione politica, è inaccettabile. Se la delibera non piace a un gruppo di lavoratori, non può essere ritirata, è un elemento di democrazia».

Fuori, ai lavoratori delle partecipate si aggiungono i dipendenti del Carlo Felice: il leader del sindacato Fials, Nicola Lo Gerfo, chiede «il licenziamento per giusta causa di Marco Doria». Sono appena stati messi in mobilità una quarantina di lavoratori dell'ente lirico, dopo che l'accordo per i contratti di solidarietà è saltato data la decisione sindacale di rinviare il referendum. Ma il cda non è compatto sul via alla mobilità e i sindacati delle sigle non Fials chiedono al sindaco di «riprendere il percorso per ora interrotto».

Intanto in Comune passa l'aumento dell'Imu sulla prima casa dal 5 al 5,8 per mille.

 

MARCO DORIA MARCO DORIA VENDOLA - DORIA - DON GALLOMARCO DORIA Nicki Vendola GRILLO

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…