FORZA (EQUI)TALIA - IL PARTITO DI BERLUSCONI SARA’ ANCHE AZZURRO, MA I CONTI SONO IN PROFONDO ROSSO: NONOSTANTE SILVIO ABBIA SALDATO PERSONALMENTE 90 MILIONI DI DEBITI CON LE BANCHE E LICENZIATO TUTTI I DIPENDENTI TRANNE DUE, FIOCCANO I PIGNORAMENTI

Franco Bechis per “Libero Quotidiano

 

BERLUSCONI PASCALE ROSSIBERLUSCONI PASCALE ROSSI

Maria Rosaria Rossi, che fino a un mese fa era stato l' amministratore di Forza Italia, avrà pensato di essersi trovata fino a quel giorno in una di quelle serie televisive che spopolano sui canali satellitari, dal titolo in questo caso «Partiti da incubo». Così sembra quel che resta (assai poco) del partito fondato da Silvio Berlusconi nel 1994 scorrendo il suo bilancio finanziario relativo al 2015 e con qualche dato anche sull' anno in corso.

 

Partito azzurro, ma conti ampiamente dipinti di rosso, visto che l' anno sociale si chiude con un disavanzo di 3,5 milioni di euro che ancora una volta vanno a incrementare il disavanzo patrimoniale complessivo, ormai vicino ai 100 milioni di euro (per l' esattezza a 98,97 milioni). Unica nota meno drammatica delle altre, il fatto che non ci siano più debiti con il sistema bancario.

silvio berlusconi e maria rosaria rossisilvio berlusconi e maria rosaria rossi

 

Anche questi sfioravano fino a qualche anno fa i 100 milioni di euro, ma erano tutti garantiti da fidejussioni personali di Berlusconi. Le banche hanno atteso con pazienza i rimborsi per anni, poi andato via il leader azzurro da palazzo Chigi e uscito definitivamente dalle maggioranze che sostenevano i governi successivi, non sono andate troppo per il sottile: hanno escusso tutte le fidejussioni, e il Cavaliere ha dovuto pagare di tasca sua i debiti che aveva fatto Forza Italia.

 

Nel 2015 ha dovuto pagare per questo gli ultimi 43,915 milioni di euro. Ora Berlusconi è il principale creditore del partito da lui fondato, che gli dovrebbe 90.443.600 euro. La Rossi esulta: «Il nostro Movimento non ha più alcun affidamento bancario e di conseguenza alcun debito verso le banche. Naturalmente le fidejussioni a suo tempo rilasciate sono totalmente estinte...».

 

BERLUSCONI E MARIAROSARIA ROSSI ESCONO DAL VERTICE PDLBERLUSCONI E MARIAROSARIA ROSSI ESCONO DAL VERTICE PDL

Esulta un po' meno Berlusconi, visto che la stessa Rossi qualche pagina dopo annota: «In relazione ai debiti pregressi, riteniamo che allo stato non possa essere prevista in alcun modo la restituzione anche parziale del debito finanziario di 90,9 milioni di euro verso il presidente». Insomma, il Cav quei soldi può considerarli persi. Anche perché ogni aspetto del rendiconto di Forza Italia è davvero da incubo. A febbraio sono stati licenziati praticamente tutti i dipendenti, che da un anno erano in cassa integrazione: nemmeno l' aiutino dello Stato bastava più.

 

Così il personale a fine 2015 ammontava ancora a 71 unità, e la Rossi diceva: «Abbiamo bisogno di strutture più snelle, più agili». In questo momento i dipendenti sono solo più due, ed è davvero difficile risparmiare ancora a questa voce di costo. L' incubo però non finisce lì, perché anche i fornitori si sono stufati di attendere le promesse di pagamento. E sono passati alle maniere forti, andando a pignorare tutto quel che era possibile, comprese le poche voci di entrata che ancora ci sono in un partito che sembra davvero sull' orlo del fallimento.

alfredo messinaalfredo messina

 

Pignorati ad esempio i 531.668 euro che dovevano arrivare dal ministero dell' Economia grazie alle scelte fatte dagli italiani che avevano destinato agli azzurri il loro 2 per mille Irpef nella dichiarazione dei redditi dell' anno scorso. Ma non è stato l' unico caso: «Sul finire del 2015», scrive la Rossi, «le iniziative di recupero dei crediti da parte di alcuni fornitori sono sfociate in atti di pignoramento, nel primo quadrimestre del 2016 il numero e la rilevanza dei medesimi atti si è incrementato in modo sensibile, pur non superando la soglia di circa il 30% del monte debiti verso fornitori».

 

Così nei primi mesi del 2016 la Rossi è tornata a bussare alle banche «per ottenere aperture di credito» utili a proporre transazioni con tutti i creditori. Ma se non si trovano nuove entrate, il fallimento del partito sarà solo rinviato. Nel 2015 si sono dimezzati i contributi da persone fisiche, che ammontavano in tutto a 1,724 milioni di euro. Di questi 600mila sono stati versati dai 5 figli e dal fratello del Cavaliere (Silvio è l' unico in famiglia a non avere girato al partito la quota massima prevista dalla legge, pari appunto a 100mila euro annuali).

fedele confalonieri  maria rizzottifedele confalonieri maria rizzotti

 

Altri 200 mila sono stati versati da Fedele Confalonieri e Bruno Ermolli. Poi a ruota i big del partito che qualche generosità hanno mostrato, da Paolo Romani alla stessa Rossi, passando attraverso l' ex consigliere regionale del Veneto, Davide Bendinelli, Valentino Valentini, Laura Ravetto, Sestino Giacomoni, Nicolò Ghedini, Alfredo Messina e Maria Rizzotti: il vecchio e il nuovo cerchio magico del Cavaliere.

 

Pochi soldi però complessivamente dagli eletti: dai parlamentari in tutto 535.293 euro, la metà dell' anno precedente. Dai consiglieri regionali 287.873 euro, un pizzico più del 2014 e da amici e sponsor in tutto 901.980 euro, vale a dire 638.938 euro in meno rispetto all' anno prima.

 

Siccome i guai non vengono mai da soli, per la prima volta da quando è obbligatorio, il revisore dei conti di un partito non mette il suo imprimatur pieno su un bilancio.

valentino valentini e berlusconi all uscita del san raffaele 8valentino valentini e berlusconi all uscita del san raffaele 8

Kpmg offre per Forza Italia un giudizio con rilievi critici, e il vero ostacolo sarebbe un credito da 1,6 milioni di euro vantato dal vecchio Pdl «come importo residuo dovuto a seguito della sottoscrizione dell' accordo transattivo del 22 ottobre 2014». Secondo il revisore dei conti visto che il Pdl ha un disavanzo di 7,2 milioni di euro, nonché «un significativo squilibrio finanziario», è assai difficile che paghi il dovuto a Forza Italia.

 

E in ogni caso «l' amministratore non ci ha fornito sufficienti ed adeguati elementi probativi a supporto di tale valutazione e pertanto non siano stati in grado di determinare la correttezza della stessa ed i relativi effetti sul patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e sul disavanzo dell' esercizio chiuso a tale data». Una bocciatura che può creare problemi per l' incasso di qualsiasi altro eventuale credito pubblico.

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