cantiere expo

EXPO-LPETTONE - LE TRE VERSIONI DELLA PROCURA GENERALE DI MILANO SULL’EXPO - LA CONFUSIONE DEI MAGISTRATI CHE PER MESI HANNO DISCUSSO SE UN REATO DI COLLUSIONE PER L’EXPO SIA STATO COMMESSO A MILANO O A ROMA - ALLA FINE STABILISCONO CHE CITARE LA CAPITALE E’ STATO UN “ERRORE MATERIALE”

Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera

 

EXPO PIASTRAEXPO PIASTRA

Procura generale di Milano una e trina sulla competenza di un pezzo di inchiesta Expo. Prima versione dei pg, il 23 giugno scorso alla fine delle indagini: quel certo reato (una tentata turbativa d' asta del 2012) è stato commesso a Roma in forza di una determinata ricostruzione. Contrordine, seconda versione il 7 luglio: no, il reato è stato commesso a Milano, in forza di quest' altra differente e complessa ricostruzione. Contrordine del contrordine, terza versione il 10 luglio: la parola Roma è stata solo un errore materiale.

 

Eppure il tema - sul quale è scontato prevedere che la difesa chiederà una parola definitiva alla Procura generale di Cassazione - è sempre la turbativa d' asta che, a detta dell' inchiesta-bis, il costruttore parmense Paolo Pizzarotti avrebbe tentato il 2 agosto 2012, proponendo al concorrente veneto Piergiorgio Baita (tramite un socio di Baita, Erasmo Cinque) di sfilarsi dall' appalto per la Piastra di Expo (che Baita aveva vinto grazie anche alla corruzione del progettista della gara) in cambio di una compensazione milionaria.

PAOLO E MICHELE PIZZAROTTIPAOLO E MICHELE PIZZAROTTI

 

Sia Pizzarotti (che respinge l' accusa di collusione) sia Baita (che la accredita) collocano a Roma all' hotel St. Regis l' incontro tra Pizzarotti e Cinque. Perciò lo scorso 23 giugno il pg Felice Isnardi scrive Roma come luogo di commesso delitto. Ovvio che allora il difensore Ermenegildo Costabile chieda che la posizione di Pizzarotti passi a Roma.

 

Ma la Procura generale milanese guidata da Roberto Alfonso risponde picche il 7 luglio: ammette che «è vero che il capo d' imputazione compilato indica in Roma il luogo del commesso reato», ma in realtà, a ripensarci, il reato é stato commesso a Milano perché, non essendoci stato un incontro diretto tra Pizzarotti e Baita, «solo con la comunicazione a Baita della proposta di Pizzarotti l' azione di Pizzarotti ha raggiunto l' effetto a cui era diretta»: la competenza territoriale viene cioè fatta dipendere non dal luogo della volontà di chi (Pizzarotti) in ipotesi formula la proposta di turbativa d' asta (Roma), ma dal luogo (Milano) di un' altra persona (Baita) che in ipotesi la riceve.

ROBERTO ALFONSOROBERTO ALFONSO

 

E perché Milano? Perché «dalle intercettazioni risulta che il 2 agosto 2012 Baita aveva appuntamento a Milano la mattina con Rognoni e il pomeriggio con Rognoni e Sala nella sede di Expo, pertanto la proposta di Pizzarotti trasmessa a Baita tramite Cinque non può che es-sere stata riferita a Baita quando questi si trovava a Milano».

 

PIERGIORGIO BAITA jpegPIERGIORGIO BAITA jpeg

Solo che Cinque, sin qui valorizzato dall' accusa, testimonia di aver riferito la proposta a Baita di sera, quando cioè Baita (finita la riunione con Sala alle 16.25) era già ripartito da Milano: ma la Procura generale qui non lo segue più, decidendo che «pare del tutto verosimile» che abbia fatto rapporto a Baita «immediatamente dopo l' incontro».

 

A sorpresa tre giorni dopo, il 10 luglio, la Procura Generale corregge persino questa propria (e pur così articolata) correzione: nel dicembre 2016 la proroga delle indagini scriveva Milano, «l' indicazione di Roma nell' avviso di conclusione delle indagini è frutto di un errore materiale».

 

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