francesca balzani

IDEE BALZANI - LA COCCA DI PISAPIA NEL 2011 È STATA LA PRIMA ITALIANA NOMINATA RELATORE GENERALE AL BILANCIO EUROPEO - MA IL PD RENZIANO LE PREFERISCE SALA PERCHÉ NON LE PERDONA DUE PECCATI: AVER SOSTENUTO COFFERATI IN LIGURIA E NON AVER VOTATO L'OPERAZIONE M4 A MILANO

Gianni Barbacetto per il “Fatto quotidiano”

 

FRANCESCA BALZANIFRANCESCA BALZANI

Per essere due candidati ancora virtuali, lo scontro è già tosto. Né Giuseppe Sala né Francesca Balzani, infatti, sono ufficialmente in campo. Eppure già ci regalano qualche fuoco d' artificio nella campagna per le primarie da cui uscirà il candidato sindaco del centrosinistra a Milano.

 

"Sala? È un po' vintage, con la sua battuta sulla Milano da bere per pochi: uno slogan di quand' ero ragazzina", ha detto Balzani. "È più vintage chi ha sostenuto Cofferati in Liguria", replica Mr.Expo. Il duello promette insomma di essere vero, maschio e perfino divertente. Balzani ha l' aria da Biancaneve e sorride sempre, ma non sottovalutate la sua grinta. E neppure la sua capacità di raccogliere consensi: "Alle primarie potrebbe vincere", azzarda il sondaggista dell' Istituto Piepoli Alessandro Amadori.

 

FRANCESCA BALZANIFRANCESCA BALZANI

Ha 49 anni, è nata a Genova, vive da tempo a Milano con il marito Francesco e itre figli, Teo, Milo e Agata. È stata l' allieva prediletta di Victor Uckmar e ha lavorato con lui come avvocato fino al 2007. Poi si è avvicinata alla politica, chiamata da Marta Vincenzi, appena eletta sindaco di Genova, a fare l' assessore al Bilancio per far quadrare i conti.

 

Lei li quadra, tanto che il Pd poi le chiede di presentarsi alle elezioni europee del 2009.

Balzani prende la cosa sul serio, fa una campagna elettorale vera e viene eletta. Da secchiona qual è, la prendono sul serio anche a Strasburgo, dove pure gli italiani non godono di grande considerazione: nel 2011 è la prima italiana nominata relatore generale al Bilancio europeo.

 

Due anni dopo, il sindaco Giuliano Pisapia la chiama a far quadrare i conti di Milano.

BALZANIBALZANI

Lei accetta, sorride, e comincia un lavoro certosino. Il Comune è la più grande azienda di Milano, con 16 mila dipendenti e un bilancio di 2,7 miliardi. Per numero di occupati è poco sotto il decimo posto in Italia, non distante da aziende come Esselunga e Benetton.

 

Per ricavi è intorno al cinquantesimo posto, vicino a Ferrero e Indesit. Balzani trova un buco da 437 milioni di euro. Per non tagliare assistenza e servizi, s' inventa nel giugno 2013 il metodo delle short list: congela tutte le uscite di tutti gli uffici del Comune, tranne quelle che lei autorizza, sulla base di elenchi precisi e accurati delle spese redatti dagli uffici su grandi fogliA3. Così realizza risparmi per circa 120 milioni e impone un metodo di spesa controllato e trasparente. Quando, nel luglio 2015, esce dalla giunta Ada Lucia De Cesaris, Pisapia la vuole anche vicesindaco. Fino al 2 dicembre, quando il sindaco la porta al Nazareno, da Renzi, indicandola di fatto come il suo successore.

 

Buffo: Balzani è del Pd, ma Renzi e il Pd le preferiscono un manager non Pd come Sala. "Non è una partita per un consiglio d' amministrazione", ribatte lei, "ma per governare e amministrare una città e quindi avere a che fare con le persone, dare volto ai bisogni, ai sogni, alle paure, alle speranze e alla fiducia di una città".

 

PISAPIA SALA BALZANIPISAPIA SALA BALZANI

Ma non c' è niente da fare, il Pd renziano preferisce l' uomo del "miracolo" Expo, incurante dei problemi che bilanci e chiusura delle inchieste sull' esposizione universale potrebbero portare. A Balzani, il Pd renziano non perdona due peccati: aver sostenuto in Liguria la candidatura Cofferati e non avervotato, aMilano, l' operazione M4.

 

Una storia da raccontare. La giunta Pisapia eredita dall' amministrazione precedente di centrodestra (sindaco Letizia Moratti, direttore generale un certo Giuseppe Sala, all' urbanistica il ciellino Carlo Masseroli, d'accordo i Ds -Pd di Filippo Penati) il progetto della M4, la metropolitana "linea blu" che per Expo avrebbe dovuto collegare l' aeroporto di Linate con la città.

 

Nel 2014 la giunta "arancione" deve decidere se andare avanti o bloccare il progetto.

RENZI SALARENZI SALA

Ormai è chiaro che per Expo non sarà pronta neppure una stazione. Il percorso poi è vecchio: passa da San Babila, la piazza più servita di Milano. E infine costa troppo: una bomba a orologeria nei conti del Comune, un debito di 2,2 miliardi di euro destinato a pesare sui bilanci per vent' anni.

 

Per collegare Linate, basterebbe costruire un raccordo tra l' aeroporto e il passante ferroviario. Ma il partito trasversale della M4 non cede. Gli accordi con i costruttori ormai sono stati presi. Così, malgrado i dubbi del vicesindaco De Cesaris, dell' assessore Franco D' Alfonso, dello stesso sindaco Pisapia, vincono i metro-talebani, gli ex penatiani Pietro Bussolati e Pierfrancesco Maran. Balzani, da assessore albi lancio, teme per i conti futuri.

FRANCESCA BALZANIFRANCESCA BALZANI

 

Anche il ragioniere capo di Palazzo Marino lancia l' allarme: "Manca un piano di sostenibilità" degli impatti di M4 sui futuri bilanci del Comune. Balzani non se la sente di votare il progetto: per non aprire una crisi di giunta con un no, al momento del voto esce dall' aula. Non gliel' ha mai perdonata, il partito trasversale milanese del fare (e dell' incassare). Ora riciclato nel nuovissimo Partito della Nazione che piace tanto a Renzi e che a Milano potrebbe avere il suo primo laboratorio. Sì, le primarie milanesi saranno una bella battaglia.

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