DEI DELITTI E DEI PENATI - L'ARMADIO DI BINASCO È PIENO DI SCHELETRI? NON SI PUÒ ANCORA DIRE. MA PIENO DI CONTANTI, QUESTO SÌ. ALMENO STANDO ALLE INTERCETTAZIONI SUL TELEFONO DEL PRINCIPALE COLLABORATORE DELLO SCOMPARSO MARCELLINO GAVIO - BINASCO ALLA SEGRETARI: “C'È LA BUSTA NELL'ARMADIO DEI SOLDI. SONO PER UNO DEL PD DI TORINO”…

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per il "Corriere della Sera"

L'armadio di Bruno Binasco è pieno di scheletri? Non si può ancora dire. Ma pieno di contanti, questo sì. Almeno stando alle intercettazioni sul telefono del principale collaboratore dello scomparso Marcellino Gavio nel gruppo che fattura 6 miliardi di euro l'anno e gestisce 1.200 km di rete autostradale, svolte prima a Milano e poi a Monza nell'inchiesta nella quale è indagato per le ipotesi di corruzione e di finanziamento illecito al pd Filippo Penati dietro lo schermo di una caparra immobiliare di 2 milioni di euro nel 2008-2010 all'imprenditore Piero Di Caterina.

Intercettazioni che a metà settembre 2010 ascoltano «in diretta» la scena, a tratti fantozziana, dell'imprenditore che cerca di teleguidare la sua segretaria nell'affannosa ricerca dentro un armadio del denaro contante nascosto in una vetrinetta con la «papera»: soldi da infilare in una busta e fare avere - secondo Binasco - all'allora presidente pd dell'Istituto case popolari di Torino, ex ultimo segretario del Pci sabaudo, già vicepresidente della Provincia di Torino, e propostosi l'autunno scorso per le primarie del Pd per la corsa a sindaco di Torino stravinta poi da Fassino. Ma Giorgio Ardito, interpellato ieri dal Corriere, afferma di non aver ricevuto un euro da Binasco.

L'inchiesta su Penati nasce a Milano con le deposizioni degli imprenditori Di Caterina e Pasini nel giugno 2010, ed è per questo che anche il telefono di Binasco, protagonista nel 2004 della controversa vendita a peso d'oro alla Provincia di Milano delle azioni della Milano-Serravalle in mano al gruppo Gavio, viene messo sotto controllo. I magistrati hanno inserito nei recenti provvedimenti le conversazioni pertinenti all'indagine su Penati, ma negli atti depositati compaiono anche altre intercettazioni ritenute di interesse investigativo sebbene più difficili da interpretare.

È il caso, appunto, di «una serie di contatti telefonici intercorsi con Giorgio Ardito, presidente dell'Agenzia territoriale per la casa, già Iacp». Le intercettazioni della Gdf da sole «non consentono di comprendere le attività professionali che legano l'uno all'altro, e di conseguenza rimangono sconosciute le ragioni di una dazione di denaro che Binasco avrebbe corrisposto a favore di Ardito».

Da dove arriva questa lettura? Dal fatto che il 14 settembre 2010 «Binasco contatta la sua collaboratrice Enza per darle le indicazioni necessarie a trovare una "busta" nascosta in un armadio e, inoltre, a metterne "dieci banconote taglio grande" in un'altra».

Binasco: «Apri la vetrinetta».
Segretaria: «Quale delle due? Quella con la papera?».
Binasco: «Sì, sotto a sinistra nel piano terra c'è un volume rilegato... Alzalo un attimo... C'è della roba, dovrebbe esserci quella busta quadrata di ieri».
Segretaria: «Ah, devo cercare quella?».
Binasco: «È lì sotto, no, ma sotto quello lì grande».
Segretaria: «L'ho tirato fuori».
Binasco: «Prendi quella quadrata».
Segretaria: «Quadrata, ok!».

Binasco: «Ecco, conti dieci di quelli grandi, ok? Li metti in una busta e li porti giù a Marisa, poi ci penso io».
Segretaria: «Allora, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci».
Binasco: «Li metti in una busta».
Segretaria: «Ah no! Ho sbagliato! Ho preso quelli piccoli».
Binasco: «Eh eh, vedi?».
Segretaria: «Allora, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci... Li metto in un busta bianca».
Binasco: «Sì, e la chiudi! E la porti giù a Marisa, poi la chiamo io. Grazie».

In effetti Binasco contatta subito l'altra segretaria per dirle che «la busta che le ha portato Enza è da consegnare a un signore con la barba che si chiama Ardito», presidente dell'Istituto case popolari a Torino.

Per quel poco che si ricava dagli atti, Ardito non è indagato, e anzi la vicenda neppure è stata approfondita all'epoca dagli inquirenti per evitare di svelare l'esistenza di intercettazioni di Binasco nell'inchiesta su Penati. Ma Ardito, interpellato ieri dal Corriere, cade dalle nuvole: «Certo che conosco un manager delle autostrade come Binasco», premette, «negli anni 80 sono stato vicepresidente della Provincia di Torino, vicepresidente dell'autostrada Satap, direttore del settore ambiente e sicurezza dell'autostrada Torino-Bardonecchia.

Ma sono in pensione dal novembre 2002». L'ha più visto? «A qualche convegno». Sentito al telefono? «Qualche volta ma non ricordo esattamente perché». Può essere che Binasco abbia fatto un finanziamento, in contanti ma lecito, al suo comitato nei giorni di settembre in cui lei intendeva partecipare alle primarie del Pd per l'elezione del sindaco di Torino? «No - esclude Ardito - perché, quando ho visto che tutti erano per Fassino, mi sono ritirato dalle primarie prima ancora di cominciare a raccogliere finanziamenti».

Potrebbe essere il compenso per una qualche sua prestazione professionale? Qui Ardito spiega che «mi è capitato di fare una consulenza per una società del gruppo di Binasco, chiestami per le mie competenze sui temi ambientali». Ma, a suo avviso, nemmeno questo può essere il contesto dell'intercettazione di Binasco, «perché la mia consulenza - afferma Ardito - sarà stata di 2 anni, 2 anni e mezzo fa. E io fui regolarmente pagato a quell'epoca».

 

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