di maio salvini

IN FONDO AL TUNNEL – SALVINI AVVISA I GRILLINI SULLA TAV: “IO CE LA METTO TUTTA, MA SE QUALCUNO CONTINUA AD INSULTARMI, A DARMI DEL ROMPICO**IONI” – IL GOVERNO LITIGA SU TUTTO, MA RISCHIA SOLO SULLA TORINO LIONE E SUL PROCESSO AL “CAPITONE”: SCAMBIO IN ARRIVO? TECNICAMENTE NO, MA ALLA FINE L’AUTORIZZAZIONE SARÀ NEGATA, E SULLA TAV IL M5S NON PUÒ CEDERE – PER BLOCCARE L’OPERA SERVE UN VOTO DEL PARLAMENTO E A QUEL PUNTO BYE BYE LUIGINO

1 – LA MINACCIA EUROPEA SULLA TAV E LA LEGA AVVISA M5S: BASTA INSULTI

Daria Gorodisky per il “Corriere della Sera”

 

TAV TORINO LIONE

Nella guerra sulla Tav tra M5S («non si farà») e Lega («va completata»), interviene l' Ue, che sulla materia non ha ancora ricevuto comunicazioni ufficiali da Roma. Ieri, a margine della quotidiana conferenza stampa della Commissione europea, un portavoce ha fatto sapere: «In caso di ritardi prolungati, non possiamo escludere di dover chiedere all' Italia di restituire i contributi già versati per la Torino-Lione». Non solo: diventerebbe probabile dovere anche dire addio ai fondi non ancora utilizzati e disponibili proprio per la Tav fino al 2020, che verrebbero «allocati» a progetti di altri Paesi.

 

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 16

Così, sommando l' eventuale rimborso di 500 milioni di euro al resto, si arriverebbe alla perdita di circa 1,2 miliardi di euro. Una spada di Damocle sull' economia italiana che l' analisi costi-benefici cui il governo sta lavorando («e non richiesta dalla Commissione») avrebbe difficoltà a fermare, visto che nel 2015 Italia e Francia ne hanno presentata una congiunta, approvata dagli organi europei.

toninelli

 

Il fronte grillino dell' esecutivo butta acqua sul fuoco. Primo fra tutti Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, replica che la nuova analisi «è stata decisa da un governo sovrano che vuole spendere al meglio i fondi pubblici. L' Ue stia tranquilla, tra pochi giorni avrà tutta la documentazione». Poi aggiunge: «Né le persone né le merci passeranno sulla Tav, perché chi se ne frega di andare a Lione». Mentre Luigi Di Maio vuole rassicurare che comunque «il governo non è in discussione».

 

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 14

Matteo Salvini però insiste: «Di Maio mi spieghi perché è sconveniente usare treni veloci che ci collegano al resto del mondo risparmiando inquinamento e risparmiando quattrini». Anche se poco dopo il leader leghista si dichiara «convinto che tra persone di buon senso l' accordo si trova.

Io ce la metto tutta, ma se qualcuno continua ad insultarmi, a darmi del rompic... (il riferimento è al 5 Stelle Alessandro Di Battista, ndr ), le cose si complicano».

 

Intanto, le opposizioni hanno gioco facile a denunciare, come fa il candidato alla segreteria del Pd, Maurizio Martina, che anche sulla Tav Lega e M5S «stanno facendo una guerra di posizionamento tutta interna. Smettano di prendere in giro gli italiani e aprano i cantieri». «Questo è un governo diviso su tutto - dichiara Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera di Forza Italia -. E la trazione grillina ha portato il Paese in recessione».

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 29

 

Concorda la leader di Fratelli d' Italia, Giorgia Meloni: «Non fare la Torino-Lione sarebbe una grande sconfitta». Infine, Osvaldo Napoli (Forza Italia) non esclude «l' intervento della Corte dei Conti per i gravi danni erariali per l' eventuale mancata realizzazione dell' opera».

 

2 – «MATTEO NON GIOCHI SULL' ALTA VELOCITÀ» I 5 STELLE E I RISCHI DI UN VOTO IN AULA

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera”

 

di maio di battista

«Vuole essere convinto numeri alla mano? A brevissimo li avrà e lo convinceremo». Luigi Di Maio si mostra sicuro e risponde indirettamente a Matteo Salvini che lo incalza sulla Tav. È solo una delle partite che si giocano sul terreno di gioco, che al momento non pare essere tanto il governo del Paese quanto la campagna elettorale in arrivo, sia quella delle Regionali sia quella delle Europee.

 

I 5 Stelle hanno alzato i toni spesso negli ultimi giorni, con Salvini che ha alternato repliche sferzanti a silenzi impassibili, come di chi stia aspettando che il cadavere gli scorra davanti, lungo il fiume. Il gioco del cerino, a chi fa saltare per primo il governo, in realtà sembra essere per ora soltanto un gioco. E se i 5 Stelle hanno deciso di alzare i toni, è perché sanno, o credono di sapere, che Salvini non farà saltare il banco, almeno per ora.

 

DANILO TONINELLI

La battaglia si gioca su molti fronti. Ce ne sono alcuni da prima linea, come la Tav e il processo di Salvini sulla Diciotti, altri da trincea. La contraerea spara fuoco amico su reddito di cittadinanza, posizionamento su Maduro-Guaidó, riforma delle autonomie, migranti e decreto sicurezza, legittima difesa e questione ambientale (xylella e trivelle sono state un antipasto). Ma gli unici due sui quali il governo potrebbe rischiare davvero sono proprio la Tav e il processo a Salvini. Si è parlato di uno scambio, che ora entrambi gli alleati smentiscono.

 

Tecnicamente, in effetti, non ci sarà, visto che sull' autorizzazione a procedere contro Salvini si deciderà ben prima di arrivare al dunque sulla Tav. I 5 Stelle, per ora, non sciolgono la riserva. Fico esterna la sua posizione («Fossi in Salvini mi farei processare), ma alla fine più di una fonte spiega che l' autorizzazione sarà negata. Anche perché, in caso contrario, le sorti del governo sarebbero segnate. Come sarebbero segnate nel caso in cui la Lega facesse andare avanti la Tav.

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 11

 

Per questo Di Maio e i suoi ostentano sicurezza e tirano dritti sulla Tav: «C' è nel contratto, va rivista e lo faremo sulla base dell' analisi costi-benefici. Se questa dirà che non è conveniente farla, non si farà». In realtà ormai si fa fatica a trovare qualcuno che usi il condizionale.

 

Dal ministero «trapela» (come dicono Laura Castelli e Carlo Sibilia) un verdetto negativo. Ma i numeri nudi saranno consegnati alla Francia tra una decina di giorni e solo allora (dopo un paio di giorni in salamoia negli uffici ministeriali parigini) si potranno dire pubblicamente. A quel punto, dice ai suoi Di Maio, «Salvini dovrà accettare la legge dei numeri. Se non lo facesse, vorrebbe dire rompere il contratto. Ma non lo farà».

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 1

 

Salvini, in realtà, a quanto risulta, potrebbe essere tentato da un' altra soluzione. Cioè tenere duro e spiegare che «la decisione sarà affidata al Parlamento, che è sovrano». L' ultima parola sarà davvero in quella sede, visto che per bloccare la Tav occorre una legge di modifica di un trattato internazionale. Se si arrivasse in ordine sparso, i 5 Stelle rischierebbero seriamente di soccombere, visto che gran parte dell' opposizione è per il sì alla Tav.

 

Di Maio sa che il pericolo c' è e i suoi fanno sapere che non faranno finta di niente di fronte all' ennesima «supercazzola»: «Il giochetto del "non posso tenere i miei" non sarà accettato. Un voto della Lega per proseguire con la Torino-Lione sarebbe l' atto di guerra finale».

 

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 39

Insomma, schermaglie, polemiche anche violente, che però al momento si tengono sulla falsariga di una accesa campagna elettorale. E che difficilmente si tradurranno in rotture plateali prima delle Europee. Anche se, nei 5 Stelle, Di Maio deve tenere conto della pressione crescente di Roberto Fico, al quale il ruolo di presidente della Camera riserva uno spazio di manovra ampio, talvolta contundente e disturbante.

 

E di Alessandro Di Battista, che è arma formidabile per la campagna elettorale, ma che rischia spesso di andare fuori controllo. L' antidoto, per il Movimento, è cambiare fronte e tornare nel recinto identitario della lotta ai tagli, agli sprechi e alla «Casta», presunta o reale.

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…