alberto trentini donald trump giorgia meloni nicolas maduro

PER LIBERARE ALBERTO TRENTINI, GIORGIA MELONI DEVE SCONTENTARE TRUMP – IL REGIME DI MADURO, CHE DETIENE IL COOPERANTE ITALIANO DA QUASI UN ANNO, CHIEDE UNA TELEFONATA DELLA PREMIER ITALIANO. SAREBBE UN RICONOSCIMENTO FORTE PER IL DITTATORE DI CARACAS, CHE GLI STATI UNITI VOGLIONO DEPORRE CON LA SCUSA DELLA GUERRA AL NARCOTRAFFICO – PER LA DUCETTA, È UNA STRADA COMPLICATA. MA C’È UN’ALTERNATIVA: I MILIARDI DI EURO DI CREDITI NON RISCOSSI DALLE AZIENDE ITALIANE A CARACAS. SVALUTARLI POTREBBE ESSERE CONSIDERATO UN SEGNALE DI DISTENSIONE PIÙ EFFICACE DELLA CHIAMATA…

Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per “Domani”

 

Alberto Trentini

Il 15 novembre sarà passato un anno. Trecentosessantacinque giorni da quando Alberto Trentini è stato arrestato dal regime di Nicolas Maduro. Rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, senza avvocato, è stato di fatto sequestrato dal regime come “vendetta” contro l’Italia, che negli ultimi anni non ha agevolato l’estradizione di oppositori che hanno trovato rifugio a Roma, primi tra tutti l’ex viceministro dell’Energia Gerardo Villalobos e l’ex ministro del petrolio Rafael Ramirez, archiviato dalla procura di Roma due settimane prima dell’arresto di Trentini.

 

Quest’ultimo ha potuto parlare al telefono con la famiglia una manciata di volte, l’ultima pochi giorni fa: fatto che fa sperare i nostri servizi in una positiva risoluzione a breve della vicenda.

 

nicolas maduro come babbo natale

I due governi non si espongono pubblicamente, […] ma secondo quanto ha ricostruito Domani, […] ci sono due dossier che potrebbero sbloccare l’impasse.

 

[…] Sotto sanzioni e con l’economia in crisi nera da almeno un decennio, Caracas è alla disperata ricerca di riconoscimento internazionale. A maggior ragione adesso che Donald Trump, motivando la scelta con la necessità di combattere i narcos che usano il Venezuela come base, ha schierato i B-52 davanti alle sue coste e bombardato alcune imbarcazioni private in acque internazionali.

 

Fonti vicine al governo di Caracas dicono che per portare alla liberazione di Trentini basterebbe una telefonata tra Meloni e Maduro, o tra lui e Sergio Mattarella.

 

giorgia meloni donald trump

Una mossa politica molto difficile da fare, però: secondo fonti vicine a Palazzo Chigi, questa strada è infatti la più complicata. Il governo Meloni a gennaio scorso, fedele all’alleanza con gli Stati Uniti e la Commissione europea, ha dichiarato di non riconoscere il regime di Maduro.

 

I rapporti diplomatici tra Italia e Venezuela sono ai minimi termini, anche se recentemente un primo contatto ufficiale tra i due governi c’è stato. Il 25 settembre il vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, ha telefonato alla sua omologa venezuelana, Andrea Corao, per ringraziarla di aver permesso all’incaricato d’affari italiano (non c’è scambio di ambasciatori tra i due paesi) di entrare in carcere per fare visita a Trentini.

 

Il riconoscimento politico […] sembra la strada più difficile, mentre ce n’è un’altra che – a Palazzo Chigi – è considerata più percorribile: la strada finanziaria.

 

ALBERTO TRENTINI

[…] La storica presenza dell’Italia in Venezuela, interrotta quasi totalmente dopo le sanzioni Usa, ha lasciato infatti miliardi di euro di crediti non riscossi. Soldi di aziende che hanno realizzato lavori in Venezuela, ma che la Repubblica bolivariana non ha mai pagato. O, almeno, non totalmente.

 

Abbiamo già raccontato nelle scorse settimane di Eni, che con i suoi 2 miliardi di euro di crediti verso la società petrolifera locale Pdvsa (dati di fine 2024) è il maggior creditore italiano di Caracas. La multinazionale guidata da Claudio Descalzi è controllata dal Mef, che potrebbe decidere di svalutare quei crediti più facilmente di quanto farebbero alcune aziende private.

 

Un credito rilevante è nelle mani di Webuild, Ghella e Astaldi. I tre nel 2011 hanno iniziato la costruzione in Venezuela di opere ferroviarie per 3,3 miliardi di euro. Nell’ultimo bilancio di Astaldi, ora in concordato preventivo, il credito che le aziende devono incassare da Caracas è quantificato in 433 milioni di euro: circa 140 milioni a testa. Webuild, Ghella e Astaldi (oggi Astaris) stanno tentando di ottenerli attraverso un arbitrato intentato a Parigi contro il governo venezuelano e l’Instituto de Ferrocarriles del Estado, la società ferroviaria di Caracas.

 

NICOLAS MADURO

La vicenda va avanti da anni e il lodo è atteso per fine anno. Secondo quanto riportato nel suo bilancio, Ghella avrebbe anche dei crediti legati alla costruzione della metropolitana di Valencia, capitale dello stato del Carabobo e terza città del paese. […]

 

Investimenti incagliati in Venezuela riguardano anche la Tenaris della famiglia Rocca, presente in Venezuela da decenni per via dei legami della famiglia milanese con il Sudamerica. La somma totale dovuta da Caracas è di 137 milioni di euro. […]  Tenaris ha vinto nel 2018 un arbitrato contro il governo venezuelano presso l’Icsid (International Centre for Settlement of Investment Disputes), istituzione creata dal Gruppo della Banca mondiale con sede a Washington.

 

PDVSA PETROLIO VENEZUELA

Oggetto dell’arbitrato: l’esproprio di due controllate venezuelane di Tenaris, Tamsa e Comsigua. Al momento i Rocca e i loro soci si sono però dovuti accontentare di poco: 33 milioni incassati nel 2023 come riconoscimento per la nazionalizzazione delle due aziende, si legge nel bilancio della multinazionale.

 

Nella lista di chi in Venezuela ci ha rimesso qualche milioncino ci sono anche Danieli e il San Raffaele del gruppo San Donato. L’azienda ospedaliera deve ricevere ancora 2,7 milioni di euro dalla venezuelana Pdvsa: si tratta di un credito nato da un accordo del 2016 per la cura delle persone affette da patologie del midollo osseo.

 

alberto trentini

Danieli […] vanta invece qualche milione di euro di credito per un impianto siderurgico progettato nel 2005 con la Sidor, equivalente caraibica della vecchia Italsider, e mai pagato.

 

[…] Queste, dunque, sono le principali aziende italiane che attendono pagamenti dal Venezuela, e il totale vale oltre 2,5 miliardi di euro. Si vedrà se e come il governo Meloni riuscirà a convincere queste imprese, quasi tutte private, a rinunciare ai crediti per provare ad ottenere la liberazione di Alberto Trentini.

 

Di sicuro l’Italia sa di poter contare su qualche potenziale interlocutore a Caracas. Una si chiama Camila Fabbri, 30 anni, romana. Moglie del ministro delle Industrie e fidatissimo consigliere finanziario di Maduro, il colombiano Alex Saab, Fabbri è stata scelta dal regime come vice ministra della Comunicazione internazionale del ministero degli Affari esteri.

 

donald trump foto lapresse49

L’altro interlocutore forte è Rafael Lacava, italo-venezuelano, oggi governatore dello stato di Carabobo, dal 2007 al 2008 ambasciatore della repubblica socialista in Italia. È stato anche grazie alla sua mediazione, oltre a quella della Comunità di sant’Egidio, se nel maggio scorso l’Italia ha ottenuto la liberazione di Alfredo Schiavo, italo-venezuelano rimasto in carcere a Caracas per oltre cinque anni.

nicolas madurogiorgia meloni donald trumpNICOLAS MADUROnicolas maduroAlberto Trentini

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...