donald trump droni iran

PER UNA VOLTA L’EUROPA DICE “NO” A TRUMP. E IL TYCOON VA NEL PALLONE – SIA L’ALTA RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS, CHE IL GOVERNO TEDESCO, METTONO IN CHIARO: “QUESTA NON È LA NOSTRA GUERRA” – DOPO CHE È CADUTO NEL VUOTO IL SUO APPELLO PER UNA COALIZIONE PER FORZARE LA RIAPERTURA DELLO STRETTO DI HORMUZ, “THE DONALD” SBRAITA E SI CONTRADDICE: AFFERMA CHE “GLI USA NON HANNO BISOGNO DI NESSUNO”, SALVO POI INCORAGGIARE LE “ALTRE NAZIONI” AD AIUTARLO. E MINACCIA DI COLPIRE DI NUOVO L'ISOLA DI KHARG, CROCEVIA DECISIVO PER IL COMMERCIO DEL PETROLIO IRANIANO: “SIAMO PRONTI A DISTRUGGERLA COMPLETAMENTE” (BENE, BRAVO, BIS! POI SI RITROVERA' LA CINA PRONTA A DARE ALL'IRAN IL SUO ENORME ARSENALE MILITARE...)

1 - ALLEATI, TRUMP CONTRO TUTTI "PRONTO A DISTRUGGERE KHARG"

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “la Stampa”

 

donald trump

Alla Casa Bianca sono fiduciosi che alla fine una coalizione internazionale per forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz sarà messa in piedi. Resta la fine di questa settimana l'orizzonte ultimo per mandare un messaggio chiaro agli iraniani che il flusso di greggio dalla strozzatura fra Golfo di Oman e Golfo Persico riprenderà.

 

Il presidente Donald Trump ieri ha detto che toccherà al segretario di Stato Marco Rubio annunciare i nomi di chi vi farà parte. Anche se i dubbi e i no rimbombano a Washington portando il leader Usa a dire che «noi ci siamo per la Nato, ma loro non per noi quando» c'è bisogno.

 

GUERRA ALL IRAN - LA SFIDA NEL GOLFO

Il messaggio di Trump si muove con i favori e i rischi dell'ambiguità. Da una parte, ha detto che «non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno»; salvo poi incoraggiare le «altre Nazioni» a partecipare: «Vogliamo che loro ci aiutino», ha detto il presidente.

 

L'unico indizio su chi ci sarà è quanto Trump ha detto sulla distanza dal luogo di engagement dei vari Paesi: qualcuno – ha detto – attraverserà l'Oceano; altri sono locali.

Vorrebbe fortemente il Giappone, la cui premier Sanae Takaichi sarà giovedì alla Casa Bianca e chiederà di partecipare all'Iron Dome.

 

[...]

 

donald trump - stretto doi hormuz

E questo a Trump ha dato molto fastidio: «Sono deluso da Starmer». Non è la prima volta che mette nel mirino Londra, di fatto imputata di voler entrare nel conflitto quando i rischi sono diminuiti poiché «oltre cento navi sono state affondate» e missili e droni e fabbriche sono state «obliterate». Così come 30 imbarcazioni posamine.

 

«Ora l'Iran è una tigre di carta», ha detto il presidente rimarcando che due settimane fa non lo era e sottolineando pure una certa sorpresa nel fatto che la Repubblica islamica abbia colpito alcuni Paesi (e continui a farlo) del Golfo, come il Qatar.

 

Domenica sera di ritorno dalla Florida il presidente aveva avvertito i Paesi della Nato di «brutte conseguenze» se non avessero contribuito al lavoro a Hormuz. Ieri dalla East Room e poi in serata nello Studio Ovale ha ribadito il pensiero sottolineando che «noi li abbiamo sempre difesi, ma loro non ci saranno mai per l'America».

 

BANDIERA TRA LE MACERIE - GUERRA IN IRAN

«Molti Paesi dovrebbero ringraziarci», per quanto fatto in Iran. «E non dovrebbero solo ringraziarci ma aiutarci. Quello che mi sorprende è che non sono desiderosi di aiutarci», ha sottolineato il presidente aggiungendo l'impegno degli americani a proteggere gli alleati. Con 45 mila uomini schierati in Giappone, altrettanti in Corea del Sud e 50 mila in Germania, la contabilità che ha offerto. Il Giappone dipende da Hormuz per il 95% dell'energia; la Cina per il 90%; la Sud Corea per il 45%, i numeri forniti da Trump: «Noi meno dell'1%».

 

[...]  La Cina resta un capitolo a parte. La missione del presidente a Pechino (31 marzo-2 aprile) potrebbe essere posticipata. Non perché – ha precisato il segretario al Tesoro Scott Bessent – l'America vuole mettere pressione a Xi affinché si mobiliti per Hormuz, ma perché il comandante in capo deve poter continuare a seguire gli eventi in Medio Oriente. Trump ha detto di aver richiesto a Pechino di posticipare «di un mese».

 

DONALD TRUMP E XI JINPING

La durata del conflitto è incerta. Trump ha detto che «finirà presto». Il presidente ha minacciato di colpire nuovamente l'isola di Kharg: «Dal punto di vista militare è morta», ha riferito, spiegando che gli Stati Uniti sono pronti a «distruggerla completamente».

 

Di certo in serata è arrivata la replica del portavoce dello Stato Maggiore iraniano Abolfazl Shekarchi: tutti gli impianti petroliferi e del gas in Medio Oriente saranno ridotti a «montagne di cenere» se gli Stati Uniti colpiranno l'isola di Kharg. Sono stati, anticipa Axios, ripresi i contatti via sms fra Steve Witkoff e Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano per parlare di «conclusione del conflitto». [...] 

 

2 - IL MURO DELL’EUROPA

Estratto dell‘articolo di Marco Bresolin per “la Stampa”

 

kaja kallas rapita dai pistoloni dei militari

«Non è la nostra guerra, non l'abbiamo iniziata noi. E non porteremo altre navi nella regione». A scandire nel modo più netto il "no" europeo alla richiesta americana di un sostegno nello Stretto di Hormuz è stato il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius. Ma non si è trattato di un assolo, perché da Bruxelles – dove ieri erano riuniti i 27 ministri degli Esteri – si è subito alzato un coro contrario praticamente unanime.

 

«Nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra» ha ammesso al termine della riunione del Consiglio l'Alta Rappresentante, Kaja Kallas, che pure aveva proposto di estendere nel Golfo il mandato della missione navale Aspides.

 

FRIEDRICH MERZ DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA

Non lo vuole l'Unione europea, non lo vuole il Regno Unito e non lo vuole nemmeno l'Alleanza Atlantica: dopo il pressing di Trump, fonti Nato hanno fatto notare che «alcuni alleati stanno discutendo a livello individuale con gli Stati Uniti cosa potrebbero fare in relazione alla sicurezza nello Stretto di Hormuz». [...] 

 

All'elenco dei "no, grazie" vanno poi aggiunti anche altri potenziali partner come Giappone e Australia. La giornata di confronto tra i ministri dei Paesi Ue ha permesso di capire che non c'è, da parte europea, la volontà di togliere le castagne del fuoco a Donald Trump. Piuttosto si sta valutando l'ipotesi di seguire la strada tracciata dall'India per esplorare una non facile soluzione diplomatica.

 

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran

Nuova Delhi mantiene buoni rapporti con Teheran e l'Unione europea vorrebbe sfruttare questo canale per aprire un passaggio nello Stretto. Se n'è discusso ieri a pranzo con il ministro degli Esteri di Nuova Delhi, Subrahmanyam Jaishankar, che ha avuto una serie di incontri con i vertici Ue.

 

[...]

 

Parigi ha cercato di allacciare contatti con alcuni partner perché non ha ancora abbandonato l'idea di una coalizione dei volenterosi. Ma da schierare, semmai, quando le acque si calmeranno. A oggi, i tempi non sono maturi perché la situazione è troppo rischiosa e gli europei verrebbero trascinati in un conflitto schierandosi al fianco di chi lo ha materialmente scatenato.

 

donald trump e ursula von der leyen

In questo contesto, non è passato inosservato l'avvertimento del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo il quale lo Stretto resterà chiuso solo «per i nostri nemici e i loro alleati». Il che potrebbe aprire spiragli da sfruttare con un'azione diplomatica.

 

L'impressione emersa ieri al tavolo di Bruxelles è che l'appello americano possa infatti rivelarsi in una sorta di trappola nella quale gli europei non hanno alcuna intenzione di cadere. «Fino a quando durerà la guerra – ha assicurato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz –, non parteciperemo inviando delle navi militari nello stretto di Hormuz perché non è chiaro come un'operazione del genere potrebbe funzionare. La regione non deve scivolare in una guerra permanente con obiettivi poco chiari».

 

L'Europa punta quindi "alla distensione" piuttosto che a un intervento in mare. Ma al tempo stesso sa che non può certo far finta di niente perché, come ha riconosciuto Kallas, «i nostri interessi sono a rischio». Per questo i ministri degli Esteri hanno discusso delle «opzioni» per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz in modo da favorire una ripresa della navigazione.

 

[...]

 

NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA - FOTO LAPRESSE

L'idea sarebbe di replicare nello Stretto di Hormuz il modello usato nel Mar Nero per favorire il passaggio del grano. Anche perché a rischio non ci sono soltanto i flussi di petrolio che escono dal Golfo, ma anche quelli dei fertilizzanti destinati ad Africa e Asia. Il timore di una possibile carestia è stato evocato in modo piuttosto netto. [...]

nave cargo colpita nello stretto di hormuzKAJA KALLAS - CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI MONACO

 

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