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NAZARENO, ABBIAMO (PIU’ DI) UN PROBLEMA - L’ASSEMBLEA PD DI DOMANI RISCHIA DI TRASFORMARSI IN UN BOOMERANG PER SCHLEIN: I DELEGATI DISERTANO, A RIDOSSO DI NATALE, NESSUNO SPENDE SOLDI E TEMPO PER VENIRE NELLA CAPITALE AD ASCOLTARE UNA RELAZIONE SENZA DIBATTITO – LA MOSSA DEI PRETORIANI DI ELLY PER SCONGIURARE LA SALA VUOTA ED EVITARE IL CONFRONTO IMPIETOSO CON MELONI CHE CONTEMPORANEAMENTE FARA’ IL PIENO A ATREJU – SORGI: “BONACCINI ENTRERA’ IN MAGGIORANZA MA SE I RIFORMISTI NON DOVESSERO RICEVERE RASSICURAZIONI SULLE LISTE ELETTORALI, IL RISCHIO DI UNA EVENTUALE SCISSIONE, SI FAREBBE PIÙ CONCRETO…”

 

 

Dagoreport

 

ELLY SCHLEIN E STEFANO BONACCINI

Al Nazareno l’allarme è scattato nelle ultime 48 ore. L’assemblea Pd di domani rischia infatti di trasformarsi in un boomerang d’immagine per Elly Schlein: in presenza non si muove quasi nessuno. Da fuori Roma zero entusiasmo. A ridosso di Natale, nessuno spende soldi e tempo per venire nella Capitale ad ascoltare una relazione senza dibattito.

 

Il problema è la sala che rischia di restare mezza vuota. Ma soprattutto è il confronto simbolico che spaventa. Perché mentre Elly parla all’Auditorium Antonianum, incastrato su viale Manzoni e già di suo poco allegro, Giorgia Meloni va in scena ad Atreju, nel parco pieno di giovani, bandiere, musica, telecamere. Da una parte il villaggio politico-muscolare della destra, dall’altra un teatro chiuso, con il rischio di una platea spenta ad ascoltare la segretaria Pd.

 

Di qui la contromossa. I pretoriani dal Nazareno si attaccano al telefono per mobilitare il partito romano e laziale. Tutti i circoli vengono allertati e i militanti invitati a “dare una mano”. Traduzione: riempire la sala, per evitare di lasciare poltrone vuote.

LA GALASSIA DELLE CORRENTI DEL PD

 

Così l’Assemblea nazionale rischia di diventare una messa in scena: pochi delegati da tutta Italia,  tanta militanza locale a chiamata, presenze di servizio, applausi a comando. Una platea più d’apparato che di partecipazione reale.

 

Perché alla fine ciò che conta è evitare il confronto impietoso. Alla fine per sfangarla serve mobilitare l'apparato. Ma il segnale è chiaro: l’assemblea ci sarà, l’entusiasmo meno.

 

 

AUMENTANO I MAL DI PANCIA DENTRO IL PD

Marcello Sorgi per la Stampa - Estratti

 

schlein bonaccini

La giornata di domani, per Schlein, non sarà solo l'occasione di un nuovo scontro a distanza, questa volta quasi contemporaneo, con Meloni, che concluderà la festa di Fratelli d'Italia Atreju. Ma anche quella di una significativa risistemazione dei pesi interni nel partito, dopo la riunione di Montepulciano che ha segnato la nascita del "correntone" schleiniano di Franceschini, Orlando e Speranza.

 

Stavolta sarà il presidente Bonaccini, avversario della segretaria al congresso, a schierarsi, insieme alla parte della minoranza che è andata al governo nelle regioni (Giani, Decaro, De Luca junior).

 

All'opposizione restano i "riformisti-riformisti", da Gori a Sensi, a Guerini, a Picierno, e l'elenco sarebbe ancora lungo: ma insomma si tratta di coloro che non digeriscono l'alleanza stretta - che in qualche caso loro considerano subalterna - con i 5 stelle, specie con il Conte filo-Trump dell'ultima ora tornato all'asse giallo-verde con Salvini.

 

stefano bonaccini bacia elly schlein

A questo punto la segretaria si ritroverà, sì, più forte - anche se a Montepulciano ha insistito sul suo ruolo di leader "di tutto il partito", e non di una parte, per quanto consistente -, ma allo stesso tempo pressata da due direzioni opposte: quella dei suoi più stretti collaboratori, che la spingono verso un congresso straordinario che non potrebbe che concludersi con una riconferma di Schlein al suo posto. E quella della minoranza riformista, che finora non trova alcun ascolto dalla segretaria e tende di conseguenza a radicalizzarsi.

 

giorgio gori lorenzo guerini filippo sensi marianna madia pina picierno lia quartapelle

Siccome non è un mistero che le diverse componenti schierate a sostegno della leader chiedano garanzie per le prossime liste elettorali, che tra meno di un anno e mezzo da ora sarà Schlein a compilare, se i riformisti - quelli in attesa di riconferma in Parlamento - non dovessero ricevere rassicurazioni dal vertice del partito, il rischio di un'emarginazione, e di una eventuale scissione, stavolta al centro, del partito, si farebbe più concreto.

 

(...) Schlein, tutta proiettata verso il duello con Meloni, deve riuscire a trovare il tempo per rasserenare l'atmosfera interna del partito.

elly schlein - stefano bonaccini

 

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