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BECCATEVI BECHIS! - LA PIPI’ DI ESPOSITO INDIGNA LA BINDI - LA PROTESTA DI VERDINI AL PROCESSO: SONO SCOMPARSI I FALDONI DELLA MIA BANCA - LA FARNESINA BLOCCA LE PRATICHE DELLE ONG CAUSA REFERENDUM - IL PIU’ POVERO DELLA GIUNTA RAGGI E’ IL FONDATORE DI EXPEDIA: AL FISCO DICHIARA 600 EURO

 

Franco Bechis per Libero Quotidiano

 

 

AL SENATORE SCAPPA LA PIPÌ: RAGGI RIDE, BINDI SI INDIGNA

 

stefano esposito intervistatostefano esposito intervistato

Il siparietto si è svolto nell' Aula della commissione parlamentare antimafia guidata da Rosy Bindi, durante la recente audizione del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Nella sfilza di domande fatte all' esponente grillina ce ne era anche qualcuna fra il polemico e l' ironico del senatore Pd Stefano Esposito, che conosce bene Roma essendo stato per un breve periodo assessore alla Mobilità e ai trasporti nella giunta di Ignazio Marino. Dopo il fuoco di fila delle domande, la Raggi ha risposto anche a lui, cercandolo invano con lo sguardo in Aula.

 

Così alla Raggi è sfuggito: «Ma non vedo il senatore Esposito, evidentemente ha preferito andare via...».

rosi bindirosi bindi

 

Qualcuno deve averlo detto al senatore Pd, che poco dopo è rientrato in Aula interrompendo la sindaca di Roma: «Signor sindaco, le chiedo scusa... Siccome ha fatto un commento... Volevo dirle che sono andato a fare la pipì. È comprensibile, vero?».

 

La Raggi ha abbozzato con un sorriso: «Assolutamente sì. Apprezzo la trasparenza».

RAGGI AGRITURISMO 1RAGGI AGRITURISMO 1

 

Ma sembra avere gradito meno la Bindi: «Senatore, per favore! Non credo che sia un modo rispettoso nei confronti di questa commissione...».

 

Piccolo shampoo, che ad Esposito non è andato giù. Tanto che poco dopo se ne sarebbe lamentato nella buvette di palazzo Madama: «Perché dire pipì è un turpiloquio? Ma come ragiona la Bindi? Anche da bambini a scuola ti impongono di alzare la mano e dire che ti scappa la pipì... È la cosa più innocente che c' è. Capisco avessi detto che ero andato a pisciare... Ma così innocuo e santo, tanto che si dice pure la pipì degli angeli...».

 

 

VERDINI DENUNCIA: "SPARITI I FASCICOLI DELLA MIA BANCA"

 

VERDINIVERDINI

Denis Verdini ha quasi sempre evitato di parlare del processo che lo vede alla sbarra come imputato per il fallimento del Credito cooperativo di Firenze. A una delle ultime udienze, però, il senatore si è presentato e ha chiesto la parola per una dichiarazione spontanea.

 

Lamentandosi della sparizione di tutti i fascicoli della clientela che, secondo lui, erano fondamentali per potere giudicare gli affidamenti a questo o quel cliente della banca. Migliaia di pagine che non si troverebbero più, e che invano sono state richieste dai legali di Verdini e perfino dai revisori della banca.

 

VERDINI RENZIVERDINI RENZI

Pare che nemmeno i pubblici ministeri li abbiano. Così Verdini ha fatto un appello accorato al tribunale: «Sento parlare di pratiche elettroniche, da cui si trae propri convincimenti...», ha esordito il senatore di Ala e ha aggiunto: «Guardi che non ci sono pratiche elettroniche, ci sono pratiche vere. Sono fascicoli, alti così. Dentro c' è la perizia, le telefonate, gli scambi, gli appunti, il parere, le garanzie, il cliente richiamato, le persone che scrivono... Ogni pratica è alta così, presidente. E contiene la vita, quella vera... Non quella elettronica. Solo vedendo quel fascicolo si capisce ciò che è vero e ciò che non è vero. C' è la storia del cliente, e di colui che l' ha seguito, dell' altro che ha emesso i pareri. Dove sono? Io li ho vissuti, li ho tenuti fra le mani questi fascicoli. Li avevo davanti, quando facevamo le delibere, e ognuno di noi poteva vederli. Sono alti un palmo: c' è la centrale rischi, ci sono i testamenti, c' è tutto».

verdini berlusconiverdini berlusconi

 

«Io questi fascicoli li ho chiesti tantissime volte, e non li ho mai più rivisti. Dove sono andati a finire? Senza quelli non si capisce come stanno le cose. Sono migliaia di pratiche, con esiti diversi. Anche per il pubblico ministero credo sia utile vederli. Credo siano spariti, perché neanche i revisori hanno potuto averli...».

 

 

ZEVI, LA MARCIA PER IL SÌ LO ALLONTANA DA PAOLO GENTILONI

 

Tobia Zevi è un vulcanico giovane del Pd romano nato e cresciuto nella comunità ebraica della capitale. Fedelissimo renziano, ha lanciato la proposta di una lunga marcia per l' Italia da ottobre alla vigilia del voto referendario per spiegare le ragioni del Sì.

 

Camminando zaino in spalla, Zevi è partito da Torino, Ivrea e Biella in Piemonte il 22 ottobre per arrivare il 2 dicembre nel Lazio, con tappe intermedie in tutte e 18 le altre regioni di Italia. Il tour è illustrato nel sito internet lanciato per l' occasione, www.puoidirloforte.it dove un blog racconterà l' esperienza.

tobia zevitobia zevi

 

Camminata faticosa, che terrà lontano il giovane Zevi dal suo ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Già, perché Zevi ha un contratto da 35 mila euro annuali con il ministero ed è inquadrato nella segreteria particolare del ministro con la qualifica di "consigliere del Ministro per i diritti umani e la cooperazione internazionale".

 

Ha lui il compito di gestire i rapporti con le Ong, terzo settore, organismi multilaterali e internazionali e di monitorare "l' implementazione della riforma della cooperazione internazionale", oltre che promuovere "le politiche del governo italiano in tema di diritti umani con particolare riferimento agli organismi internazionali". Per questo mese e mezzo Ong e terzo settore se avranno bisogno di parlare con lui dovranno mettersi lo zaino in spalla e camminare fischiettando il loro "Sì"...

 

 

SLALOM AL MERCATO DI NICHI, EDDY E IL PICCOLO TOBIA

 

VENDOLA BATTESIMO FIGLIOVENDOLA BATTESIMO FIGLIO

Dopo un lungo ritiro con i riflettori accesi solo di tanto in tanto, hanno iniziato la vita di una famiglia come tante altre Vendola, il suo compagno Eddy e il piccolo Tobia Antonio. Così sabato 22 ottobre gli ambulanti della piazza romana di Campo de' Fiori li hanno visti aggirarsi fra i banchi a fare la spesa. Passo marziale del leader di Sel, nascosto dietro un paio di occhialoni a specchio e rinchiuso in un giubbotto di similpelle blu cobalto. A seguire arrancando il compagno Eddy, che portava nel marsupio il bimbo nato a febbraio in una clinica di Sacramento grazie a una maternità surrogata.

 

IL PIÙ POVERO DELLA GIUNTA RAGGI?UNA VERA SORPRESA

 

ADRIANO MELONIADRIANO MELONI

Sorpresa nell' elenco delle dichiarazioni dei redditi della giunta municipale di Roma guidata da Virginia Raggi. Il più povero di tutti - stando alle dichiarazioni - è l' assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro, Adriano Meloni.

 

Nonostante possa vantare un curriculum da imprenditore, avendo fondato e lanciato in Italia il portale di viaggi Expedia.it, Meloni nel suo modello Unico 2016 dichiarava appena 600 euro di reddito complessivo, proveniente dalla sua attività di lavoro autonomo. Ha pagato 120 euro di trattenute e messo pure via un piccolo vantaggio fiscale per gli anni successivi, visto che le detrazioni di imposta che gli spettavano sono ammontate a 1.576 euro, che scalerà proprio dal reddito della sua nuova attività di assessore...

LOGO EXPEDIALOGO EXPEDIA

 

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