banche giorgia meloni matteo salvini giancarlo giorgetti buyback - riacquisto di azioni

ALTRO CHE “PIZZICOTTO”, IL GOVERNO VUOLE SPILLARE UN BEL PO’ DI MILIARDI ALLE BANCHE – ALLA DISPERATA RICERCA DI COPERTURE PER LA FINANZIARIA, IL TESORO PENSA A UNA TASSA SUI “BUYBACK”, I RIACQUISTI DI AZIONI PROPRIE CHE SERVONO AGLI ISTITUTI DI CREDITO PER SPINGERE IL TITOLO IN BORSA E ALZARE I DIVIDENDI – MA I BANCHIERI NON INTENDONO VERSARE UN ALTRO “OBOLO SOVRANISTA” E RICORDANO CHE NEL SETTEMBRE 2024 ERA STATO SIGLATO UN PATTO CON IL GOVERNO...

1. IL GOVERNO PUNTA LE BANCHE E SOGNA L’OBOLO SOVRANISTA

Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”

 

GIANCARLO GIORGETTI AL MEETING DI RIMINI

Il primo a parlare di «pizzicotti» alle banche è stato il ministro Giancarlo Giorgetti, tre giorni fa in collegamento video con il Meeting di Rimini. Ieri ci ha messo del suo anche Matteo Salvini, ospite pure lui dell’evento ciellino, argomentando che «soggetti economici che lo scorso anno hanno guadagnato 46 miliardi di euro, un contributo alla crescita del paese e alle famiglie lo possono dare».

 

[…]  le banche, mai così ricche, facciano la loro parte per il bene della nazione. Questo il tormentone che ci accompagnerà nelle prossime settimane. Proprio come è successo l’anno scorso e anche l’anno prima. Nel 2024 il polverone alzato dal governo sulla tassazione supplementare dei profitti degli istituti di credito alla fine ha partorito il topolino di un rinvio dell’utilizzo come deduzione d’imposta delle Dta (Deferred tax assets).

 

MATTEO SALVINI AL MEETING DI RIMINI - FOTO LAPRESSE

Una misura che si è tradotta in prestito senza interessi di 3,9 miliardi dei gruppi bancari allo Stato, che a partire dal 2027 restituirà quei soldi in più rate annuali sotto forma di minori entrate per l’erario.

 

Questo, in sintesi, era il patto tra governo e banche siglato nell’autunno dopo una lunga trattativa. Adesso invece i partiti della maggioranza, con l’eccezione di Forza Italia, sembrano pronti a riaprire la partita con l’obiettivo di rastrellare una manciata di miliardi utili a far quadrare i conti di una manovra d’autunno che si annuncia, per usare un eufemismo, piuttosto impegnativa.

 

Viste le premesse è comprensibile che i banchieri puntino i piedi e lascino trapelare il loro fastidio (altro eufemismo) di fronte alle ipotesi immaginate a Roma di nuovi “prestiti forzosi”.

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

D’altra parte, mai come negli ultimi mesi il governo ha mostrato i muscoli in campo creditizio. Per esempio, con l’uso del Golden Power che ha di fatto bloccato l’ops di Unicredit al BancoBpm e con il sostegno alla scalata del Monte dei Paschi a Mediobanca. Una svolta dirigista che ha cambiato il corso degli eventi nella grande partita di potere in corso nel mondo finanziario.

 

Si vedrà se l’obiettivo finale dell’esecutivo è davvero quello di creare un terzo polo bancario a trazione sovranista che affianchi i due campioni nazionali, Intesa e Unicredit […]

 

Bilanci alla mano, secondo quanto calcolato dal sindacato Fiba-Cisl, i cinque maggiori gruppi bancari (Intesa, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps) nei primi sei mesi del 2025 hanno realizzato utili per 14,3 miliardi, in aumento del 13,5 per cento rispetto ai 12,6 miliardi del 2024.

 

banche italiane

Con i tassi in fase calante ormai da più di un anno, le prospettive di un ulteriore aumento dei profitti sono destinate a ridursi, anche se finora, come dimostrano le relazioni semestrali appena approvate, i banchieri hanno spinto sull’acceleratore delle commissioni, soprattutto da risparmio gestito, e hanno avuto così buon gioco a tamponare i minori introiti alla voce interessi attivi.

 

Più che probabile, allora, che dai vertici degli istituti di credito si proverà a giocare la carta delle nubi nere all’orizzonte per respingere il pressing del governo. E in quest’ottica di certo fanno comodo i recenti ribassi in Borsa, quando le voci sui nuovi prelievi sommate alla tempesta finanziaria in Francia, per provocare un calo dal 3 al 5 per cento in Borsa per le banche più grandi. Un primo stop dopo mesi e mesi di corsa al rialzo.

 

2. BANCHE, IPOTESI TASSA SUI BUYBACK

Estratto dell’articolo di Luca Carrello per “MF”

 

BUYBACK - RIACQUISTO DI AZIONI

Il «pizzicotto» invocato da Giancarlo Giorgetti al Meeting di Rimini potrebbe fare più male del previsto alle banche italiane. Per finanziare la prossima Finanziaria il governo starebbe studiando anche una tassa sui buyback, i riacquisti di azioni proprie che le aziende - gli istituti di credito in questo caso - fanno sul mercato per alzare il payout a favore dei soci e spingere il titolo in borsa.

 

L’imposta potrebbe aggiungersi al congelamento per un altro anno (il terzo di fila) delle dta, le imposte differite attive convertibili in crediti fiscali: la misura è stata inserita nella scorsa manovra e permetterà al governo di raccogliere circa 4 miliardi tra 2025 e 2026. La reazione in borsa non si è fatta attendere.

 

MATTEO SALVINI AL MEETING DI RIMINI - FOTO LAPRESSE

Ieri le azioni del settore hanno frenato di nuovo a Piazza Affari, un calo iniziato martedì per colpa dell’ennesima crisi politica in Francia ma legato anche allo spauracchio di un nuovo prelievo in arrivo, per alleggerire le tasse sul ceto medio.

 

Mps e Bper hanno pagato più di tutti (-2,7%) in una seduta sofferta inoltre per Intesa Sanpaolo (-2,5%) e Bpm (-2%). Alla fine tutto il Ftse Mib ha pagato dazio (-0,7%), maglia nera in Europa visto il peso degli istituti di credito, che rappresentano il 40% della capitalizzazione del listino.

 

[…]

 

antonio tajani giorgia meloni

Il settore gode ora di ottima salute dopo aver ripulito i bilanci dagli npl e per merito della stretta Bce, che ha gonfiato gli utili. I profitti incassati sono finiti nelle tasche dei soci sotto forma di dividendi e buyback.

 

Ed è proprio questa considerazione che avrebbe spinto il governo a studiare una tassa sui riacquisti di azioni proprie, ipotesi comunque smentita dal Mef e definita «bizzarra» da fonti della maggioranza.

 

La tassa graverebbe sui soci, che agli occhi del Tesoro potrebbero ben sopportarla. Negli ultimi anni gli azionisti hanno beneficiato della rivalutazione dei titoli oltre che dei generosi dividendi delle banche. Il buyback allora sarebbe sacrificabile perché in sostanza rappresenta una cedola aggiuntiva, che gonfia ulteriormente la remunerazione di chi possiede le azioni.

 

PROFITTI DELLE BANCHE ITALIANE - DATAROOM

Vista così, insomma, si tratterebbe di un prelievo da far scontare a chi in questi anni ha particolarmente beneficiato dell’apprezzamento delle banche, ossia gli azionisti, spendibile anche dal punto di vista elettorale prima delle regionali.

 

In questo modo, inoltre, il governo eviterebbe di chiedere un ulteriore contributo al comparto e non ne intaccherebbe coefficienti e patrimonio. Gli istituti di credito rischiano però un contraccolpo in via indiretta perché una tassa sui buyback potrebbe scoraggiare chi vorrà comprare i titoli del settore, frenando le performance a Piazza Affari.

 

Senza contare che le banche si troverebbero costrette a incrementare l’ammontare dei dividendi e degli stessi riacquisti di azioni proprie per stimolare gli investitori e bilanciare il prelievo fiscale.

 

GIANCARLO GIORGETTI AL MEETING DI RIMINI

Ecco perché non è da escludere che il governo decida di offrire una qualche forma di ristoro come nuove garanzie Sace o sui mutui. […]

 

Il governo, se deciderà davvero di procedere, avrà bisogno del sostegno dell’Abi ed è a lavoro per un incontro con con la Confindustria delle banche. Solo allora il quadro diventerà più chiaro e si capirà se l’eventuale imposta sui buyback si aggiungerà o prenderà il posto della misura sulle dta. […]

BUYBACK - RIACQUISTO DI AZIONI

MATTEO SALVINI AL MEETING DI RIMINI - FOTO LAPRESSE

PROFITTI DELLE BANCHE ITALIANE - DATAROOM 7PROFITTI DELLE BANCHE ITALIANE - DATAROOM 8PROFITTI DELLE BANCHE ITALIANE - DATAROOM 1MATTEO SALVINI AL MEETING DI RIMINI - FOTO LAPRESSE

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