POMPETTA ALLA SBARRA: INDAGATO O PARTE LESA, FINISCE COMUNQUE IN TRIBUNALE (AVRA’ I SOLDI MA FA UNA VITA)

Grazia Longo per "La Stampa"

Elegante come al solito, ma con un atteggiamento più dimesso rispetto alla consueta verve Silvio Berlusconi ha ribadito che «no, quei 500 mila euro non mi furono estorti da Tarantini: si trattò di un aiuto ad un amico in difficoltà. Quanto a Lavitola, mai, neppure in forma velata, mi rivolse alcun genere di minacce».

Nelle due ore e un quarto di interrogatorio fronte al procuratore capo della capitale Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Francesco Caporale e il pm Simona Marazza, l'ex premier - ieri pomeriggio in gran segreto negli uffici bunker di Piazza Adriana - ha risposto a tutte le domande, confermando quanto aveva già sottolineato in un memoriale presentato ai magistrati alcuni giorni fa.

La linea è la stessa: Berlusconi ricostruisce la sua versione in merito all'inchiesta sulle escort baresi ricevute a Palazzo Grazioli tra marzo e luglio 2011, negando sia di essere stato vittima di un ricatto, sia di essere stato egli stesso colpevole di un reato nei confronti di Tarantini - tramite Lavitola - per indurlo a tacere sul giro delle escort pugliesi.

Sembra paradossale ma tant'è: a Roma Berlusconi è parte lesa (e come tale è stato sentito ieri pomeriggio), mentre a Bari è indagato perché, in concorso con Lavitola, avrebbe convinto Tarantini, a suon di bigliettoni, a mentire ai magistrati per evitare rivelazioni compromettenti sulle serate allegre con Patrizia D'Addario & colleghe. Per la suddivisione delle competenze, insomma, se nel capoluogo pugliese l'ex presidente del Consiglio è un presunto colpevole, a Roma è il bersaglio di una presunta estorsione.

E lui, accompagnato dagli avvocati Nicolò Ghedini e Piero Longo, con i magistrati romani ha ricondotto il versamento del mezzo milione di euro a una storia «di aiuto ad una famiglia in difficoltà».

Le indagini vertono su una presunta elargizione di 500 mila euro che tramite Valter Lavitola era stata fornita a Tarantini, l'imprenditore barese che forniva escort per le feste dell'allora presidente del Consiglio, sperando di ottenerne in cambio i favori. A Lavitola, direttore-editore dell'Avanti in stretto contatto con Berlusconi, si contesta invece di aver trattenuto parte dei 500 mila euro che Berlusconi aveva destinato a Tarantini.

Non a caso nel fascicolo della Procura di Roma sono indagati per estorsione, oltre a Tarantini, anche la moglie di quest'ultimo, Angela Devenuto, due collaboratori dell'imprenditore e lo stesso Valter Lavitola. Ma ieri pomeriggio il presidente del Pdl ha ripetuto che quel denaro altro non era che un finanziamento concesso a Tarantini per permettergli l'avvio di un'attività economica. Tesi peraltro sostenuta dallo stesso Tarantini.

L'interrogatorio di ieri pomeriggio è la conclusione di un lungo tira e molla, giustificato con gli impegni politici di Berlusconi. E già se ne annuncia un altro, perché è stato convocato dalla procura di Bari. Ma l'avvocato Ghedini è fiducioso: «Sono sicuro che lì il fascicolo verrà archiviato: Berlusconi non ha mai fatto alcuna pressione a mentire».

 

BERLUSCONI IN TRIBUNALESILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE A MILANO BERLUSCONI PRENDE UN CAFFE' IN TRIBUNALEBerlusconi all'uscita del tribunalePATRIZIA D'ADDARIOGIANPIERO TARANTINIBERLU RUBY E LAVITOLA ghedini_longo

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