“SE GLI STATI UNITI ATTACCANO UN ALTRO PAESE NATO, TUTTO FINISCE, COMPRESA L’ALLEANZA ATLANTICA” – LA PREMIER DANESE, METTE FREDERIKSEN, AVVERTE GLI ALTRI LEADER EUROPEI: “TRUMP FA SUL SERIO CON LA GROENLANDIA”, TERRITORIO SEMI-AUTONOMO CHE FA ANCORA PARTE DELLA CORONA DI COPENAGHEN – DOPO L’ATTACCO AL VENEZUELA, DALLA CASA BIANCA SONO AUMENTATE LE MINACCE VERSO L’ISOLA, CRUCIALE PER IL CONTROLLO DELLE ROTTE ARTICHE E PER LE SUE ENORMI RISORSE MINERARIE...
Estratto dell’articolo di Antonello Guerrera per “la Repubblica”
Non c'è del marcio in Danimarca, bensì nelle «pressioni inaccettabili di Donald Trump sulla Groenlandia», come le bolla la premier di Copenaghen, Mette Frederiksen. La leader danese è una furia: le continue mire e minacce del presidente americano verso l'isola sono «un attacco irragionevole alla comunità internazionale: se gli Stati Uniti scelgono di attaccare un altro Paese Nato, allora tutto finisce. Compresa l'Alleanza Atlantica e la sicurezza garantita dalla fine della Seconda guerra mondiale».
È un grido di allarme ma anche di aiuto, quello di Frederiksen, verso gli Alleati europei. Per evitare un catastrofico, nuovo disordine globale.
KATIE MILLER E LA FOTO DELLA GROENLANDIA CON LA BANDIERA STATUNITENSE
Perché, come già dimostrato in Venezuela, Trump «fa sul serio», avverte Frederiksen, e insiste con le sue intimidazioni: «La Groenlandia non difende adeguatamente il suo territorio, mentre noi ne abbiamo bisogno poiché cruciale per la nostra difesa. Navi russe e cinesi intorno fanno quello che vogliono. Ai danesi diciamo da tempo di cambiare atteggiamento, ma l'unica cosa che hanno fatto sinora è comprare una slitta da neve...».
Dunque i leader europei giungono in soccorso. [...] Persino Keir Starmer: il premier britannico è sempre straordinariamente cauto nel non irritare Trump, tanto più in queste settimane delicatissime di un possibile accordo sull'Ucraina e difatti gli inglesi preferirebbero tenere fuori il capitolo Groenlandia dal vertice dei Volenterosi oggi a Parigi, alla presenza di Witkoff e Kushner.
Ma stavolta persino Starmer è un macigno: «La Groenlandia e la Danimarca devono decidere, nessun altro. Sono al fianco di Mette Frederiksen: ha ragione sul futuro della Groenlandia». Inoltre, la Danimarca fa parte della Joint Expeditionary Force, alleanza militare nordica a guida britannica. Londra non poteva rimanere in silenzio e abbandonare un alleato così importante.
Sulla stessa linea Francia, Germania e Spagna. «La Groenlandia non è né da prendere né da vendere. È un territorio europeo», nota il ministro degli Esteri transalpino, Jean-Noel Barrot. Il premier spagnolo Sánchez: «Il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale è un principio non negoziabile. Saremo sempre al fianco di Copenaghen». Il capo della diplomazia tedesca Johann Wadephul: «La Groenlandia fa parte della Nato come la Danimarca. Siamo disposti a discutere con gli Stati Uniti su come rafforzare la sicurezza dell'isola nell'ambito dell'Alleanza Atlantica». Mentre un portavoce dell'Unione Europea: «Continueremo a difendere il principio della sovranità nazionale, a maggior ragione per un membro Ue».
LA GROENLANDIA AL CENTRO DELLA ROTTA ARTICA
«Adesso basta», sbotta il leader groenlandese Jens-Frederik Nielsen contro Trump: «Finiamola con queste fantasie, con queste insinuazioni. Siamo disposti a discutere ma tutto deve avvenire nel rispetto delle norme internazionali. Questa retorica minacciosa non dovrebbe avvenire tra Paesi amici. La Groenlandia è la nostra casa e tale rimarrà». L'isola più grande del mondo è territorio semi-autonomo da circa 60mila abitanti ma ancora parte della Corona di Danimarca.
Durante il Secondo conflitto mondiale, la Groenlandia fu salvata dal dominio nazista paradossalmente proprio dagli americani, che poi la riconsegnarono a Copenaghen alla fine delle ostilità.
Oggi, [...] è un territorio vitale dal punto di vista geopolitico e strategico, per il controllo delle rotte artiche, per le postazioni americane di sistemi di missili balistici, ma anche per lo sfruttamento di terre rare che alleggerirebbe la dipendenza di Washington dalla Cina.
Ieri sera il Dipartimento di Stato americano ha postato un altro messaggio inquietante: «Questo emisfero è nostro», con l'ultima parola ("our") in rosso. [...] Aaja Chemnitz, deputata groenlandese al parlamento danese, non ha dubbi: «Prepariamoci al peggio».
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