benoit hamon manuel valls

E ANCHE LE PRIMARIE DEI SOCIALISTI FRANCESI SONO UN ‘VAFFA’ ALL’ESTABLISHMENT: IL PREMIER VALLS PRENDE SOLO IL 31% E VA AL BALLOTTAGGIO CONTRO IL DURO, PURO E ‘DE SINISTRA’ BENOIT HAMON (36%), SOSTENUTO ANCHE DAL TERZO CLASSIFICATO MONTEBOURG. IL 54% DEGLI ELETTORI SOCIALISTI BOCCIA HOLLANDE - BASSA AFFLUENZA: 1,6 MILIONI CONTRO I 2,7 DEL 2011. E CONTRO I 4,2 MLN DEL CENTRODESTRA POCHE SETTIMANE FA

Francesco Maselli nella sua newsletter sulla politica francese, disponibile su https://francescomaselli.net/

 

Dunque: ieri i socialisti hanno votato al primo turno delle primarie per scegliere il loro candidato alle presidenziali.

Cos’è successo?

 

valls montebourg hamonvalls montebourg hamon

I due qualificati al secondo turno sono Benoît Hamon e Manuel Valls. Alcuni giornali italiani hanno scritto di “risultato a sorpresa” ma, come analizzato nella newsletter di sabato e nelle settimane precedenti, un secondo turno del genere era piuttosto probabile. Il fatto che questo risultato fosse impossibile da pronosticare solo a dicembre conferma un dato forse banale, di cui va tenuto conto quando si criticano i sondaggi e i giornalisti incapaci di raccontare quello che sta succedendo: le campagne elettorali spostano voti. È stato così per François Fillon alle primarie dei repubblicani, sarà così anche per le elezioni di maggio.

primarie francesi 1primarie francesi 1

 

 

Come vedete Benoît Hamon è in testa con il 36% dei consensi, mentre Valls si è fermato al 31%. Lo scarto non è molto largo, ma Arnaud Montebourg, arrivato terzo, ha dichiarato che voterà per Hamon, vista la vicinanza dei loro progetti e le tante battaglie comuni condotte in passato. Dopotutto i due fondarono una corrente per rinnovare il partito (il nuovo PS) e insieme lasciarono il Governo per contrasti con il primo ministro Valls nel 2014, meritandosi l’appellativo di “frondisti” per quasi tutta la presidenza Hollande.

 

 

1-La partecipazione

 

Una delle incognite più importanti riguardava il numero dei votanti. Sabato avevamo spiegato che la soglia minima per considerare la partecipazione “onorevole” era due milioni di votanti. Non abbiamo ancora dati certi (e infatti ci sono già le prime polemiche) ma sul 90% dei seggi scrutinati la cifra è piuttosto bassa: al momento si contano 1,56 milioni di persone, e dall’organizzazione spiegano che probabilmente la cifra totale sarà di 1,65 milioni. Se è forse esagerato parlare di “catastrofe”, l’affluenza è di certo deludente: senza azzardare un impietoso paragone con le primarie della destra, a cui hanno partecipato 4,2 milioni di elettori, nel 2011 alle primarie socialiste votarono in 2,7 milioni al primo turno. Più di un milione di differenza.

 

primarie francesi 2primarie francesi 2

Questo, oltre al problema politico evidente di un candidato che non potrà sfruttare una vera e propria dinamica, vista la poca legittimazione popolare, è una pessima notizia per le casse del partito. I socialisti con una partecipazione del genere riusciranno a stento a finanziare il voto di ieri, mentre come abbiamo visto i repubblicani non solo hanno coperto le spese, ma addirittura finanziato l’intera campagna per le presidenziali.

 

 

Come potete notare, Hamon ha preso poco più della metà dei voti di Sarkozy in novembre

 

2-Per cosa hanno votato gli elettori socialisti?

 

benoit hamonbenoit hamon

Questa la domanda chiave delle primarie di ieri, due le risposte possibili. La prima: mobilitarsi per il candidato con più possibilità di arrivare al secondo turno delle elezioni presidenziali, scegliendo il profilo più vicino alla figura di uomo di Stato, Manuel Valls. La seconda: scegliere il candidato capace di rappresentare al meglio i valori di sinistra e dare un forte segnale di discontinuità con la politica della presidenza Hollande, votando per Benoît Hamon o Arnaud Montebourg. Sommando i voti dei due candidati della sinistra PS arriviamo al 54%: un messaggio piuttosto chiaro.

 

D’altronde un sondaggio condotto dall’istituto Elabe sulle motivazioni degli elettori lascia pochi dubbi rispetto a questa interpretazione.

 

 

benoit  hamonbenoit hamon

Un voto del genere, accompagnato da motivazioni così nette, significa che la svolta liberale di Hollande, messa in opera da Jean-Marc Ayrault (primo ministro dal 2012 al 2014) e Manuel Valls (primo ministro dal 2014 sino a dicembre scorso), è stata sonoramente bocciata dagli elettori socialisti. Con ogni probabilità chi è andato a votare ieri non vedeva l’ora di esprimere il proprio dissenso rispetto ad una presidenza giudicata deludente e molto lontana dalle roboanti promesse della campagna elettorale. Per capirci François Hollande iniziò la sua corsa all’Eliseo con un discorso quasi di sinistra radicale, dichiarando che l’avversario della sua presidenza sarebbe stato “il mondo della finanza”. Cinque anni dopo, di quel discorso non è rimasto nulla.

 

 

La “révolte” rispetto alla politica di Hollande e Valls è d’altronde la chiave di lettura fornita da Arnaud Montebourg, che sosterrà Hamon al secondo turno per chiudere definitivamente con l’esperienza rappresentata da Valls e Hollande. Chi ha votato domenica, ha detto commentando i risultati, ha condannato questi cinque anni di governo, rifiutando di apportare il proprio sostegno a coloro che hanno messo in opera le politiche “di austerità e di deriva liberale”.

 

primarie francesi 3primarie francesi 3

Al di là dei toni da tribuno per cui è famoso Montebourg, possiamo dire che l’analisi è sostanzialmente corretta. Aggiungerei che la forte polarizzazione prodotta da queste primarie ha come conseguenza un forte rigetto della famosa “sintesi” tra le due anime dei socialisti immaginata da Mitterrand nel 1971, portata avanti da Lionel Jospin negli anni ’90 e raccolta da Hollande nel 2011, quando l’allora segretario del partito vinse le primarie proprio con questa piattaforma.

 

Ora ci troviamo di fronte a due progetti di società completamente diversi: entrambi i candidati hanno fatto i complimenti all’avversario auspicando un dibattito di alto livello tra due visioni “della società” opposte. “Della società” non “della sinistra”. I candidati avevano accuratamente evitato di assumere le profondissime divisioni politiche che fratturano il Partito Socialista, gli elettori li hanno costretti a farsene carico.

 

 

3-I meriti di Hamon

 

Se Hamon dovesse vincere domenica prossima, com’è probabile, sarà un candidato alle presidenziali abbastanza debole. Di questo parleremo, nel caso, lunedì prossimo. Per ora, è utile capire perché la sua proposta ha convinto la maggioranza relativa dell’elettorato socialista.

 

manuel valls francois hollande manuel valls francois hollande

Nelle ultime settimane abbiamo raccontato come il profilo dell’ex ministro dell’istruzione stesse acquisendo solidità, per una serie di ragioni. (Se volete approfondire potete leggere le puntate dall’8 gennaio in poi, quando abbiamo cominciato a osservare la dinamica favorevole di Hamon)

 

È stato molto bravo a marcare una differenza con Arnaud Montebourg, l’altro candidato della sinistra PS che sino a dicembre doveva essere lo sfidante principale prima di Hollande, quando sembrava certa la sua candidatura, e poi di Valls. Mentre Montebourg ha presentato un programma di sinistra classica, individuando – semplifico – in grandi investimenti pubblici la chiave per far ripartire l’occupazione, Hamon ha avuto il coraggio di proporre un’alternativa reale e molto forte: il reddito universale.

 

La sua diagnosi è che l’economia digitale distruggerà più posti di lavoro di quanti ne creerà anche sul lungo periodo, va quindi totalmente ripensato il welfare, senza temere di ammettere che l’idea del lavoro al centro della vita degli esseri umani potrebbe diventare un concetto superato. Questa proposta, costosissima e stando così le cose inapplicabile senza un innalzamento deciso della tassazione, ha avuto due meriti.

ARNAUD MONTEBOURGARNAUD MONTEBOURG

 

Il primo, come visto, è stato identificare il candidato con un messaggio nuovo, facile da comunicare, quasi rivoluzionario – per quanto la sinistra francese abbia un rapporto particolare con il lavoro, e di questo parleremo senz’altro sabato, alla vigilia del voto. Il secondo è stato dare una speranza e un’utopia a un popolo che stentava a riconoscersi nel partito che ha governato la Francia negli ultimi cinque anni.

 

Avevo sottolineato come il successo delle primarie è in genere determinato dall’entusiasmo, dalla capacità che ha questo strumento di accelerare un processo di cambiamento politico già in atto. Se è vero che ciò non si può dire per questa consultazione in sé, visti i problemi ampiamente affrontati nelle scorse settimane, certamente la candidatura e la vittoria di Hamon un minimo di entusiasmo l’hanno suscitato. Ieri sera, dopo la vittoria, il suo comitato elettorale è stato trasformato in una discoteca: sembrava di essere ad una festa organizzata dai Socialisti Gaudenti più che al quartier generale di un partito.

primarie francesi 4primarie francesi 4

 

Benoît Hamon ha poi capito perfettamente per cosa sarebbero andati a votare gli elettori: non per un eventuale presidente della repubblica, ma per un personaggio in grado di difendere i valori di sinistra. Non ha mai cercato di assumere posizioni a lui poco congeniali, è stato autentico e coerente con le sue proposte e con la sua storia. Avere un profilo poco presidenziale era un suo limite, ma alla fine questo non ha contato.

 

 

Come vedete, le qualità necessarie per essere presidente non sono nemmeno citate

 

4-Valls può ancora vincere?

 

La posizione di Manuel Valls è molto difficile. Lo è numericamente, perché come visto, stando così le cose, la linea antigovernativa Hamon-Montebourg è maggioritaria. Ma ci sono almeno tre motivi politici per cui la strada verso una sua rimonta è piuttosto impervia.

 

Il primo sta nella dinamica: dalla sua entrata in campagna Manuel Valls ha costantemente perso consensi. Abbiamo assistito e raccontato l’erosione del consenso dell’ex primo ministro che si faceva più forte dopo ogni dibattito e dopo ogni comizio contestato, interrotto o poco partecipato. Recuperare uno svantaggio partendo da sfavorito è molto più semplice che partire da favorito e vedere il proprio consenso sgretolarsi passo dopo passo.

 

primarie francesi 5primarie francesi 5

Il secondo è rappresentato dalle sue posizioni storiche. L’abbiamo ripetuto più volte, Manuel Valls è un esponente dell’ala destra del Partito Socialista, è tendenzialmente liberale in economia e molto duro sulle questioni di immigrazione, sicurezza e laicità. Alle ultime primarie, quelle del 2011, la sua candidatura raccolse solo il 5,6% dei consensi.

 

Dovendo per forza di cose porsi come candidato in grado di unire tutto il partito, ha dovuto assumere una postura a lui poco congeniale: gli estimatori di Valls hanno sempre apprezzato la sua capacità di prendere posizioni eterodosse (schierarsi contro le 35 ore lavorative settimanali), radicali (proporre e difendere a spada tratta il progetto sulla déchéance de nationalité, cioè la possibilità di privare della cittadinanza francese i condannati per terrorismo) decisioniste (utilizzare l’articolo 49.3 della Costituzione, l’equivalente della nostra questione di fiducia, per approvare delle riforme anche senza il consenso della minoranza del suo partito).

 

Appena entrato in campagna Valls ha invece rinnegato tutte queste posizioni (tranne quella sulla déchéance de nationalité), dichiarando più volte di essere cambiato. Poi, resosi conto che la strategia non pagava, ha ricominciato a “fare il Valls”, probabilmente peggiorando la situazione.

 

Arnaud Montebourg Arnaud Montebourg

L’ultimo motivo è che la campagna elettorale è stata condizionata, con grande merito, dal suo avversario principale, bravissimo a dettare l’agenda su temi e proposte a lui poco congeniali. Specularmente si può notare una sostanziale indifferenza degli elettori rispetto ai temi dove Valls è più credibile e suo agio: la sicurezza, l’Europa, la gestione del fenomeno migratorio. Questo grafico, sempre dal sondaggio Elabe citato prima, è piuttosto eloquente.

 

 

Per recuperare Valls ha solo una speranza: attirare molte persone che non sono andate a votare ieri, puntando sul suo profilo presidenziale e sulla sua (presunta) capacità di ottenere un miglior risultato alle elezioni di aprile. Il suo messaggio sarà piuttosto chiaro: domenica prossima i socialisti sceglieranno, definitivamente, tra la sinistra di governo e “la sinistra dalle proposte irrealizzabili”. Il problema è che, a corpo elettorale immutato, gli elettori hanno già scelto per la seconda sinistra.

 

Abbiamo analizzato più volte il fenomeno di Emmanuel Macron in questi mesi. Tra le varie ragioni del suo successo c’era quella della mancanza di un candidato del Partito Socialista. Fino ad oggi il leader di En Marche! ha avuto gioco facile a occupare lo spazio politico che va dalla destra del partito socialista ai repubblicani. Per tutta l’ultima parte del 2016 i socialisti sono rimasti sospesi aspettando l’annuncio di François Hollande, che alla fine ha deciso di non ripresentarsi; poi si sono gettati in una campagna per le primarie frenetica e poco chiara dal punto di vista politico (ancora, per cosa avrebbero votato gli elettori? Ce lo siamo chiesti per settimane).

primarie francesi 6primarie francesi 6

 

È chiaro che dal risultato di ieri Emmanuel Macron esce piuttosto rafforzato. Innanzitutto per la partecipazione: con poco più di 1,5 milioni di elettori queste primarie non consegneranno alcuna dinamica favorevole al vincitore, chiunque egli sia. Avere alla sua sinistra un candidato legittimato da una forte investitura popolare avrebbe rappresentato un problema; dopotutto Macron si è candidato da indipendente alla testa di un movimento nato pochi mesi fa, e non può rivendicare alcun “popolo” in grado di mobilitarsi concretamente per sostenerlo.

 

In secondo luogo, dal punto di vista politico un candidato come Hamon è l’ideale: le loro due proposte sono incompatibili, la visione liberale-libertaria della società e la sensibilità per il mondo delle imprese e dell’economia digitale rappresentata da Macron è lontanissima da quella del favorito alle primarie del PS. Un candidato come Valls, magari distante su alcuni temi (lotta al terrorismo, laicità) ma molto simile su economia e lavoro, sarebbe stato più competitivo nei suoi confronti, e avrebbe suscitato una domanda spontanea: “se non siete poi così lontani, perché non riuscite a mettervi d’accordo”?

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO